RESIDENT
EVIL: The Umbrella Chronicles Strano gioco, questo Umbrella
Chronicles. Ti aspetti un capitolo inedito, ti ritrovi con un sunto delle
precedenti puntate. Ti aspetti un survival horror, e ti ritrovi con uno sparatutto su
binari. Ti aspetti a quel punto una vaccata, e invece ti ritrovi con un prodotto tutto
sommato soddisfacente. Mica scema, Capcom: riproporre ancora le stesse ambientazioni con
una diversa giocabilità puzza un po di sfruttamento, ed in effetti lidea dei
primi minuti di gioco è quella. Tuttavia si nota un certo impegno nel cercare di
rinfrescare locazioni già visitate e contemporaneamente di mantenere lo stesso feeling
del passato, pur passando dalle inquadrature spettrali alla visuale in prima persona. Il
risultato è meno terrorizzante, ma la sensazione generale è quella di essere in un
Resident Evil in piena regola. Stupisce in ogni caso la mancanza di alcuni punti cardine
della storia, rimpiazzati dalla possibilità di giocare in prospettiva esclusiva parti
della storia che fino ad oggi erano state solo narrate con poche righe. E giusto
segnalare che non si tratta praticamente mai di momenti chiave della saga, ma danno in
ogni caso un senso di completezza e rispondono ad alcuni interrogativi minori che i
precedenti capitoli trascuravano (ad esempio: come ha fatto Wesker a non saltare in aria
con la villa nonostante il Tyrant lo avesse lasciato per terra facendogli un ombelico di
mezzo metro quadrato?). Leccezione è rappresentata ovviamente dallultimo
capitolo, che porta avanti quella che ormai appare una narrazione infinita. Ma vogliamo
davvero che finisca?
Leredità pesante viene comunque raccolta solo in
parte, forse per via della natura stessa del gioco, che alla vecchia impostazione sulla
sopravvivenza e sulla fuga contrappone per forza di cose una caccia al nemico. Forse il
peggior difetto di Umbrella Chronicles è proprio questo: togliere la tensione ad un
Resident Evil equivale a trasformarlo radicalmente, troppo radicalmente. Probabilmente, a
questo punto della vita del Wii, Capcom non ha ancora trovato delle idee veramente geniali
su come sfruttare il nuovo controller per creare qualcosa di totalmente nuovo, o forse
semplicemente non ne ha voglia. Fatto sta che UC si presenta fin dalle prime battute come
uno dei più classici on-rail shooters, una sorta di Virtua Cop con gli
zombie, per intenderci. La giocabilità è di coneguenza il trionfo della semplicità:
muovere il mirino, sparare, ricaricare, sparare ancora. Aggiungere il movimento del
personaggio (che si limita ad una "capatina" oltre i quattro lati dello schermo)
non è certo quella che si definisce una scelta risolutrice, ma almeno in un paio di
occasioni torna utile per prendere meglio la mira. Le maggiori (e gradite) novità
arrivano dal sistema di puntamento tramite Wiimote, inaspettatamente comodo ed anzi molto
più efficace rispetto ad una pistola o allo stesso Wii Zapper, periferica sulla quale
preferiamo soprassedere.
La ricarica dellarma tramite scossone, la necessità
di scrollarsi letteralmente di dosso gli zombie troppo vicini o anche solo il rumore dello
sparo che proviene dallaltoparlante integrato nel controller fanno sì che il titolo
si discosti dalla piattezza ludica insita nel suo genere, e gli evitano paragoni scomodi
con il "cugino" House of the Dead (previsto anchesso per Wii).
Non stupisce, ma neanche indispettisce, la realizzazione tecnica, figlia delle ottime
produzioni per Gamecube e pertanto con un feeling noto agli appassionati. Grafica non
proprio di primo pelo quindi, ma senza dubbio riuscita, sebbene le sequenze di intermezzo
lascino più di un dubbio sulleffettivo impegno profuso per realizzarle. Ci si può
consolare con lelevato numero di nemici su schermo e soprattutto con la quantità
notevole di oggetti e parti di scenario deturpabili a piacimento con la propria arma, non
solo in maniera fine a se stessa ma anche e soprattutto per scovare armi e oggetti
nascosti. La cosa tornerà utile allorchè scopriremo, tra un livello e laltro, che
le performance migliori in fatto di caccia al segreto, mira e tempismo verranno
ricompensate con delle stelle convertibili in potenziamenti per le armi, che talvolta si
rivelano fondamentali per non ritrovarsi davanti ad un boss grande metà schermo, con solo
una manciata di proiettili inefficaci a disposizione. Niente di nuovo sotto il sole
dunque, ma lidea tutto sommato regge in virtù di una giocabilità solida, di un
multiplayer piuttosto avvincente e di un ritmo di gioco medio/alto fin dal primo livello.
Detto in parole povere, non è nulla di incredibile, ma si gode finchè dura (ovvero dalle
8 alle 10 ore). Se inoltre si è davvero feticisti, si possono rigiocare i livelli fino ad
ottenere i punteggi più alti e raccogliere tutti gli oggetti, anche se dubitiamo siano in
molti ad avere questa insana idea.
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