CHIKI
CHIKI BOYS Meglio noto col nome di Mega
Twins, codesto Chiki Chiki Boys ne è diretta conversione per
piattaforma PC Engine DUO. Adattamento concretizzatosi piuttosto in ritardo rispetto alla
data di uscita originaria ma non per questo di minore interesse culturale dacché si
tratta di un platform griffato Capcom, quelli che hanno fatto cose platform
di un certo spessore, ai tempi che furono. Singolare come il titolo sia passato pressoché
inosservato alle masse, nonostante le credenziali, e che ancora adesso siano in molti a
ignorare il fatto che sia stato convertito per la piattaforma Nec. Comunque non fu
direttamente la Capcom a occuparsi del porting in quanto la stessa Nec, come già
accaduto per Strider Arcade Card, provvide a riprogrammare il tutto per il
formato Super CDRom2 ma senza usufruire della Arcade Card. Un peccato poiché se
si fosse sfruttato l'upgrade dell'hardware probabilmente non si sarebbe sacrificato lo
sfondo parallattico.
Chiki Chiki Boys è un titolo notevole.
Sviluppato su di una classica progressione a scrolling orizzontale, attinge agli
stereotipi del gioco a piattaforme costruendosi credibilità sul funzionante level design.
Un tasto adibito al salto e l'altro per adoperare la spada contro in nemici. Nulla di più
prevedibile anche se poi, all'atto pratico, si apprezza. L'azione si evolve secondo il
principio di cooperazione, laddove Capcom ha concepito il titolo proprio perché si
adeguasse al gioco a due simultaneo. Naturalmente Nec ha riproposto il multiplayer senza
snaturarne la frenesia e, nel puro stile coin-op, il secondo utente potrà entrare nel
gioco in qualsiasi momento. Il single player mode risulta a ogni modo appetibile
grazie a un intelligente livellamento della difficoltà, ma abbiamo comunque trovato più
gratificante la cooperazione col secondo essere in carne. Si parlava di level design e in
effetti il meccanismo di sdoppiamento dell'azione, che durante le fasi platform garantisce
la sfida con i nemici e durante lo scontro con i boss previene la sensazione di impotenza,
realizza i tempi di gioco della Capcom superiore, quella a cui piace solcare il
gettone. Passando attraverso la consueta fase di tirocinio sarà possibile, e in singolo e
in coppia, conseguire ottimi risultati e progredire ai livelli più avanzati malgrado lo
spettro della ripetizione, che interviene come attestazione delle routine a targa 1990.
In fase di conversione Nec Avenue ha fotografato tutti gli
estesi scenari della edizione coin-op trasferendoli, pari pari, sul PC Engine. Sia per il
numero di colori a video che sul dettaglio non si registrano tagli rilevanti, e lo stesso
discorso vale per le animazioni, estremamente fluide come lo stesso scrolling. Unica
mancaza, come annunciato nella introduzione, la perdita dello scorrimento differenziale
per i fondali, che adesso restano fissi pur ostentando un vago effetto di profondità. Ci
verranno in soccorso un disegno estremamente accurato e delle caratterizzazioni dei
personaggi dal sapiente tratteggio manga. Dove Chiki Chiki Boys surclassa, e di netto, la
versione arcade è nel sonoro. Prodigi del supporto CD, che ha consentito una completa
ricomposizione delle musiche e un missaggio acusticamente superiore. Come già fatto per
la ottima conversione di Strider, la Nec ha dato più importanza alla
ricostruzione sonora che all'aspetto grafico generale, e possiamo dire di condividere tale
scelta, che a conti fatti non trascura più di tanto il lato tecnico e al contempo
gratifica l'apparato uditivo tramite la brillantezza dei suoni. Possiamo in tal modo
concludere che questo Chiki Chiki Boys sia da considerarsi tra i più interessanti platform
games disponibili per il sistema Nec al pari di Kaze Kiri e Shubibinman
3 e nonostante il dna arcade; sebbene non raggiunga alti livelli di spettacolarità,
il porting riesce a largire momenti di gameplay di livello eccellente. Si tratta
anche della migliore conversione di Mega Twins mai prodotta, considerando la
deludente edizione Amiga uscita qualche anno prima e altri adattamenti, generalmente
trascurabili, realizzati da U.S. Gold (che per fortuna che non esiste più).
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