STILL LIFE

beachcover2.JPG (14507 bytes)Siamo perfettamente consci del fatto che Microids non è e non sarà mai Lucas. Il cuore in pace ce lo siamo già messi dopo Syberia, che pur con i suoi spunti interessanti aveva lasciato parecchie perplessità lungo il cammino. Ma noi siamo qui per parlare di un’avventura ben più caratteristica, dalle tinte forti e dalle ambientazioni sicuramente meno frivole delle fabbriche di giocattoli a molla. Still Life, di fatto, è questo: non adatto agli amanti delle fiabe della buonanotte, propone una narrazione incentrata sul sospetto e sull’attesa di qualche elemento che possa chiarire la trama. Nei panni dark dell’agente Victoria McPherson, l’avventuriero di turno affronterà una caccia al serial killer che si rende interessante già dall’evocativa ed ermetica introduzione, in cui la composizione di una tela si alterna a un brutale omicidio nei sotterranei di Chicago. La prima parte del gioco è dunque ambientata sulla scena del delitto, e la prima cosa che colpisce piacevolmente sono i dialoghi piuttosto diretti, senza inutili slalom lessicali né censure forzate. Questo anche grazie ai personaggi, che pur non brillando per originalità hanno un’identità definita e allo stesso tempo aperta a qualsiasi interpretazione, e solo andare avanti nel gioco può farci stabilire chi ci è e chi ci fa.

Non tragga in inganno la prima parte molto à la C.S.I.: ben poco c’è da spartire con la popolare serie, se non appunto la caccia ad un killer che sembra avere una marcia in più. I canoni, alla fine, sono quelli delle avventure grafiche, sebbene l’inventario un tantino ristretto e le relativamente poche possibilità di interazione con gli scenari ne tradiscano un po’ le origini. La compensazione arriva da alcuni enigmi orientati al puzzle, magari non particolarmente difficili o ispirati, ma di contro ben bilanciati e mai frustranti. Sarebbe stato comunque meglio un mouse o un puntatore su schermo, ma rispetto ai già citati titoli Microids del passato abbiamo quantomeno un sistema di controllo meno legnoso, specie per quanto riguarda il passaggio da una locazione all’altra, e per una volta tanto non dispiace troppo muovere il personaggio direttamente anziché indicarne la direzione.

Rassegnàti ormai a non dover più vedere i cari punta e clicca bidimensionali, possiamo constatare una grafica poligonale di discreto livello, che non fa gridare al miracolo ma che si fa apprezzare soprattutto nella scelta dei colori e delle ombre, fattore importante data l’ambientazione cupa, senza dimenticare alcuni scenari precalcolati di ottima fattura ed alcuni filmati di intermezzo che colpiscono in pieno nel segno. Interessante anche la colonna sonora, inquietante a sufficienza nei momenti di tensione, malgrado la sua latitanza in altri momenti meno drammatici, ma che passa in secondo piano con l’ampio uso del parlato in italiano, tutto sommato all’altezza della situazione. Pur mantenendo i limiti del suo genere, Still Life può emergere dal mucchio contando soprattutto sulla trama interessante e sulla sua capacità di porre interrogativi di difficile risoluzione al giocatore, che fino alla fine (purtroppo non difficile da raggiungere) permangono vivi, salvo poi scoprire che non tutti trovano risposta, lasciando aperta la porta ad un altro sequel ma anche un lieve senso di rabbia per chi arrivato fino in fondo scopre di non poter ottenere la giusta ricompensa. Saltare Still Life sarebbe comunque un errore, in un’epoca inaridita dalla sovrabbondanza di FPS e avventure in terza persona di dubbio gusto, qualcosa di più ragionato che mette la trama in primo piano è sempre ben accetto. Se poi la narrazione è coinvolgente, non vediamo proprio perché rinunciare ad un po’ di sano divertimento disimpegnato, nonché ad un baluardo di un genere in via di estinzione.

 

 

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PRO

Trama non scontata e avvincente

Atmosfera molto ben curata

Dialoghi concreti

CONTRO

Relativamente facile e breve

Alcuni dubbi sulla trama restano

insoluti

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Note di produzione