SUPER
MARIO SUNSHINE Mettiamoci a costruire un gioco dove ci siano piattaforme e Super Marii e poi
vediamo. Il popolo apprezzerà anche se Miyamoto non ci mette mano direttamente. Vediamo,
meccanica, diremmo, o allineamento fra sistema di controllo e movimento visivo. Dovremo
realizzare, giocando a questo nostro nuovo Mario a 128 bit, che muovere l'omino è
facilissimo anche nella complessa visualizzazione tridimensionale, e che gli stick
analogici del pad risultano essere un prolungamento delle nostre percezioni cerebrali: con
quello di sinistra muoveremo Mario, con quello di destra ruoteremo l'inquadratura di
360°. La visuale potrà anche essere zoomata all'occorrenza, in modo che il giocatore
abbia sempre il punto di vista migliore per proseguire. Lo stick analogico adibito al
movimento dovrà possedere svariati gradi di velocità: inclinandolo leggermente vedremo
Mario procedere a passi felpati, una ulteriore pressione e comincerà a muoversi più
velocemente, ancora un'altra e comincerà a correre. Nulla di più semplice. E vedrete che
poi il Cubo comincerà a vendere.
Ora, il Gamecube non è che vendette, ma resta il fatto che
Super Mario Sunshine chieda assimilazione minima. Basteranno dieci minuti
perché il giocatore sappia cosa fare, dove andare e come agire. Lo spruzzatore a corredo
è la classica intuizione che modifica il gameplay in accordo al manovrare, per divenire
lo strumento principale e quindi il motore dell'intero gioco. Con esso si potrà
affrontare i nemici, scoprire oggetti nascosti e, con i dovuti upgrade, usare una
propulsione ad acqua che ci consentirà di soprelevarci e restare sospesi in aria per
qualche secondo. Ma le movenze dell'idraulico Nintendo non si fermano qui: affrontando un
salto per tre volte consecutive effettueremo una specie di "terzo tempo" del
basket, con l'ultimo stacco a mo di salto mortale in grado di catapultarci su postazioni
difficilmente raggiungibili. Ulteriore variante sul salto la otterremo cambiando
repentinamente direzione e premendo il tasto apposito: Mario effettuerà un balzo
all'indietro piuttosto potente, e solo leggermente più corto del summenzionato terzo
tempo. Agli shift laterali è dato compito di gestire la logistica dello spruzzo, che
potrà essere prima "bloccato" e poi, in simultanea, direzionato a nostro
piacimento. Ci sembrerà d'esser diventati pompieri, e il manovramento ne trae immenso
beneficio. Sulla sistemazione dei livelli tutto abbastanza consueto, ovvero missione per
ognuno, spiegata da taluni passanti, e passaggio al successivo con sottodivisione in mondi
o locazioni.
Grande gioco. Malgrado non abbia avuto, a suo tempo, la
auspicata accoglienza della critica "specializzata", Super Mario Sunshine mostra
una maturità meccanica e pratica indubitabile. Come nella maggior parte dei titoli
supervisionati da Miyamoto la giocabilità è una bustina di popcorn, per quanto sia
soprattutto il bilanciamento della difficoltà a gratificare la progressione. Ogni livello
possiede un determinato coefficiente ludico, che diverrà crescente senza forzature,
secondo un principio che rende il passaggio da una zona all'altra del tutto indolore.
Rispettando la tradizione di tutti i titoli dedicati a Mario, sono stati predisposti
innumerevoli segreti, alcuni dalla astuzia letale, che contribuiranno a rendere
ripercorribile un platformista già largamente inoculabile senza aggiunte di contorno. Non
di certo secondaria è la tecnica grafica utilizzata, riflesso di una attenta analisi
delle potenzialità tecnologiche del Gamecube. Dapprima le trasparenze, semplicemente
incredibili, faranno sì che l'acqua fuoriesca letteralmente dal monitor imbrattando i
nostri vestiti. A volte ci sembrerà di annegare. E' l'acqua la assoluta prima ballerina
delle coreografie di gioco: il fascio acquifero spruzzato da Mario è evidentemente la
più verosimile riproduzione delle dinamiche particellari annesse, offrendo allo
spettatore esterefatto effetti di distorsione mai visti prima. Ciò non vuol dire che
Nintendo abbia trascurato il resto della grafica visto che, ovunque ci si trovi, saremo
circondati da un ambiente costantemente ispirato da animazioni impeccabili e tessiture da
infiammazione della retina. La parte musicale è ottima ma non quanto la grafica, dato che
a volte diventa leggermente ripetitiva nelle cadenze strumentali. Si recupera con gli
effetti, efficaci e...acquosi. E per il momento può bastare. In attesa di un nuovo Mario,
magari per la prossima console Nintendo, si sguazzi pure in Sunshine.
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