SOUL
CALIBUR III Ancora rammentiamo l'incredibile The Edge Of Soul, videoclip
introduttiva di quel Soul Edge che ha dato inizio alla leggenda. Ancora rammentiamo lo stage
veneziano che ospitava Siegfried in Soul Calibur,
magnifico sequel. Ancora rammentiamo il mulino a vento di Soul Calibur II, multiconvertito terzo
episodio della saga che investiva Link quale personaggio extra della edizione Gamecube. E
allora ci chiediamo: ma Soul Calibur III per cosa verrà ricordato? Per
le navi in fiamme, pensiamo noi, per i cieli violacei, per Tira, Setsuka
e Zasalamel, e per la pavimentazione che va in pezzi. L'ultimo
episodio a 128 bit della più importante saga a picchiaduro di Namco è evoluzione tecnica
estrema, e arriva a un tale livello di sfruttamento dell'hardware di Playstation 2 che
più in là di così ne vedremmo l'involucro in plastica cominciare a liquefarsi.
Purtroppo lo stile, seguendo le ultime tendenze culturali dettate da Peter Jackson,
abbandona il crudo medioevo dei primi capitoli avvicinandosi sempre di più al fantasy
di contaminazione, ma non è una colpa eccessiva nello splendore aulico dei combattimenti.
Si è parlato molto, durante lo sviluppo del titolo, della modalità Chronicles of the Sword. Stando a Namco e anche alle immagini di preview sarebbe stato possibile, con tale formula, personalizzare a piacimento qualsiasi lottatore e anche crearne di assolutamente nuovi attraverso un completo editor caratteriale. Applausi. In questo modo Namco è riuscita ad assicurare, a Soul Calibur III, una longevità ben più consistente dei precedenti episodi dato che la "Chronicles" costituisce un vero e proprio sottogioco su basi strategiche; alla testa di un vasto esercito come in uno pseudo-Dynasty Warriors dovremo decidere in che modo affrontare le battaglie, e le strategie di collocazione delle truppe. Peccato che tutto ciò non c'entri molto con un picchiaduro, ma apprezziamo il gesto. Non mancano le modalità "classiche" quali l'arcade e un revisionato story mode a bivi, che in qualche modo rispolvera la forumula dei finali interattivi di Soul Edge applicando, alla fine di ogni combattimento, la possibilità di decidere la direzione del duello successivo. Difatti comparirà, in alto a destra e solo per un istante, la combinazione di tasti necessaria a fare evolvere la storia, che se centrata sortirà azioni di attacco o difesa in base alle situazioni che verranno a crearsi. E non vi sveliamo altro. Ma per chi scrive non sono tanto le modalità aggiuntive a decretare le sorti di un beat'em up, quanto la sua struttura in game e la varietà (e qualità) del parco mosse eseguibili. E in questo Soul Calibur III offre il meglio.... Come previsto non vi sono stati stravolgimenti nella formula di gioco decretata con il primo Soul Calibur. Ergo, otto direzioni perpetue, in avanti e a ritroso, nella continuità della rotazione del pad per aggirare comodamente l'avversario, prenderlo di fianco, alle spalle, soggiogarlo fingendo un fendente (Mitsurugi docet...) e facendogli tanto male nella performazione sequenziale di fendenti orizzontali e verticali. I nuovi personaggi sono fantastici: Zasalamel con la sua falce arriva ovunque, producendo una potenza di colpi non inferiore a quella di Astaroth. Setsuka è forse uno dei personaggi femminili più eleganti che la saga ha ad oggi partorito; la vedremo muoversi con sinuosa bellezza e affondare colpi tanto efficaci quanto deliziosi. E infine Tira, provocante guerriera dalla lama circolare, si mette in luce grazie alla sua incredibile velocità di esecuzione combo. Personaggi inediti a parte, gli scontri hanno beneficiato di una ulteriore intensificazione di ritmo, e il solo assistervi offre uno spettacolo coreografico di valore artistico. Quelli di Soul Calibur III non sono dei meri combattimenti, bensì dei balletti ora circensi, ora classici, ora post-moderni che non fanno assurgere la violenza nell'atto della sua cruda ostilità, lasciando che la stessa trovi culminazione in una meravigliosa chansone d'arme fatta di gestualità sensuali, di riverberi luminosi, di paesaggi infiniti, di lame che stridono e canti ancestrali. Grafica e sonoro non si possono descrivere tanto sono belli, e comunque immaginateveli pensando a Soul Calibur II con un ulteriore miglioramento nel dettaglio delle tessiture e un sensibile incremento nel numero di poligoni utilizzato per i lottatori, nonchè in una revisione lirica della sua sontuosa colonna sonora. Conferiremo un voto superiore al 90 a Soul Calibur III, perchè non vediamo come avrebbe potuto essere migliore. Brava a Namco, per la quarta volta, e arrivederci su Playstation 3....
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PRO |
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Graficamente allarmante |
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Sistema di controllo impeccabile |
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Moltissime modalità di gioco |
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CONTRO |
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Nulla di rilevante da segnalare |
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