BRAVOMAN A quei tempi s'era letto di
Bravoman in una anteprima apparsa su Zzap!, su di una pagina che raccoglieva le ultime
uscite videoludiche del sol levante. Affascinati dalle grafiche brillantone si cercò di
approfondire, contattando stuoli di importatori che comunque non seppero fornire un quadro
esaustivo della questione. Dovemmo recarci di persona da un noto rivenditore nordista che
importava anche i ramen dal giappone, che tra gli ultimi arrivi aveva quel Bravoman
tanto ambito. Il titolo sembrava favoloso, giovanissimo di stile fumettoso anomalo: ricco
di ironia e intuizioni originali seppe conquistare, Bravoman, titolo (adesso lo si può
dire) di intercalazione, di estetiche che innovano, rinnovano, prodotto da questa casa che
poteva permettersi qualsiasi cosa, anche di adagiarsi sulla sperimentazione e commistione
di svariati generi a base di piattaforme. L'infantilismo Namco giunge qui al suo culmine,
surclassando possibilmente lo stesso Marvel Land approdato sul Megadrive...
Bravoman è un personaggio carismatico, un supereroe vecchio stampo ma decisamente scollato e "insolito". La sua particolare composizione corporea gli permette movenze snodate e indubbiamente improbabili (pugni e calci che si allungano, testa compresa), come improbabile è lo stesso mondo che lo circonda. E' qui che Namco gioca le sue carte, presentando una struttura ambientale fuori parametro e fuori di testa, con personaggi che sembrano usciti da Yattaman e mostri stereotipati. Il tocco di genio sta nella surrealtà generalizzata del concept di base, che vede lo sprite principale dominare una scena di confusione minimalista, che inconsciamente attira producendo gradevole la sensazione di illusione e Giappone. Ma nel minestrone demenziale preparato dai programmatori c'è anche spazio per ottime dosi di divertimento. Bravoman è un videogioco avvincente a manovrarsi, che ricorda per certi versi il linearismo di Wonder Momo (di cui vi abbiamo parlato nella recensione del Namco Encore), una dote che permea il gioco trascinando il gameplay su tempi di interazione accettabili. Trattandosi di un platform - action game Bravoman fa più di quanto la popolazione occhialuta videodipendente potesse pretendere una decade fa, offrendo intuizioni visive divertenti e solida longevità. Le sezioni shoot'em up, in particolare, renderanno più variegato un contesto che a lungo termine poteva risultare ripetitivo. Graficamente parlando il titolo Namco convince, e pur non mostrando eccessi crea uno status iconografico apprezzabile: il biframe del deambulare di Bravoman è un riuscito esempio di ottimizzazione delle animazioni, una filosofia al risparmio che però segue un determinato stile. E' curioso come i grafici fanno in modo che le limitazioni tecniche, che sono manifeste, determinino la stessa direzione artistica del progetto, nella cui corsa del nostro può diventare emblema di una epoca videoludica irriverente, che "irrealizza" e non ha timore di esplorare le nevrosi e le immagini mimetiche, i colori celati nell'inconscio e non direttamente decifrabili. Bravoman è un videogioco semplice in quanto si spara e si salta, ma non per questo paragonabile a un qualsiasi altro gioco a piattaforme: la stringa orizzontale dei livelli è pressoché incollata al video, con prospettive forzate e senso di profondità scenica radicale. Strutture parallattiche in lontananza (esemplari i minuscoli grattacieli del fondale) decreteranno un contrasto cromatico viscerale, che segue i movimenti degli sprites a video mettendo in risalto, allo stesso tempo, un display esasperato, esteso di una porzione video che accoglie metafisica le gesta del protagonista. E' il cosiddetto circolo vizioso dello scorrimento a immortalare un titolo che, nella sua totalità, esprime visioni e profetizza un mondo insostenibile. E anche le musiche assillanti cantano distorsioni cerebrali, emettono suoni primordiali, forzano campionature allorquando Bravoman esclama "Bravo!" a ogni colpo inferto agli avversari. E noi come dei fessi lì ad ascoltare, mentre Bravoman ci rende zimbelli di un mondo fuori dal mondo.
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PRO |
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Struttura ludica essenziale |
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Ottimo gameplay |
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Diffuso "nonsense" grafico |
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CONTRO |
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Non troppo innovativo |
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