ALDYNES

aldynessgfxbox.jpg (12640 bytes)Il Supergrafx era la naturale evoluzione hardware del PC Engine. Perfettamente retrocompatibile, ma con la grave lacuna di non avere integrato il lettore CD Rom, la "nuova" console della Nec ottenne uno scarso successo commerciale. Il tentativo di restare al passo coi tempi, producendo un reale 16 bit, procurò a Nec (e sintomaticamente ad Hudson Soft) l'imbarazzo di dover sopperire in fretta a una richiesta di mercato praticamente nulla. Si decise così di produrre videogiochi che sfruttassero appieno le, comunque grandissime, risorse del Supergrafx in modo da attirare quanta più utenza fosse possibile. Nel 1991 il fiasco della console era già quasi delineato ma, si sa, il Giappone è una terra in cui tutto, davvero tutto può accadere. Aldynes come vedremo è uno di quei giochi che fanno la gioia degli estimatori dello shooter puro, quello in cui bisogna sparare di continuo e, al contempo, valicare pareti di proiettili apparentemente inestricabili.

Dovuta premessa: Aldynes è tecnicamente spaventoso. Onde evitarci sterili dissertazioni sul come o il perché, possiamo pacificamente affermare di trovarci al cospetto di un videogioco visivamente spesso come un magigno. Non è la prima volta che ci si trova, soprattutto quando si accosta Hudson Soft al PC Engine, a elogiare uno sparatutto dalle caratteristiche tecnologiche fuori dal comune, si pensi ad esempio a Sapphire o a Soldier Blade dai quali abbiamo appreso che sulla console Nec si faceva a gara a chi meglio spremeva il chipset a sedici bit. Quindi Aldynes viaggia a sessanta fotogrammi, a parallasse multiplo e muove questi mostri pachiderma tutti ferro e meccanismi componibili per tracciare un futuro di apocalissi elettriche, di power-up ad aggangiamento e a satellite. Hudson, che di fatto non poteva conoscere tutte le caratteristiche hardware del Supergrafx, si "limita" alla esagerazione e fa si che il guardiano più piccolo occupi tre quarti dello schermo. Si ha poi premura di realizzare una colonna sonora che quasi non fa rimpiangere i fasti del lettore CD - ormai divenuto il supporto preferenziale per le restanti software house - con la sua estensione, i suoi cambi di toni, con la sua deritmica allineata alla fantascienza supercromatica degli sfondi. Originalità vicina allo zero ma estrosità prossima, per Aldynes, agli sparatori da coin-op.

Ma se la estetica si allinea alla tradizione dello sparo orizzontale il sistema di gioco riesce quantomeno a risultare interessante. Pertanto la stilosa navetta possiede un beam fisso a caricamento che forma una barriera protettiva da usare come ariete contro i meccanismi avversari; combinando il supporto di sparo standard - potenziabile su più livelli - con questa nuova forma di attacco si otterranno schemi di gioco votati alla alternanza, anomali nel muovere a discernere tra la necessità di sparare a distanza e la possibilità di annullare interi schieramenti avversari tirando tritto a mo di trattore dello spazio. Previsti i pod alla Thunderforce dell'aumento della velocità, eppure la efficacia di blastamento sembra non mutare che si sia in assetto dinamico base o veloci come schegge. La standardizzata A.I. dei robot-mostri concede quei margini di memorizzazione necessari al trial and error arcade seppure, a volte, il level design si appresti sin troppo rigido e tenda a penalizzare più del dovuto le strategie avventurose. Siamo sul titolo di genere. A parte la variante del beam - che poi variante non era, visto che lo si potrebbe paragonare al pod frontare di R-Type - Aldynes è più o meno un Gradius privo di barra delle armi, più o meno un Thunderforce III con basse quantità di psichedelia, più o meno un Aeroblasters dalle tonalità meno accese e più decadenti. Ciò detto la opera Hudson è basilare in quanto unica testimonianza di genere apparsa sul Supergrafx e unica dimostrazione pratica delle possibilità tecnologiche della macchina. Apprezziamo ancora il superfuturo di Aldynes per gli sprites a sedici bit pieni che muove in grande disinvoltura e per questo suo essere circonfuso di bidimensioni ultime, di bidimensioni effimere ma proprio per questo ascrivibili alla storia.

 

 

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PRO

Grafica pazzesca

Sonoro hudsoniano

Buone dosi di divertimento arcade

CONTRO

Originalità pressoché assente

                  
                     

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