WINNING
ELEVEN 9 Naaaa, non può essere. Non può
essere che, giunta al nono capitolo, la saga di Winning Eleven continui a evolversi
inesorabilmente pur su di una tecnologia hardware quasi sorpassata. Non sappiamo se questo
sarà l'ultimo episodio ad apparire su Playstation 2, ma siamo certi del fatto che molto
più in là non si possa andare. Con Winning Eleven 9 Kcet ha toccato il
fondo, nel senso buono del termine, arrivando a solcare un livello di realismo che cinque
anni fa, all'indomani della pubblicazione di Winning Eleven 5 (il primo capitolo della
serie ad apparire su Playstation 2), non avremmo minimamente auspicato. Eppure, a seguito
di un raffinato studio delle risorse tecniche della console Sony siamo quì ad osservare
un gioco che è quanto di più vicino alla realtà simulata da che esistono le
simulazioni. Non pensiamo di esagerare se vi diciamo che lo staff dei realizzatori ha
inserito un centinaio di animazioni in più per le movenze standard e altrettanti per i
calciatori più conosciuti (inequivocabile la falcata di Cassano così come quella di
Ronaldino) per narcotizzare quelli che ritenevano Winning Eleven 8 praticamente
inarrivabile....
Ma eccoci quì, una volta ancora, in una standing
ovation quasi commossa nella contemplazione di una struttura di gioco che continua a
evolversi anno dopo anno. In apparenza tutto è rimasto invariato, dal sistema di
controllo alle movenze possibili per ogni calciatore, ma dopo la prima mezz'ora di gioco
si avvertono i primi cambiamenti. Vi è d'apprima il pallone, i cui rimbalzi appaiono più
soggetti alla forza di gravità di quanto lo fossero in passato, e lo si avverte al
momento del cross in area, o quando il portiere effettua una respinta che scagli la sfera
a campanile. Generalmente il pallone appare più "pesante" al contatto con
l'erbetta e l'attrito, nei passaggi rasoterra o durante i rimpalli, restituisce quel
rotolamento compassato delle triangolazioni viste in tv. In proposito, il sistema dei
passaggi è stato rivisto: adesso effettuare uno scambio palla a terra con un compagno è
più difficile, perchè le traiettorie tendono sovente a non rispettare un direzionamento
calcolato. Dipende anche dal calciatore che effettua il passaggio, naturalmente, ma non è
raro che possa sbagliare anche un campione virtuale. La scalata verso il realismo prosegue
nella gestione del lancio filtrante, quello che nel precedente capitolo tendeva a smarcare
sin troppo facilmente l'attaccante di turno. Adesso, se il ricevente non si trova davvero
in condizione potenziale di scatto verso l'area si ritroverà a dover rimendiare a una
autentica zappata. Riguardo la disposizione delle difese registriamo un deciso passo in
avanti.....
Rammenterete di certo i rimpalli un po' fortuiti che
occorrevano nell'ottavo capitolo della serie allorquando si tentasse di difendersi
sottomisura. Orbene adesso tale problema è stato definitivamente risolto, oltre che dalla
rivista A.I. dei calciatori, anche dalla più efficace prestanza fisica degli stessi.
Soffiare la palla, sopratutto a un difensore, è adesso una impresa ardua e qualora ci
riuscissimo vedremo il nostro opponente vendere cara la pelle pur di recuperare la sfera
appena smarrita. Poi vi è l'anticipo in scivolata che tende, finalmente, a non essere
sempre falloso e a privilegiare un tipo di gioco che, ora più che mai, può definirsi
davvero all'inglese. L'arbitro risulta meno invadente del solito e non fischia a ogni
dannata infrazione, magari riservandosi di ammonire o riprendere il calciatore incriminato
ad azione conclusa. Sulle azioni di attacco la miglioria più rilevante riguarda la
rielaborazione delle fasi di tiro, atta a rendere più "ficcanti" le mine da
fuori area e a gestirne in modo più intelligente il dinamismo. Caso emblematico sono i
tiri in controbalzo, finalmente possibili, e gli stessi tiri al volo da fuori, che
calcolando bene il tempo di discesa del passaggio riescono che è una meraviglia (vedi
foto numero 5) al contrario di quanto succedeva in precedenza, con l'attaccante che
anzichè coordinarsi di piede entrava di testa. La grafica è semplicemente straordinaria
sia nella realizzazione del manto erboso che nelle animazioni, adesso presenti in numero
smisurato. Ma è la nitidezza delle textures (da sempre il punto debole della saga) a
lasciare senza parole, tanto che è possibile riconoscere le giunture del ginocchio di
Totti, dal basso, e i suoi lineamenti a telecamera ravvicinata. Ma vale lo stesso discorso
anche per gli altri calciatori. Siamo ammirati, in effetti, e a questo punto dire che
Winning Eleven 9 sia la più grande simulazione sportiva di tutti i tempi è l'unica cosa
sensata da fare.
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