ALIEN BREED: Impact

Escono dalle pareti, sfondano il terreno dove cammini, irrompono nella stanza che stai esplorando. E sono tanti: alcuni rumorosi, altri silenziosi. Quelli grossi (i carciofoni) ti puntano, strillano, poi ti caricano come tori incazzati. Quelli piccoli e striminziti (le cavallette) emettono un insopportabile gemito, poi ti stordiscono con onde psichiche. Quelli con gli occhi luminosi, visibili anche in piena oscurità (i giganteschi aracnidi), ti vomitano addosso i loro aculei. E i ragnetti... beh i ragnetti escono dalle uova, pian pianino, senza far rumore, dopodichè ti si lanciano contro. E non smettono di farlo finchè non le avrai completamente spappolate (le uova, non loro). E non sognarti di utilizzare le armi convenzionali contro di loro: si rischia di rimanere a corto, il che è male perchè il bestiario più pericoloso deve ancora arrivare: i ragnetti vanno ammazzati a mani nude, meglio se col calcio del fucile...

La razza, quindici anni dopo l’ultima incarnazione bidimensionale (il Tower Assault che presto analizzeremo), è tornata. Team17, dopo quindici anni passati ad adattare Worms su ogni orpello tecnologico esistente, è tornata; ma era impensabile, di fronte al giocatore medio odierno, (ri)proporre pedissequamente i vecchi Alien Breed. Impossibile sbattergli in faccia quel gameplay così ostico, complesso e cattivo, che contraddistingue la saga originale. Così Team17 ha proseguito verso quella svolta arcade iniziata col secondo episodio, riesumando l’atmosfera degli alieni di Cameron (dicesi citazione, non scimmiottamento) avvalendosi delle moderne tecnologie e confezionando uno sparacchiotto vecchia scuola la cui componente esplorativa, non più complessa come un tempo, è comunque funzionale al gameplay. Semplici e funzionali i controlli, con gli stick analogici deputati separatamente al movimento e al puntamento ed i dorsali all’utilizzo di oggetti ed armi principali. Classico il gameplay, dove si spara, si esplora e ci si spaventa, il tutto tramite la visuale a volo d’uccello tanto cara a classici come Gauntlet o Alien Syndrome. Così in Alien Breed: Impact (Evolution se giocate su 360) siamo sul vascello Leopold, invaso da forme di vita sconosciute (naaaa, le conosciamo benissimo) ed, ancora una volta, dobbiamo sopravvivere e trovare l’uscita di ogni livello. Diamo il bentornato ai terminali Intex disseminati per la stazione, che oltre a permettere il salvataggio della partita fungono da pratici dispensatori di upgrade in cambio di crediti. E allora possiamo potenziare la nostra arma, acquistare munizioni, giubbini, medikit oppure torrette che, piazzate al punto giusto, possano fare la differenza nel momento dell’assalto nemico.

Quanto ci sono mancati gli alieni... Escono continuamente da muri e pavimenti stupidi all’apparenza, in realtà letali quando in superiorità numerica (ovvero sempre): se permettete che vi circondino pregate di avere nel taschino un lanciafiamme. Il livello di difficoltà spuntato a livello hard (scordatevi il normal: troppo semplice) è perfettamente bilanciato: le armi vanno utilizzate con parsimonia perché gli alieni sono decisamente in sovrannumero e lo stesso vale per i crediti, la cui gestione ottimale è fattore cruciale per il successo. Interessante la modalità in co-op, sia online che in locale. Propone tre missioni supplementari ed è evidentemente dedicata al giocatore esperto in quanto settatta, e non settabile, su un livello di difficoltà ostico: giocando in due ad Alien Breed Impact avrete davvero la sensazione di essere da soli contro il male perché costantemente circondati e con razioni (sia mediche che belliche) ancora più contate. E allora terminare una sola campagna sarà una soddisfazione da sbattere in faccia al nerd medio, lo stesso che è convinto che Dead Space sia un videogioco. Per non parlare della grafica pesante: dalla struttura della Leopold alla morfologia degli alieni fino ai più piccoli dettagli, come le pozze d’acqua nella stanza allagata; dai piccoli parassiti che banchettano sui cadaveri fino alla sezione in atmosfera zero si beneficia di risorse da next-generation. Alien Breed Impact è quello che noi tutti aspettavamo: se avessimo potuto decidere come sarebbe dovuta essere la reincarnazione di questa saga l’avremmo voluta così: graficamente massiccia, dal gameplay immediato, classica nelle atmosfere, godibile in assolo e maledettamente difficile in co-operativa. Aspettando l’uscita dei prossimi 2 episodi, vi ringraziamo per aver scelto Retrogamer.it: sapevamo che avevate opzioni diverse ed apprezziamo la vostra decisione. Buona giornata.

 

 

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PRO

Team 17

Alieni

Intex

Amico con cui giocare ad alieni

Bastardo in due

CONTRO

Più semplice del capostipite

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