VIRTUA FIGHTER 4 EVOLUTION

virtuafighter4cover2.JPG (16070 bytes)Il fatto triste è che Sega ha sacrificato il talento dei suoi grafici sull'altare delle esigenze di mercato. E come biasimarla. Se Virtua Fighter 4 fosse uscito per Cubo o Xbox di certo avrebbe venduto un quarto delle copie attualmente piazzate per Playstation 2. Ma questo significa anche non rispettare una iconografia originaria basata sulla lucentezza delle tessiture, sullo scrupoloso dettaglio dei modelli poligonali, sulla animazione particellare diffusa. E allora perché non fare uscire il gioco anche per Cubo o Xbox? Per i costi di produzione. E anche qui non biasimiamo Sega. Sarebbe stato tutto più bello se il Dreamcast avesse ottenuto l'upgrade (Naomi 2) annunciato qualche mese prima che Sega decidesse di ritirarsi dal mercato hardware. Illusioni. Non che su PS2 Virtua Fighter 4 Evolution sia brutto, anzi. Ma è un peccato constatare che, a causa delle limitazioni della piattaforma, ci ritroviamo con i soliti compromessi estetici con cui dover convivere. Chiusa premessa polemica, decretiamo che quella attuata da Sega è una ottima conversione, che traduce la essenza meccanica del coin op e rende felici (quasi) tutti.

Virtua Fighter 4 Evolution è, grossomodo, una edizione riveduta e corretta di Virtua Fighter 4. Segnaliamo in primis due nuovi arrivi nel parco lottatori, Goh Hinogami e Brad Burns, che andranno ad aggiungersi al precedente cast e altresì formando un totale di ben quindici unità. La modalità allenamento è stata rivista e ulteriormente semplificata, mentre sopraggiunge totalmente nuovo il quest mode, che è praticamente la stessa modalità presente in Soul Calibur. Qui dovremo affrontare una serie di missioni peculiari, in cui, ad esempio, atterrare un avversario in un determinato modo, sconfiggerlo con una presa, sotterrarlo con un calcione. Tutto già visto, ma è un palliativo ludico sempre bene accetto in abito picchiaduro a incontri. Come premio per ogni missione superata riceveremo un contentino, tipo abiti nuovi per i lottatori, il che sarà incentivo alla ultimazione finale di tutti gli stage previsti. Giungendo alla fase centrale del picchiaduro, quella del combattimento classico, ritroviamo tutto il tecnicismo appartenuto già alla precedente edizione per PS2. Con soli tre tasti attivi (uno per i calci, uno per i pugni e l'altro per la parata) potremo far eseguire al nostro lottatore un parco mosse assolutamente esteso. Ma non verrà istintivo di riuscire a padroneggiare il sistema di controllo: una attenta fase di training sarà d'obbligo, perché ogni combattente possiede una sua dinamica propria, e ognuno richiede la perfetta assimilazione del parco movenze.

Virtua Fighter 4 Evolution non è un gioco per smanettoni. La sua tecnica tutt'altro che immediata impone al fruitore una visione realistica delle arti marziali, priva degli eccessi coreografici di Tekken 4 e tendente alla simulazione dinamica. Così, se da un lato abbiamo un picchiaduro dal grande spessore, che esce fuori alla distanza, dall'altro ci ritroviamo con una opera effettivamente macchinosa sul fronte del divertimento a breve termine. Parlando francamente, con Virtua Fighter 4 ci si diverte davvero solo una volta divenuti gran maestri, dopo avere acquisito al cento per cento quel che ogni lottatore può esternare in termini di velocità, potenza e reattività. E questo è un male. Trattandosi di un videogioco, e non di un trattato filosofico sulle arti marziali, Virtua Fighter 4 avrebbe dovuto proporre una via di mezzo fra tatticismo e dinamismo, fra immediatezza e profondità, obiettivo che nell'ambito del beat'em up tridimensionale è stato raggiunto unicamente da Soul Calibur II. Per quanto ci riguarda, ad accostare il titolo Sega si ottiene sempre la latente impressione di sfruttarne le potenzialità solo in minima parte, e magari quando si diventa pronti per una sfida seria è uscito un nuovo episodio di Tekken o Soul Calibur, e ci si ritrova ad abbandonarlo a vantaggio di questi ultimi. Enunciando il profilo visivo di Virtua Fighter 4 Evolution si riscontrano animazioni impeccabili, ancorate sui 60 fps, degli sfondi costantemente animati e delle texture così così. La evoluzione del titolo si ravvisa in un diminuito aliasing per i contorni dei lottatori, ma solo in minima parte, visto che quando l'inquadratura cambia angolazione le scalette cominciano a farsi piuttosto evidenti. Molto buono il sonoro, che propone musiche ispirate per ogni locazione ed effetti sonori identici all'arcade originario. Morale: se pensate di essere la reincarnazione di Bruce Lee comprate pure VF4 Evolution.        

 

 

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PRO

Violento e profondo

Ottima realizzazione grafica

Decisamente longevo

CONTRO

Struttura ludica poco immediata

Ancora lontano, graficamente, dal

coin op originale

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