EMERALD DRAGON

emeraldcover.jpg (15885 bytes)Quindi Right Stuff evitò di trascrivere il codice della versione X68000, che pur aveva ottenuto un buon riscontro critico, oltre a discreti profitti. E comunque fu grazie ai dati di vendita che si ebbe poi questa edizione PC Engine CD, coprodotta da NEC, che rivedeva in parte la storia raccontata su dischetti da cinque pollici e mezzo, ma che anche ampliava il sottotesto fino a realizzare un jRPG sensazionale, graficamente in grado di surclassare qualsiasi altra produzione di genere per PC Engine e di competere ad armi pari con la quasi totalità dei giochi di ruolo realizzati sul Super Famicom. Emerald Dragon formato NEC è un videogioco smisurato. E lo è malgrado la presenza massiccia dei kanji nei menu e durante tutti i dialoghi, fatto che potrebbe scoraggiare i neofiti ma che con un minimo di pratica pagherà una struttura comunque non del tutto condizionata dagli avvenimenti testuali e indirizzata al puro gameplay.

La storia racconta di un genocidio di draghi in un tempo lontano lontano, di una compagnia di avventurieri, di una principessa alla ricerca della sua terra dimenticata e di un drago scampato al massacro della sua razza. Puro romanticismo. Gli accadimenti del gioco sono sviluppati con narrazione adulta e toccheranno il cuore di chi sappia farsi trasportare dalla fantasia. Emerald Dragon è una esperienza ludica che lascia il segno cagionando una rara immedesimazione con i protagonisti di gioco, una simbiosi che saprà commuovere stimolando, per effetto, la esplorabilità dei luoghi. Le azioni da compiere in game richiamano alla tradizione nipponica del genere, prevedendo l'utilizzo di pozioni, pergamene e tutta una oggettistica specchiante il contesto spazio temporale. Quello di Emerald Dragon è un medioevo lussureggiante il cui splendore rischia il disfacimento e la sopraffazione, dacché il male dilaga oltre le lande mistificandone la purezza. Starà a noi decidere le sorti del mondo conosciuto e indirizzare gli accadimenti nel modo giusto, vagando per boschi e villaggi, regni decaduti e terre maledette in cui nessuno aveva mai osato addentrarsi. Dovremo combattere, acquisire esperienza, dominare il male con l'unione e sferrare l'attacco finale giostrando con orgoglio e nobiltà d'animo. Le meccaniche che regolano gli scontri risultano intuitive e non fanno che conferire al titolo una tangibile solidità.

Viene in mente Shining Force. Eppure qui il meccanismo della turnazione si evolve verso una idea ruolista polistrutturale, che menziona Ys - i colpi inferti al nemico diventano effettivi al contatto - e Tales Of Phantasia - il giocatore deve muovere direttamente col protagonista, in questo caso Atolshan, benché una opzione di comando secondaria consenta di affibbiare al party un circoscritto reticolo di azioni - al fine di realizzare maggiori vie strategiche e offrire profondità laddove il jRPG classico dispensa abitudine. La geografia. Emerald Dragon non è un jRPG classico e l'avventore se ne rende conto esplorando gli (immensi) spazi di interazione, che si scoprirà essere pensati come luoghi privi di interruzione di continuità: se il girovagare griffato Squaresoft perlopiù consisteva nel perlustrare territori geograficamente slacciati dalla mappa e descritti da una icona di riferimento (la casa stava per villaggio, la torre per roccaforte, il castello per...castello) adesso, con Glodia, l'intero mondo è figurato come luogo unico e indivisibile, e l'idea stessa di copertura spaziale si estende alla alterazione della randomizzazione del combattimento, il quale, per quanto ancora arbitrario, si depriva del prevedibile agguato campale divenendo parte attiva del gampelay anche durante il bivacco dei villaggi. Il fattore sorpresa viene così istruito a funzione centrale per la sopravvivenza della sfida, e della stessa narrativa, e non vi è modo di abbandonare l'avventura poiché Emerald Dragon sa come allietare chi manovra, dall'esterno, con le sue grafiche di altissimo dettaglio e ottimo colore, con le sue caratterizzazioni epiche, con le sue meravigliose musiche in chiptune - curiosamente il CD non possiede tracce audio - e infine con la poetica del racconto, che è percepibile puranche col limite della barriera linguistica.

 

 

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PRO

Grafica assolutamente ispirata

Struttura di gioco di forte spessore

Colonna sonora straordinaria

CONTRO

Il giapponese, maledizione!

                     
                       

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Note di produzione