ZACK &
WIKI: Quest For Barbaros' Treasure Vi sono dei pirati, vi sono delle
scimmie, vi è un mondo pieno di gag esilaranti. E vi è un controllo tramite puntatore.
Di cosa stiamo parlando? Crediamo che i pensieri della maggior parte dei videogiocatori
siano tornati alle avventure di Guybrush Threepwood, verso LA saga di Lucasfilm. Come si
leggerà da qui in avanti, invece, non esporremo di un gioco della saga di Monkey Island,
né di un gioco Lucasfilm e nè tantomeno di un titolo occidentale. Capcom si è presa
sulle spalle un pesante fardello: non solo si è accollata l'impegno di far rivivere un
genere ludico ormai di nicchia, ma ha deciso di volerne riscrivere in parte le regole
attraverso la pratica innovativa del Wiimote. La avventura è locata in un mondo piratesco
un po' fuori di testa, dove il nostro alter ego Zack e la sua compagna Wiki (una
scimmietta con dei poteri magici di cui parleremo approfonditamente più avanti) si
imbattono nel teschio del leggendario pirata Barbaros, un filibustiere di mestiere e di
fatto il cui scheletro è stato smembrato e sparso per tutto il globo. Questo abbietto
personaggio ci tenterà proponendoci l'affare del secolo: se noi lo aiuteremo a trovare
tutti i pezzi del suo corpo egli ci farà dono della sua nave pirata, vera leggenda della
nautica d'abbordaggio.
Zack & Wiki mostra subito una
differenza sostanziale con le avventure grafiche di un tempo: la sua visione ludica non è
aperta, ovverosia non vagheremo di location in location in cerca di
oggetti e quant'altro. Zack è Wiki è basato su di una struttura sistematica a livelli
tale da apparire platformistica, a una prima distratta occhiata, ma dopo pochissimi
istanti ci si accorgerà di non dover vagare per il livello in cerca del tesoro (la parte
del pirata sopra nominata) bensì di trovare il modo di raggiungerlo combinando gli
oggetti e le creature che popolano il quadro. La nostra cara compagna Wiki può essere
impugnata e letteralmente suonata come un campanaccio, tramite lo squotimento del wiimote,
e se questa azione viene eseguita nei pressi di una creatura essa si trasformerà in
qualcosa di estremamente utile, che può essere una pinza, una trivella, una bomba, un
martello. Tutti oggetti che poi si useranno sottoforma di "simulazione del
movimento" tramite telecomando. Tale artifizio presenta tuttavia delle piccole
controindicazioni, visto che si potrà trasportare un solo oggetto per volta e che
l'utilizzo errato di quest'ultimo potrebbe seriamente compromettere il prosieguo,
costringendo il giocatore a ricominciare il livello dall'inizio. Vi è comunque da dire
che ogni percorso presenta più vie di risoluzione, a vantaggio del coefficiente di
rigiocabilità.
Piuttosto riuscita risulta essere la caratterizzazione dei personaggi, stupidi e
divertenti al punto da determinarsi in personalità virtuali carismatiche (Johnny
Style si prende tutta la scena). Analizzando poi il titolo da un lato tecnico non
si può non tesserne le lodi:
Zack & Wiki si autocelebra in un cel shading in stile manga assolutamente
riuscito, dove il design dei personaggi si amalgama a sfondi dalle raffinate colorazioni,
e solo la persistenza dell'aliasing limita in parte la tecnica grafica. Musiche ed effetti
sonori si presentano ovviamente spassosi e aderenti alla tradizione avventurosa ludica di
appartenenza; non mancherà un divertente minigioco musicale in cui poter ascoltare alcuni
temi storici delle opere Capcom, e inoltre viene data la possibilità di raccogliere dei
gadget inerenti proprio i classici della casa di Osaka. Zack & Wiki è un riuscito
tentativo di riportare in vita un genere praticamente estinto e paradossalmente lontano
dalla cultura del sol levante, ma anche un esperimento che potrebbe evolversi
ulteriormente in futuro. Questo gioco propone uno stilema fresco, immediato ma decisamente
profondo, una longevità sopra la media e un impianto estetico-sonoro che sfrutta le
risorse del Wii. Se dopo Monkey Island la nostra passione per le avventure
grafiche ebbe una sferzata verso l'alto, potremmo allo stesso modo affermare che dopo Zack
& Wiki le stesse tornino in una posizione privilegiata, nonostante la occorsa
semplificazione del concept. Noi occidentali eravamo i re incontrastati dei titoli
"punta e clicca", ed è in effetti strano rivedere una sittale formula
attraverso il filtraggio della cultura giapponese. Tra uno spinoff di Star Wars e l'altro,
prendano appunti i signori della LucasArts: il gioco basato sul ragionamento non è
necessariamente morto, e non sarebbe fuori luogo imporre adesso, alle nuove generazioni,
un po' di sana cultura.
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