SYBERIA

syberiacover.png (14507 bytes)Se dovessimo andare ad analizzare ogni avventura grafica raffrontandola ai capisaldi del genere, probabilmente finiremmo per stroncare ogni titolo uscito da quando la Lucas ha deciso che il mondo non aveva più bisogno di lei (in realtà non è andata proprio così, ma ci piace crederlo). Tuttavia, chiudendo il proverbiale occhio su determinati aspetti, è possibile scoprire che il mondo non si è fermato quando Guybrush ha vinto la gara di sputi. Sicuramente non sono stati fatti passi avanti tali da archiviare il biondino per sempre, ma di certo si sono intraprese strade spesso piene di spunti interessanti e gradite sorprese. Sotto quest’ottica, Syberia è un bel giochino, diciamolo da subito. Probabilmente non vedrete mai migliaia di nerd osannare il nome di Benoit Sokal e della sua deliziosa creatura Kate Walker, e probabilmente non vedrete in nessuna firma di nessun forum citazioni dei dialoghi tra il rampante avvocato newyorkese ed Oscar. Ma va bene così, perché malgrado la presentazione pomposa sin dalla schermata del titolo, l’avventura grafica di Microids non può avere grosse pretese, poiché si basa su un semplice inventario (arricchito solo da un telefono cellulare) e su un sistema di movimento che può far discutere ma anche no.

Tutto sta nella versione che si è scelto di giocare: la trasposizione su console soffre infatti di una terrificante intolleranza ai movimenti del pad, per niente aiutata (anzi aggravata) dalla difficoltà nel capire quali sono i punti dove è possibile camminare e quali invece servono soltanto di contorno. Naturalmente il discorso con un PC cambia radicalmente, in quanto il mouse ci permette di esplorare tutte le locazioni con un semplice utilizzo del puntatore. Sfortunatamente è comun denominatore di tutte le versioni una certa “intolleranza al dislivello” di Kate, che per salire le scale dovrà posizionarsi (per nostro sommo gaudio lo farà automaticamente) esattamente al centro della rampa, fermarsi, concentrarsi e quindi intraprendere il primo passo. Piuttosto snervante dopo alcune ore di gioco, soprattutto quando, nelle fasi più avanzate, la risoluzione degli enigmi richiederà il continuo spostamento tra varie locazioni dello stesso ambiente. Più raro sarà invece dover tornare sui propri passi, e la cosa sarà chiara una volta superata la prima sezione, ambientata in una piccola cittadina francese, che mette subito in chiaro la natura dei rompicapo da affrontare. Nessuno di questi risulterà particolarmente cervellotico, ed anzi sarà piuttosto raro rimanere bloccati in qualche puzzle difficile, dando sì continuità alla storia ma al tempo stesso rendendo l’esperienza più simile ad un film interattivo che ad una vera e propria avventura. In fondo la linfa vitale di questo genere che disperatamente tenta di tornare in auge è lo sviluppo di una storia che possa tenere desto l’interesse dell’avventuriero medio. Forse Syberia non eccelle in questo, ma è innegabile che la trama sia ricca di spunti abbastanza interessanti, a volte tarpati da forzature che fanno pensare alla sventurata Kate come ad una Jessica Fletcher dei tempi moderni, sempre pronta a seminare sfiga ed enigmi ovunque ella vada.

Digressioni televisive a parte, l’idea di base è molto buona: la ricerca di un erede apparentemente scomparso, che viene guidata dal ricercato stesso, invoglia a scoprire i risvolti passati e presenti della vicenda, e contemporaneamente apre una serie di interrogativi che (quasi) sempre trovano riscontro man mano che ci si avvicina all’obiettivo. Ad ogni modo, se questo titolo è riuscito a far parlare di sé è stato principalmente grazie alla sua atmosfera: la cura maniacale della grafica, rappresentante paesaggi di rara bellezza provenienti da tutto il mondo, aiuta ad una totale immersione nella storia attraverso strutture mastodontiche e incredibilmente particolareggiate, talvolta impreziosite da elementi animati (male). D’alta scuola sono anche i filmati, che ben rappresentano lo stile di tutta l’opera, talvolta fondendosi con essa in gradevoli flashback. Ben integrati sono i modelli poligonali dei personaggi, sufficientemente ricchi e particolareggiati, salvo alcuni personaggi secondari che sembrano quasi essere “intrusi” nell’ambiente circostante. A degno corredo di tanta magnificenza grafica troviamo un sonoro fatto di temi musicali orchestrali dall’aria maestosa, pur senza continui picchi di qualità, che hanno come punto di forza il tema principale, veramente azzeccato. Chiude piacevolmente il comparto un doppiaggio in italiano realizzato dai “soliti noti”, ovvero doppiatori professionisti che ritroviamo in varie serie animate ed in altri videogiochi, per i quali vi rimandiamo ai credits. Syberia è un bel giochino, quindi. Non avrà la demenzialità dei primi Monkey Island, o lo humor nero di Grim Fandango, o il cinismo di Indiana Jones, e neanche gli enigmi cervellotici di Zak McKraken o la struttura aperta di Maniac Mansion. Però stiamo parlando di mostri sacri, e la opera di Microids, non potendo sfidarli, gli porta comunque rispetto, regalando agli avventurieri di vecchia data una storia gradevole e delle ottime visuali, e rappresentando un discreto “entry-level” per chi non sa ancora cosa vuol dire SCUMM.

 

 

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PRO

Estetica curatissima

Colonna sonora a tratti maestosa

Trama interessante

CONTRO

Privo di grosse difficoltà

Snervante con il joypad

    

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