FORMATION
SOCCER HUMAN CUP ' 90 Dalla Human v'è sempre da
aspettarsi qualcosa di importante tipo Final Match Tennis, anche se Formation
Soccer Human Cup '90 venne prima, quindi sarebbe più giusto dire che da Human v'è
(v'era) sempre da aspettarsi qualcosa di importante tipo Formation Soccer, che esce nel
Novanta come licenza non ufficiale dei mondiali italiani. Ed è un gioco arcade. Molto
arcade. Talmente arcade che i pupazzi stanno sempre a colpire di volo e a fare rovesciate
sui rilanci dalla difesa, quando - e lo sa chi era (è) stato educato al calcio da sala
giochi dove si vedevano queste palombelle deformare (ingrossare) il pallone a simularne
l'avvicinamento alla telecamera - il portiere esce dai pali e comincia a dribblare,
ciccione com'è, eppure serve abbastanza portarsi palla al piede e tirare forte per
superare la linea di centrocampo e dare atto a una azione offensiva potenzialmente
mortifera. Formation Soccer è la Human preliminare ancora devota al retaggio
antisimulativo degli anni Ottanta e non ancora capace di mettere in rapporto le sue
rotondità estetiche con la plausibilità del gameplay di un Final Match Tennis.
E' che Formation Soccer poteva essere
meglio raffinato anche in dentro l'ostentare i suoi meccanismi mutuati da coin-op, in
ordine al suo essere incompleto proprio lì dove un arcade di genere sovente innesca le
sue eventuali virtù. Quindi il calcistico Human sì intercede per la filosofia del tiro
in porta anche effettato ma non si applica nel distribuire le azioni al di fuori del
"lancio lungo/stop/tiro in porta" pur concedendo al calciatore virtuale di poter
scaricare la palla al compagno vicino - passaggio corto - per iniziare un contropiede, ma
poi ci si avvede che il passaggio viene quasi sempre intercettato dalla cpu in scivolata.
Quindi si ritorna al centro del problema di cui sopra menzione e si decide che è meglio
attingere a una "strategia" di allontanamento preventivo della sfera, per far
sì che arrivi nei pressi dell'area avversaria e che in un batti e ribatti confusionario
possa incidentalmente insaccarsi nella rete. Si registra diffuso lo stato di frustrazione
da decubito, quella sensazione che si fa largo quando si applica eccessiva pressione verso
la direzione pur senza ottenere i risultati auspicati contro il Brasile, che quasi mai
sbaglia un cazzo di tiro e già si sa che se arriva al limite dell'area è meglio
abbandonarlo, il joypad. A meno che non si sia optato per il portiere manuale, che è
l'opportunità che po' salva il single player del titolo Human, ché la direzione
del pupazzo ciccione risolve in parte le inettitudini della cpu.
Ben altro discorso quando si prende il multitap e si
convocano tre vertebrati ulteriori non necessariamente generati per giocare ai giochi del
calcio in cui si preme e si preme, in virtù del fatto che Formation Soccer non abbisogna
di allenamento per essere appreso. Ci si diverte a imbastire queste pseudo-azioni e a
osservare il pallone che entra in porta e ci si avvede della estetica generalmente ben
riuscita, che aiuta a determinare il gameplay, che diverte nella goffaggine dei movimenti
degli omini, benché non avremmo disprezzato un maggiore numero di fotogrammi di
animazione e una maggiore velocità di scorrimento e una maggiore inerzia e una maggiore
sensazione di potenza quando si sferrano i calcioni. I suoni fanno semplicità ma da
questo punto di vista si era già preparati e non ci si attendeva chissaché, ché era il
divertimento che doveva tenere banco, che poteva trasformare un potenziale gioco del
calcio in un eventuale pilastro della softeca dell'Engine. Così non è stato, ma però
v'è da quantificare e stimare la semplicità estrema di questo giochino per bambini
grassocci, che non pretendeva nulla nel Novanta e che comunque riusciva a creare quel tipo
di atmosfera da arcade scapestrato che si realizzava manovrando un coin-op di pari
generazione. E volendo, e con un po' di fantasia, una partita in multiplayer la si può
ancora approntare in rispetto dell'arcaicismo della Human che ci piace tanto, quella che
si sarebbe istituita in appresso, quella che avrebbe realizzato Il Gioco del Tennis appena
un anno dopo e che sarebbe entrata nella storia.
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