RESIDENT EVIL: The Umbrella Chronicles

pangyacover2.png (14507 bytes)Strano gioco, questo Umbrella Chronicles. Ti aspetti un capitolo inedito, ti ritrovi con un sunto delle precedenti puntate. Ti aspetti un survival horror, e ti ritrovi con uno sparatutto su binari. Ti aspetti a quel punto una vaccata, e invece ti ritrovi con un prodotto tutto sommato soddisfacente. Mica scema, Capcom: riproporre ancora le stesse ambientazioni con una diversa giocabilità puzza un po’ di sfruttamento, ed in effetti l’idea dei primi minuti di gioco è quella. Tuttavia si nota un certo impegno nel cercare di rinfrescare locazioni già visitate e contemporaneamente di mantenere lo stesso feeling del passato, pur passando dalle inquadrature spettrali alla visuale in prima persona. Il risultato è meno terrorizzante, ma la sensazione generale è quella di essere in un Resident Evil in piena regola. Stupisce in ogni caso la mancanza di alcuni punti cardine della storia, rimpiazzati dalla possibilità di giocare in prospettiva esclusiva parti della storia che fino ad oggi erano state solo narrate con poche righe. E’ giusto segnalare che non si tratta praticamente mai di momenti chiave della saga, ma danno in ogni caso un senso di completezza e rispondono ad alcuni interrogativi minori che i precedenti capitoli trascuravano (ad esempio: come ha fatto Wesker a non saltare in aria con la villa nonostante il Tyrant lo avesse lasciato per terra facendogli un ombelico di mezzo metro quadrato?). L’eccezione è rappresentata ovviamente dall’ultimo capitolo, che porta avanti quella che ormai appare una narrazione infinita. Ma vogliamo davvero che finisca?

L’eredità pesante viene comunque raccolta solo in parte, forse per via della natura stessa del gioco, che alla vecchia impostazione sulla sopravvivenza e sulla fuga contrappone per forza di cose una caccia al nemico. Forse il peggior difetto di Umbrella Chronicles è proprio questo: togliere la tensione ad un Resident Evil equivale a trasformarlo radicalmente, troppo radicalmente. Probabilmente, a questo punto della vita del Wii, Capcom non ha ancora trovato delle idee veramente geniali su come sfruttare il nuovo controller per creare qualcosa di totalmente nuovo, o forse semplicemente non ne ha voglia. Fatto sta che UC si presenta fin dalle prime battute come uno dei più classici on-rail shooters, una sorta di Virtua Cop con gli zombie, per intenderci. La giocabilità è di coneguenza il trionfo della semplicità: muovere il mirino, sparare, ricaricare, sparare ancora. Aggiungere il movimento del personaggio (che si limita ad una "capatina" oltre i quattro lati dello schermo) non è certo quella che si definisce una scelta risolutrice, ma almeno in un paio di occasioni torna utile per prendere meglio la mira. Le maggiori (e gradite) novità arrivano dal sistema di puntamento tramite Wiimote, inaspettatamente comodo ed anzi molto più efficace rispetto ad una pistola o allo stesso Wii Zapper, periferica sulla quale preferiamo soprassedere.

La ricarica dell’arma tramite scossone, la necessità di scrollarsi letteralmente di dosso gli zombie troppo vicini o anche solo il rumore dello sparo che proviene dall’altoparlante integrato nel controller fanno sì che il titolo si discosti dalla piattezza ludica insita nel suo genere, e gli evitano paragoni scomodi con il "cugino" House of the Dead (previsto anch’esso per Wii). Non stupisce, ma neanche indispettisce, la realizzazione tecnica, figlia delle ottime produzioni per Gamecube e pertanto con un feeling noto agli appassionati. Grafica non proprio di primo pelo quindi, ma senza dubbio riuscita, sebbene le sequenze di intermezzo lascino più di un dubbio sull’effettivo impegno profuso per realizzarle. Ci si può consolare con l’elevato numero di nemici su schermo e soprattutto con la quantità notevole di oggetti e parti di scenario deturpabili a piacimento con la propria arma, non solo in maniera fine a se stessa ma anche e soprattutto per scovare armi e oggetti nascosti. La cosa tornerà utile allorchè scopriremo, tra un livello e l’altro, che le performance migliori in fatto di caccia al segreto, mira e tempismo verranno ricompensate con delle stelle convertibili in potenziamenti per le armi, che talvolta si rivelano fondamentali per non ritrovarsi davanti ad un boss grande metà schermo, con solo una manciata di proiettili inefficaci a disposizione. Niente di nuovo sotto il sole dunque, ma l’idea tutto sommato regge in virtù di una giocabilità solida, di un multiplayer piuttosto avvincente e di un ritmo di gioco medio/alto fin dal primo livello. Detto in parole povere, non è nulla di incredibile, ma si gode finchè dura (ovvero dalle 8 alle 10 ore). Se inoltre si è davvero feticisti, si possono rigiocare i livelli fino ad ottenere i punteggi più alti e raccogliere tutti gli oggetti, anche se dubitiamo siano in molti ad avere questa insana idea.

 

 

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PRO

Giocabile senza patemi

Tradizionale ma solido

Graficamente più che accettabile..

CONTRO

...ma potevano far meglio

Non particolarmente originale

             

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