ZONE OF
THE ENDERS Quando le voci e le anticipazioni riservate a
un gioco si fanno pressanti non vi è sempre da stare allegri, soprattutto quando ti
accorgi che le stesse vengono periodicamente e strategicamente rilasciate dalla software
house produttrice. Successe questo per Zone Of The Enders, datato 2001,
spinto all'inverosimile da Konami nel tentativo di crearlo quale killer application prima
ancora che uscisse sul mercato. A tenere banco la presunta partecipazione al progetto di
Hideo Kojima (che in realtà si occupò solo della produzione) e un disegno dei mech
indubbiamente affascinante, che riportava alla mente le vecchie serie animate della
Sunrise. Il problema stava giusto nelle aspettative, perchè visto oggi il titolo Konami
è ancora in grado di reggere il divertimento ma, come dire, a suo tempo così come oggi
non vi è nulla della straordinarietà sbandierata ai quattro venti dalla software house
giapponese. Zone Of The Enders rientra nel genere dei picchiaduro molto arcade, con
scontri in successione e bellissime cut scenes stile OAV. Nulla di innovativo e
soprattutto nulla di realmente longevo....
Ma sull'altare della stilosità meccanica il titolo Konami
ha molto da dire. In effetti i programmatori si sono concentrati prevalentemente nella
elaborazione di un combattimento tra mech che fosse il più immediato possibile e che
portasse, anche in tempi brevi, a uno spensierato divertimento blastatore. In questo
Konami fa centro, intervenendo sulla configurazione massima dei controlli sfruttando
praticamente tutti i tasti del Dual Shock 2. Così, se quantomeno inizialmente servirà un
po' di pratica, assimilate tutte le funzionalità del caso si arriverà a uno scontro
frenetico e potente, che anche non rinnega una certa strategia. Il problema principale del
gioco è di pretendere più di quanto potesse offrire, puntando alla costruzione di
dinamiche di azione orientate al blastaggio, anzichè restare sulla concettualità da beat'em
up per cui sembra stato concepito. Vagare senza meta all'interno delle
"arene" è un fatto che indispone, anche perchè in fin dei conti si tratta solo
e sempre di combattere a oltranza contro i vari mech che ci attaccheranno. La esplorazione
è pressochè nulla pertanto sarebbe stato meglio realizzare un semplice picchiaduro a
incontri alla Virtual On, con magari qualche modalità di gioco compensatrice e
una più vasta scelta di robottoni selezionabili. Così com'è Zone Of The Enders è una
via di mezzo che non convince, che offre spunti di divertimento ma che non si completa
sottoforma di esperienza technoludica non convenzionale. Ludicamente una occasione
sprecata....
Dove il titolo Konami riesce, ancora adesso e anche dopo la
pubblicazione di Anubis, è nella realizzazione tecnica generale. D'apprima vi è
l'ccellente mechanical design, che disegna robot estremamente futuristici ed
eleganti. Poi vi sono le animazioni a sessanta fotogrammi al secondo, che si avvalgono di
moltissimi fotogrammi senza mai scadere nella ripetitività. Le proiezioni, gli attacchi a
lungo raggio, gli scontri ravvicinati con le spade laser e le parate si lasciano ammirare
come in un film di animazione di Evangelion, senza mai scadere nella accozzaglia. Vi è
del metodo nella rappresentazione grafica dei combattimenti, quello stesso metodo che
avvolge lo schermo di innumerevoli effetti speciali come i fasci di luce, le trasparenze e
il motion blur applicato per taluni super attacchi. Discorso a parte va fatto per
le strutture esterne, che non reggono assolutamente il prezioso lavoro di assemblaggio
meccanico prodotto per i mech, e che risultano essere nella maggior parte dei casi
scarsamente dettagliate, anonime per colorazione e quasi del tutto uguali le une delle
altre. Ma è anche vero che i palazzi possono essere distrutti dai robot in combattimento,
e l'effetto risulta in qualche modo compensatore del non impeccabile dettaglio che li
erige a video. L'aspetto delle arene resta comunque molto buono, anche per via del taglio
vertiginoso delle inquadrature, che trasmettono la reale sensazione di trovarsi a
centinaia di metri al di sopra delle città. Meno efficace la realizzazione sonora,
nonostante i buoni effetti, inficiata da una selezione musicale a tratti ripetitiva e che
riporta alla mente più un film di azione che una saga robotica giapponese. Questione di
gusti a ogni modo, ma ciò che è oggettivamente constatabile è la scarsa profondità di
gioco e la opinabile longevità nel single player. In due ci si diverte di più,
ma è ancora troppo poco....
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