| SOUL
CALIBUR Quando si parla di rivoluzione si intende un atto in cui le convenzioni vengono sovvertite. Tutto ciò che prima era accettato come verità universale viene cancellato e riscritto secondo un nuovo e incontestabile principio di inversione. Soul Calibur è la rivoluzione fatta videogioco. Quando uscì per Dreamcast, nel '99, non si sapeva cosa fosse davvero questo Eight Way Run System declamato da Namco, e dovemmo metterci sopra le mani per constatare dove in effetti arrivasse l'idea di tridimensionalità totale dei realizzatori. Prima, nei picchiaduro poligonali, la profondità spaziale veniva coperta da una mossa singola, attraverso uno scatto laterale che servisse a eludere eventuali attacchi orizzontali del nemico. Con Soul Calibur lo spazio veniva occupato in tutti i sensi di percorrenza: il beat'em up alla Tekken, nel 1999, cessava ufficialmente di esistere. Il significato dell'adattamento Live Arcade del sequel di Soul Edge, distribuito a ridosso della uscita di Soul Calibur IV, è simbolico prima che storico, perchè implica la riconoscenza di Namco verso il re dei pestaduro tridimensionali. Re ancora oggi, nonostante la presenza di tre seguiti. Su XBox 360 Soul Calibur è stato adattato ai 1080p dei display in alta definizione. La opera di restauro è apprezzabile perchè, giocando, ci si accorge dell'aumento del dettaglio delle tessiture, nitide come il cristallo. In particolare risalta il pavimento, le cui textures hanno beneficiato della completa ricucitura tra zone ravvicinate e strati perimetrali (su Dreamcast la pavimentazione cominciava a sfumare ai tre quarti della lunghezza totale). I personaggi non hanno perduto il dettaglio maniacale che rilevammo a suo tempo, e la cosa potrebbe anche sorprendere visto che sono trascorsi dieci anni. Ma non sorprende noi. Sapevamo, nel '99, che il lavoro di caratterizzazione fosse all'avanguardia, e che sarebbe dovuto passare molto tempo prima che qualcuno si spingesse oltre i limiti segnati da Namco. Le animazioni in motion capture, assolutamente splendide, si lasciano ammirare per sinuosità e coreografia, e guarda caso buona parte delle stesse si ritrovano nel recente quarto episodio. Tutto è rimasto come su Dreamcast, schermo in 4:3 compreso, benchè Namco offra una opzione di allargamento che minimizza le bande nere laterali. In realtà qualcosa viene a perdersi al passaggio su XBox, ovvero il Mission Mode con cui si ricavavano i personaggi e gli sfondi extra; su 360 la Namco offre da subito il pacchetto completo. La colonna sonora non poteva che passare anch'essa alla storia. Brani come Wings Of Faith, Duelists e Sail Over The Storm sono tra i più gettonati della nostra playlist IPod, figurarsi ascoltarli nella furia del combattimento: estetica e colonna sonora, come già successo in Soul Edge, diventano una unica anima, si avvinghiano alla visione di gioco come rami di una pianta rampicante. Ma Soul Calibur va giocato, prima di tutto. Se anche nel 2008 si prende la tecnica dinamica della opera Namco come metro di paragone per il genere, vuol dire che si è raggiunta la perfezione dell'uno contro uno all'arma bianca. Un personaggio come Ivy, purtroppo ridimensionato nelle uscite recenti, custodisce bene la idea di scontro vertiginoso all'ultima presa. Sophitia, di una eleganza impensabile, si muove come una dea dell'Olimpo, e potremmo continuare con lo spettacolare bastonatore Kilik, la circense e irresistibile Xianghua, il truce Siegfried, il magnifico Mitsurugi. In Soul Calibur i personaggi sono al centro del mondo perchè introdotti in una concezione anti-rudimentale del contatto fra metalli, in quanto non vi sarà mai una condizione di forzatura innaturale dei movimenti, in quanto ogni singolo gesto rientra in una organizzazione razionale, metodica. La agilità dei combattenti viene condizionata dal peso effettivo della arma impugnata, cosichè Siegfried avrà bisogno di più tempo per realizzare un affondo, considerato il pezzo di ferro gigante che impugna, cosichè Sophitia giostrerà sulla agilità delle sue movenze a discapito di una minore efficacia dei fendenti. Accademia. Il rigore tecnico, stilistico, dinamico, estetico, gestuale di Soul Calibur non è spiegabile neppure nella affermazione centralista dei personaggi. Realisticamente, sarebbe più semplice affidarsi alle stelle e seguire quella più luminosa.
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PRO |
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Tutta la bellezza del mondo |
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CONTRO |
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Assente il Mission Mode della |
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versione Dreamcast |
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