| BOMBERMAN Doveva infine esser Bomberman il marchio distintivo di
Hudson Soft, questo gioco che ha praticamente dato il via al ciclo dei titoli sferoidali
del PC Engine, ché anche se privo di un impatto visivo particolarmente impressionante
Bomberman ha dalla sua l'immediatezza disarmante del gameplay. E' stato uno dei primi
titoli a supportare il multiplayer a cinque giocatori simultanei tramite adattatore e il link-up
tra due PC Engine GT, anche se il portatile Nec era già all'epoca una chimera. Il gioco
ebbe un tale seguito che persino Amiga (Dynablaster) ottenne il suo porting
quand'era ormai chiaro che il PC Engine non sarebbe mai uscito in via ufficiale in Europa.
Comunque vincente, funzionante l'idea di Hudson Soft dei pupazzi scemi che sganciano
ordigni dentro un labirinto di mattoni distruttibili, ché se adesso continuano a uscirne
episodi vi sarà pure una ragione, vi sarà anche un fattore di trasmissione.
Il comparto tecnico potrebbe apparire
trascurabile, se non fosse per la singolare e rivoluzionaria massimizzazione degli spazi.
Spazi virtuali, s'intende, occupati a video da un gruppo di omini che subisce gli schemi
di Pacman per evolversi su frontiere di gioco inesplorate: <<attento a piazzare
quelle bombe, ché sono armi a doppio taglio vicino a un muro, quando sei chiuso da un
nemico che procede nella tua stessa direzione>>. Il fine è quello di bombardare -
nel vero senso del termine - i nemici che popolano questi mondi labirintici e quindi
trovare l'uscita che dia accesso al livello successivo. Niente subdoli artifici
strutturali, solo gameplay allo stato brado, possibilmente in multiplayer acché si
possa arginare l'unico, vero limite riscontrabile in fase di bombardamento a lungo
termine, in single player, con lo spettro della monotonia a dire che è meglio
prendersi il multitap. Più che altro, giunti alle due ore di gioco continuato si potrebbe
realizzare che è meglio segnarsi la password e proseguire il giorno dopo, magari dopo
avere sbloccato Maria Renard, il personaggio segreto di Dracula X. Ma poi il
giorno dopo si rileva che Bomberman è assai pieno di potenziamenti riferiti al lancio
bombe e alle abilità corsiste dell'omino col casco, e che tutto sommato, dal mondo due in
sù, vi è quantità di materiale sufficiente ad appassionare anche chi è solito usare il
joypad come prolugamento delle armi a ventaglio di Gunhed.
Nel perpetuo innescare linee di fuoco di
grande scatenazione, ché se non ci si ripara dietro i cubi se ne diventa vittime, si
realizza il disegno della Hudson Soft votata al riformismo degli schemi e degli schermi
del puzzle game tradizionale, quello dove vi era solo da incastrare cose dentro
altre cose e muovere e casomai spostare queste cose affinché vi fosse una cancellazione
di strati di cose superiori. La mansione dell'osservare quel che accade sul monitor e
dell'agire di conseguenza ottiene, in Bomberman, il balzo verso lo strategico d'azione di
identità arcade: <<ho piazzato file di bombe così all'esplosione avrò un fascio
continuo di uccisione, e di scemi sono scemi i cattivi testarotonda che non si spostano e
che anche sono ben felici di abbandonare i mondi senza senso della Hudson>>. Bisona
trovare l'uscita. Se nelle fasi preliminari questa è prontamente visibile, ché è murata
da un blocco sistemato a due pixel dalla zona di immissione, via procedendo, nel momento
in cui i livelli cominciano a estendere lo scrolling, si dovrà produrre fasi di
baldanzosa ricerca e potrà addirittura capitare di soccombere, mentre si cerca. La
sobrietà delle grafiche a cubetti e delle caratterizzazioni degli omini non fa che
stabilizzare la chimica della azione elementare prodotta a schermo, e malgrado lo spettro
della replicazione degli schemi di gioco gradevole, amichevole resta il bombardare a
destra e a sinistra fissi a canzonare questo motivetto che va in loop in figura
di spirale di suoni a cui assuefarsi, lentamente, costantemente, amabilmente. Hudson si
prende gioco del manovrante che s'è preso il PC Engine solo per Bomberman e sembra dire
<<vedi, ti abbiamo reso schiavo con un giochino il cui sviluppo è costato mille
yen>>.
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