SEGA RALLY
2006 Limited Edition Quando, verso
Settembre dell'anno scorso, Sega annunciò di non avere abbandonato lo sviluppo di Sega
Rally 2006 - rimasto nell'ombra per diversi mesi - non sapevamo davvero se gioire o
impiccarci. Apparso mediocre già dalle primissime immagini diffuse per il web, il
"seguito" di Sega Rally 2 era rimasto ai margini della mangiatoia Sega,
che lo aveva preventivamente "ridimensionato" espellendolo dal quel mercato
arcade che, visto il nome, gli competeva di diritto. Sega Rally 2006 è
probabilmente il più osceno gioco corsistico mai realizzato. Senza esagerazioni. Senza
rimpianti. Perchè siamo certi che Sega si sia avveduta di quanto stesse venendo fuori in
fase di sviluppo, ma anzichè decidere per la cancellazione del progetto ha realizzato che
fosse il caso infangare il nome di un autentico mito. Lo avete voluto? Adesso tenetevelo.
Ma si sappia anche che questa edizione nipponica del titolo merita l'acquisto, visto che
hanno avuto il buon senso di allegarvi l'arcade perfect del primo Sega Rally in un
CD separato (abbiamo modo di parlarne approfonditamente a fondo pagina), apparso
originariamente nel 1995.
Storicamente la saga di Sega Rally si autoconcepisce arcade
anche nel modello di guida, che è un riuscito ibrido tra immediatezza dei controlli e
complessità delle traiettorie performabili. Questo vale per i due primi episodi,
naturalmente. Se vogliamo, in questa ultima incarnazione lo strascico comportamentale del
mezzo resta in qualche modo latente, ma è la unica prova di appartenenza al passato
prodotta dai programmatori Sega. Questo, signori, è un titolo lacunoso su tutti i fronti.
Lacunoso dal punto di vista strutturale. Lacunoso sotto il profilo del del divertimento
puro. Lacunoso sul fronte della realizzazione tecnica. E se è vero che si potrà optare
per un campionato a punti, sulla via di un discernimento comunque necessario alla
longevità globale, è costernante rilevare la assoluta univalenza del sistema di guida,
che resta lo stesso dell'Arcade Mode anche quando si intraprenda la modalità campionato.
La possibilità di personalizzare la meccanica delle autovetture licenziate si rilvela
altresì inutile: appena percettibili e ininfluenti sul carico prestazionale, le
modificazioni tendono unicamente a fornire uno sterile esercizio di assestamento delle
risorse di guida. Giunti alla linea di partenza, e quindi alla gara vera e propria, ci si
avvede della enorme superficialità profusa da Sega nel disegno dei tracciati, cortissimi
e privi di qualsiasi spunto di originalità, e nel sistema di sterzata, mai così
elementare da che esistono i videogiochi di Rally.
La passione che trapelava dalle opere di Am2, quella le cui
essenze corsistiche si insinuavano nel carburante della Lancia Delta Integrale per
propagarsi alle sgommate, al derapage scientifico, alla ricerca del tempo
perfetto, è adesso semplificata per adagiarsi su di una irritante indolenza. Non vi è
passione in Sega Rally 2006. La brevità delle piste, che finiscono i un niente, e la
conseguente frammentazione della esperienza di guida, già mortificata da una irritante
semplicità di fondo, concedono al giocatore giusto qualche balzo tra gli occasionali
dossi degli sterrati, e qualche scenario abbastanza ispirato. Ma sono attimi fuggenti
percepibili a forza in un constesto scenografico sacrificato da un motore tridimensionale
francamente osceno. Con questo terzo Sega Rally siamo improvvisamente tornati ai primi
esperimenti di gioco corsistico tridimensionale apparsi su PC verso la fine del '95. Per
intenderci, il bad clipping di Daytona USA versione Saturn è cento,
anzi mille volte meglio di quello presente e persistente in ogni singola curva e
rettilineo di ogni singolo tracciato di Sega Rally 2006. Vedremo enormi pezzi di fondale
apparire dal nulla, intere strisce di alberi materializzarsi in un bordo pista affatto
dettagliato, scarno e texturato con la colla. La precarietà della grafica sconfina nel
grottesco: oltre ai problemi summenzionati, il frame rate va a singhiozzi,
entrando in crisi già con due macchine visualizzate di fianco. Un disastro. Non basta il
discreto dettaglio degli automezzi (per altro pochissimi) a salvare la baracca per nudisti
messa in piedi da Sega. Una Sega irriconoscibile, che su Playstation 2 ha quasi sempre
offerto prodotti mediocri (se si eccettua il solo Virtua Fighter 4) e che
continua a sopravvivere grazie ai suoi eccellenti coin op. Un gioco assolutamente pessimo,
alla fine, che viene salvato in extremis per meriti non suoi....
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