KAZE KIRI Una console suol affermarsi
universale nel momento in cui è in grado di eccellere in sede di variabilità, sicché
viene in mente il PC Engine, che in quanto a completezza non sembra deficitare coi suoi
cinque o sei titoli portanti da disporre per ogni singolo settore del videogioco. Kaze
Kiri appartiene al genere degli action game tradizionali, con
una struttura che riflette la frenesia del leggendario Shinobi e il fascino
spericolato dell'indimenticabile Strider. Rientriamo nell'arcade istrionico,
quello che sa imporre la caratterizzazione trainante, così che il titolo Naxat divenga
abile a realizzarsi tra i titoli di riferimento del platformista di retaggio Capcom. Del
resto, si tratta di un gioco pensato appositamente per il supporto CD-Rom dell'Engine, di
cui sfrutta appieno le possibilità ADPCM del lettore in conferimento di un sound dalla
qualità tecnica invidiabile, nonché assolutamente fuori parametro, per i tempi. Nel 1994
il PC Engine DUO raggiunge la sua maturità.
Immerso in uno sfarzoso ambiente medievale Kaze Kiri espone
presto le sue virtù sullo spettro dello stylish gaming a base di ninja narcisi e
dannati, disponendo ammirevole postura d'attacco per abbattere a mezzo prese, shiruken,
spade. Ciò produce interesse verso un gameplay che è già intriso di frenesia e
strutturato su diverse vie di approdo al nemico, allorchè sarà necessario cimentarsi sia
nel corpo a corpo che a distanza. In tal modo verrà alla luce la A.I. ricercata e
assolutamente efficace, soprattutto per quanto concerne le strategie di annullamento del
boss. Spiazzante l'abilità con cui i guardiani di fine livello sanno ribattere i pugnali
in manovra di contrattacco, intuendo altresì le nostre strategie difensive. Naxat ha
intagliato un prodotto di manifesta giocabilità, il quale è ostile solo in superficie
dacché mira a una idea di intrattenimento che sia altamente funzionale allo spettacolo.
Il giocatore si troverà dinnanzi a situazioni assai mutevoli e realizzerà, grazie a
questo, il costante ascendere verso il coreografico: salvare la principessa rapita dal
clan rivale diverrà il pretesto di una macchinazione ludica votata allo stile e al
dinamismo delle arti marziali. Sarà un percorso ricolmo di insidie e imbevo di violenza,
per quanto assai refrattario alle convenzioni (alle culture) ludiche più comuni.
Allora a Naxat viene l'idea del sistema di energia
cumulabile, dimodoché la barra deputata agisca per decultazione tanto in mansione di
offesa, quanto in azione di passività, acché il rapporto di sopravvivenza sia il
prodotto della compensazione fra l'attacco e il danno subito. Ciò implica il ripensamento
della struttura del tipico action game e impone quindi un criterio di gioco
votato alle strategie di conservazione, che non sia il solito buttare di spada a oltranza.
Naxat, ancora, introduce la funzione della corsa, attivabile premendo in diagonale verso
l'alto, direzione scrolling, che è poi un discreto diversivo d'evasione quando i clan
avversi convergono da entrambi i lati dello schermo e non si ha abbastanza linfa vitale
per sopravvivergli. Strider Hiryu, nuovamente. Due tocchi di joypad in avanti e
il ninja comincia a scivolare - l'animazione è praticamente la stessa - e altroché se la
mossa funziona. A meno che non venga parato, lo scivolo diretto sugli stinchi fa incetta
di ronin e varie cattiverie in maschera, e serve anche come metodo di rapido incuneo tra
spazi di pixel, in caso al boss venisse in mente di saltare in prossimità del nostro.
Kaze Kiri si avvale di una realizzazione tecnica di primissimo livello.
La colorazione degli scenari risponde a particolari esigenze di determinazione storica, e
pur senza approfondire può dirsi rispettosa della architettura medievale del periodo. Le
case e tutti i sontuosi castelli possono contare su di un design di alto
dettaglio; le grafiche si rivelano complesse tanto in seno all'intarsio degli sfondi
quanto in fase di intercalazione del fotogramma. Sporadici (ma convincenti) episodi di
trasparenza e riflesso da specchio d'acqua arricchiscono la fotografia dello scontro,
innescano l'oggetto della sovrabbondanza e realizzano, ancora una volta, il culto per i
formati CD.
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