STILL LIFE Siamo perfettamente consci del
fatto che Microids non è e non sarà mai Lucas. Il cuore in pace ce lo siamo già messi
dopo Syberia, che pur con i suoi spunti interessanti aveva lasciato parecchie
perplessità lungo il cammino. Ma noi siamo qui per parlare di unavventura ben più
caratteristica, dalle tinte forti e dalle ambientazioni sicuramente meno frivole delle
fabbriche di giocattoli a molla. Still Life, di fatto, è questo: non adatto agli amanti
delle fiabe della buonanotte, propone una narrazione incentrata sul sospetto e
sullattesa di qualche elemento che possa chiarire la trama. Nei panni dark
dellagente Victoria McPherson, lavventuriero di turno affronterà una caccia
al serial killer che si rende interessante già dallevocativa ed ermetica
introduzione, in cui la composizione di una tela si alterna a un brutale omicidio nei
sotterranei di Chicago. La prima parte del gioco è dunque ambientata sulla scena del
delitto, e la prima cosa che colpisce piacevolmente sono i dialoghi piuttosto diretti,
senza inutili slalom lessicali né censure forzate. Questo anche grazie ai personaggi, che
pur non brillando per originalità hanno unidentità definita e allo stesso tempo
aperta a qualsiasi interpretazione, e solo andare avanti nel gioco può farci stabilire
chi ci è e chi ci fa.
Non tragga in inganno la prima parte molto à la C.S.I.:
ben poco cè da spartire con la popolare serie, se non appunto la caccia ad un
killer che sembra avere una marcia in più. I canoni, alla fine, sono quelli delle
avventure grafiche, sebbene linventario un tantino ristretto e le relativamente
poche possibilità di interazione con gli scenari ne tradiscano un po le origini. La
compensazione arriva da alcuni enigmi orientati al puzzle, magari non particolarmente
difficili o ispirati, ma di contro ben bilanciati e mai frustranti. Sarebbe stato comunque
meglio un mouse o un puntatore su schermo, ma rispetto ai già citati titoli Microids del
passato abbiamo quantomeno un sistema di controllo meno legnoso, specie per quanto
riguarda il passaggio da una locazione allaltra, e per una volta tanto non dispiace
troppo muovere il personaggio direttamente anziché indicarne la direzione.
Rassegnàti ormai a non dover più vedere i cari punta e
clicca bidimensionali, possiamo constatare una grafica poligonale di discreto livello, che
non fa gridare al miracolo ma che si fa apprezzare soprattutto nella scelta dei colori e
delle ombre, fattore importante data lambientazione cupa, senza dimenticare alcuni
scenari precalcolati di ottima fattura ed alcuni filmati di intermezzo che colpiscono in
pieno nel segno. Interessante anche la colonna sonora, inquietante a sufficienza nei
momenti di tensione, malgrado la sua latitanza in altri momenti meno drammatici, ma che
passa in secondo piano con lampio uso del parlato in italiano, tutto sommato
allaltezza della situazione. Pur mantenendo i limiti del suo genere, Still Life può
emergere dal mucchio contando soprattutto sulla trama interessante e sulla sua capacità
di porre interrogativi di difficile risoluzione al giocatore, che fino alla fine
(purtroppo non difficile da raggiungere) permangono vivi, salvo poi scoprire che non tutti
trovano risposta, lasciando aperta la porta ad un altro sequel ma anche un lieve senso di
rabbia per chi arrivato fino in fondo scopre di non poter ottenere la giusta ricompensa.
Saltare Still Life sarebbe comunque un errore, in unepoca inaridita dalla
sovrabbondanza di FPS e avventure in terza persona di dubbio gusto, qualcosa di più
ragionato che mette la trama in primo piano è sempre ben accetto. Se poi la narrazione è
coinvolgente, non vediamo proprio perché rinunciare ad un po di sano divertimento
disimpegnato, nonché ad un baluardo di un genere in via di estinzione.
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