ADVENTURE
ISLAND Ci domandiamo che
saremmo senza Hudosn. Non avremmo queste saghe a sparatutto leggendarie e non avremmo Bomberman
nè PC Kid, che sono solo alcuni degli innumerevoli masterpiece
realizzati su PC Engine dalla software house nipponica, benché detta software house
nipponica se la cavasse bene anche sulle piattaforme concorrenti. Adventure Island
non sembra mostrare obsolescenza e, a tutt'oggi, è capace di infondere un tipo di
gameplay a quest avvincente per profondità e per come sa immolarsi completamente
al manovrante, che risulta essere il fautore unico del divertimento. L' arcade
adventure che viene fuori dalla opera Hudson reclama i principi basilari della
interazione in 2D: questo è il segno della immortalità di Adventure Island, nulla più
che propensione naturale verso il compimento esplorativo delle metamorfosi, dei boss di
fine livello, delle aree nascoste e dei colori brillanti. Una forma di gioco
intramontabile.
Inizialmente impersoneremo leroe simile al Wonderboy
dei fasti in arcade, assumendo con lincedere sembianza di creature
atropomorfe o anfibie che ci consentiranno di esplorare completamente le zone in apparenza
inaccessibili; se in forma di drago i cunicoli stretti ci saranno preclusi, nelle vestigia
di topo potremo percorrerne i meandri senza problemi. La metamorfosi è alla base della
struttura di Adventure Island. Non solo draghi e topi, ma anche volatili, improbabili
esseri subacquei e gatti per allietare ore di intesa consumazione di grafiche eccellenti,
ricche di locazioni dal design semplificato ma assolutamente funzionale; le colorazioni
votate al divertentismo vi esortiamo a osservare il design di taluni nemici per
rendervene conto rimandano ai fasti di Super Mario Bros e sono
decisamente degne della cultura filonipponica tondeggiante. Una definizione degli spazi
che comunque resta ancorata a quel matematico, infallibile rapporto tra manovrabilità e
atto estetico: per venire a capo dei boss di intermezzo bisogna quindi colpire
ripetutamente determinati punti deboli, ancorché il fattore scatenante della azione stia
sempre nel bilanciamento della difficoltà, che giammai invade la soglia del
"possibile", rendendo altresì mai frustrante l'esperienza avventurosa, ché è
poi presente un ottimo sistema di salvataggio, fruibile tramite password o con il recupero
della posizione direttamente dalla memoria interna del PC Engine.
Adventure Island è un gioco arcade
contaminato da un telaio ruolista di base: la spada e lo scudo potranno essere potenziati
in appositi sottolivelli (chiamiamoli anche negozi) in cui acquisire nuove abilità e
livelli di armamento. Sarà opportuno raccogliere una buona quantità di monete, o
scoprire forzieri che ne contengano per ottenere rapidamente l'incisività utile
all'annientamento dei primi boss. Praticamente il titolo Hudson è la esemplificazione
post-arcade dei coin-op della Westone, dacché rispetto alle sale giochi si tende a
consumare quantità allarmanti di bidimensione stratificata: liberi del fastidio del dover
inserire la moneta è fattibile ripercorrere zone già solcate in ricerca di arnesi più
efficaci, di pozioni, di power-up che aiutino a incrementare il livello di esperienza e di
potenza, al cospetto dei mostri. Sonoro malinconico. Ma di una malinconia alla quale è
agevole abbandonarsi durante la partita. La sostanza elementare dei suoni e delle musiche
asseconda il dictat Hudson secondo cui ogni cosa debba essere disposta in
coerenza con un mondo amichevole, e secondo cui il fanciullesco divenga avventura
adulta, data la complessità di una mappatura che si ingigantisce in progressione. Nel
Novantuno Adventure Island è la risposta Hudson Soft allo strapotere dei titoli di genere
della Nintendo. Eppure, al contrario di Nintendo, la software house di Bomberman
addentra fisicamente (e metafisicamente) il territorio del bitmap caricando in misura
uniforme gli oggetti ruolisti e arcadisti del platformismo tipicamente
giapponese: nel Novantuno la riformazione del gioco in cui si salta può dirsi
adunque compiuta.
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