KIKI
KAIKAI La cultura delle fiabe nere, del
popolo che vive nell'oscuro, che si risveglia nelle tenebre e che assedia la civiltà
terrestre affascina tutt'oggi. E non è un caso che Urusei Yatsura (Lamù in
occidente) abbia costruito il suo immenso blasone sulla riesumazione di antichi miti e
leggende, visti sotto un profilo goliardico e sarcastico ma non per questo privo di
mistero. Quel mistero che assedia Kiki Kaikai sin dal principio, nonostante la estrema
carica parodistica dei personaggi, delle ambientazioni e di uno stile di gioco che
ironizza sui fasti di un Ikari Warriors ormai datato. Ma alla semplice
mistificazione Kiki Kaikai aggiunge un sacco stracolmo di divertimento, fattore importante
per distinguere un capolavoro da un semplice gioco nella media: Kiki Kaikai è quel
capolavoro giocoso e rotondo visto in sala giochi, e che in molti apprezzarono al meglio
proprio grazie all'ottimo adattamento PC Engine che ci accingiamo ad approfondire.
Il porting Nec, a parte il necessario riadattamento della
risoluzione - l'arcade era inquadrato in verticale - riproduce piuttosto fedelmente la
grafica originale, e lo stesso discorso vale quando si parla di sonoro. E' subito preziosa
la estetica dei pupazzi, di questi spettri, degli orchi e delle creature striscianti. La
caratterizzazione è volutamente scarnificata della retorica dell'horror serio e resa più
interessante dalla simpaticheria dell'SD. Dopo aver annientato quelle bestiole saremo
inevitabilmente presi da un senso di colpa, ma è come se non soffrissero perchè sono
troppo "sceme" per provare dolore. Sono lì, nel paradiso delle cose rotonde.
Gli sfondi sono disegnati con il medesimo piglio creativo, nonostante la diffusa
semplicità, che è comunque subordinata allo stile sobrio e cromatico della scenografia.
Passati i primi cinque minuti non si potrà fare altro che insediarsi nella struttura
mistica di Kiki Kaikai, al fine di perdervisi all'interno e restarvi fino al mostro
dell'ultimo livello: la isometria con cui tutto è reso contribuisce a semplificare
ulteriormente, e rendere estremamente visibile, un tipo di videogioco che trascende il
trascorrere temporale e che non ha bisogno di ammodernizzarsi. Si tratta grossomodo di uno
spara e fuggi a libero percorrimento che però si porta dietro tutto il retaggio taitiano
dei coin-op libertini post anni Ottanta.
Kiki Kaikai è manovrabilità allo stato brado.
Puro istinto al gioco. Scalata verso un divertimento rudimentale a doppia arma. Sicché la
bambina sacerdotessa può lanciare sigilli antimostro e realizzare spazzate per i nemici
in prossimità, e benché il direzionamento non preveda un sistema di fissaggio dello
sparo, che sarebbe in effetti tornato utile per puntare in diagonale, il titolo appare
abbastanza addomesticabile da concedere un rapido aggiustamento delle traiettorie. Il
power-up è comunque necessario, visto che con l'arma di base le ambizioni di
raggiungimento delle zone ultime si riducono drasticamente. Pertanto sfregando le lanterne
piazzate vicino ai santuari si sbloccherà un livello di potenziamento che inciderà sulla
linea di azione e sulla efficacia di penetrazione. Il facio è buono. Si potrà avanzare
agevolmente per quanto, qualora colpiti, si torni allo stato iniziale, e allora son dolori
dato che sembra non esserci modo di sopravvivere con l'armamento iniziale e in virtù
della difficoltosa operazione di riconquista degli upgrade. Ma lo avevamo messo in
preventivo. Quindi lo scorrimento potrà svilupparsi verso l'alto, o scoprire lunghe
sessioni "in orizzontale" per divenire subito a multidirezione. Alla fine di
ogni livello vi sarà un guardiano che dovremo adoperarci ad annientare studiandone gli
attacchi; gli sarà concessa qualche vita, ma poi si tornerà forti degli schemi di già
memorizzati. Kiki Kaikai è un gioco di azione a 360 gradi di grande spaziosità e
massiccia spensieratezza che si inserisce in quel filone arcade che attinge al folclore
nipponico e che prende in giro le storie di spettri di fine '800. Fu la stessa Taito a
realizzare la conversione PC Engine, che è importante poiché è l'unica davvero in grado
di non far rimpiangere lo splendore del coin-op.
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