FORBIDDEN
SIREN Keiichiro Toyama può essere
considerato il nuovo master of horror videoludico. Dopo avere
concepito uno dei titoli più significativi per Psx, Silent Hill, il talentuoso
game designer riprova a lasciare il segno con Siren,
esasperandone la componente survival e rivoluzionandone l'impianto ludico. Dopo aver
impersonato personaggi carismatici dal look cool, Siren rovescia ogni
nostra certezza, mettendoci al comando di 10 personaggi diversi e dalle identità più
disparate: dal professore universitario alla maestrina d'asilo, dal teenager al cacciatore
anziano. Ciò rende di fatto difficile immedesimarsi nel nostro alter-ego, ma l'abbondanza
di punti di vista disponibili rende l'esperienza quantomeno variegata. Tramite una
intricata strutturazione dei livelli diacronica, la trama di Siren si snoda attorno a un
canovaccio abbastanza classico: un gruppo di persone si ritrova di punto in bianco, senza
ragione alcuna, nel paese di Hanuda, scomparso in un terremoto anni prima, popolato da
strane creature dalle fattezze umane ma dal comportamento demoniaco, gli shibito.
La trama essenziale è uno dei punti di forza del gioco,
laddove non ci è dato sapere niente fino al traumatico epilogo finale, dove starà a noi
ricostruire il filo degli eventi. Per decifrare il puzzle, la Sony ha svolto
un'interessante manovra pubblicitaria: prima della release del gioco sono stati aperti
diversi siti internet, localizzati per ogni regione, dove dei fantomatici reporter e
ricercatori elaboravano le loro teorie riguardo il mistero di Hanuda. Una campagna senza
dubbio coraggiosa, sopratutto di questi tempi. L'insolita struttura di gioco prevede che,
per il superamento completo del livello, questo venga affrontato due volte, una per ogni
obiettivo, il secondo dei quali sbloccabile dopo aver terminato il primo. Sarà
fondamentale inoltre compiere determinate azioni volte allo bloccaggio di trigger che
permetteranno agli altri personaggi di proseguire nell'avventura. Dotato di una grafica scarna ma visivamente shockante, a tratti fotorealistica, Siren vanta alcuni degli scenari più inquietanti mai apparsi in un videogioco. Prendiamo una qualsiasi cittadina di periferia, l'ambiente più inoffensivo che possa venirci in mente. Trasliamolo in una atmosfera tenebrosa da incubo, dove l'acqua diventa sangue e non ci è concesso di vedere la luce del sole. Il risultato, grazie anche all'ausilio di una devastante colonna sonora, è terrore misto a un senso di malinconia che pervade l'intero gioco. Siren si maschera da storia dell'orrore per parlare di una tragedia che affonda nei tempi più antichi, proprio come le leggende giapponesi. Le innovazioni non si fermano all'aspetto narrativo ma incidono anche nel gameplay. L'introduzione più significativa sotto quest'ottica è l'utilizzo del Sightjack. Gli sventurati protagonisti verrano dotati della facoltà di poter vedere attraverso gli occhi delle persone circostanti, shibito o sopravissuti che siano. Questo introduce una efficace componente stealth, tramite la quale potremo pattugliare un'area affidandoci allo sguardo altrui, studiandoci accuratamente il nostro percorso ed evitando di fatto eventuali attacchi nemici. Fondamentale, poichè utilizzare un'arma sarà privilegio per pochi. E' suggestivo inoltre poter vivere il punto di vista del nemico, seguire i suoi spostamenti, le sue abitudini, le sue voci: alcuni shibito ridono come isterici, altri pregano litanie incomprensibili (tra le quali spicca però un terrificante "spirito santo"). Degno di menzione infatti è il gran lavoro di localizzazione completa in italiano, con tanto di dialoghi ridoppiati, forse in modo poco sentito, ma sicuramente in maniera dignitosa. Il gioco è stato bocciato da pubblico e gran parte della critica, tacciato di eccessiva pesantezza e relegato alla categoria dei giochi di nicchia. L'eccessiva difficoltà e macchinosità (in un primo momento) del gameplay ha reso Siren troppo ostico per il grande pubblico. Non tutti sono disposti a chiudere un occhio sul gameplay macchinoso. La massa preferisce l'immediatezza, preferisce forse una storia meno complessa e giudica troppo complesso un titolo poichè incapace di affrontare la "sfida" che esso rappresenta. Tutto sommato forse è meglio così. Dà più soddisfazione sentirsi parte di una elite, colei che ha vissuto l'esperienza horror più estrema e la storia più contorta che mente umana potesse concepire.
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PRO |
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Gameplay innovativo |
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Colonna sonora da incubo |
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Sceneggiatura da applausi |
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CONTRO |
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Difficilissimo e frustrante |
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Grafica scarna |
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Controlli legnosi |