KIKI KAIKAI

kikicover.jpg (56025 bytes)La cultura delle fiabe nere, del popolo che vive nell'oscuro, che si risveglia nelle tenebre e che assedia la civiltà terrestre affascina tutt'oggi. E non è un caso che Urusei Yatsura (Lamù in occidente) abbia costruito il suo immenso blasone sulla riesumazione di antichi miti e leggende, visti sotto un profilo goliardico e sarcastico ma non per questo privo di mistero. Quel mistero che assedia Kiki Kaikai sin dal principio, nonostante la estrema carica parodistica dei personaggi, delle ambientazioni e di uno stile di gioco che ironizza sui fasti di un Ikari Warriors ormai datato. Ma alla semplice mistificazione Kiki Kaikai aggiunge un sacco stracolmo di giocabilità e divertimento, elementi importanti che distinguono un capolavoro da un semplice gioco nella media: Kiki Kaikai è quel capolavoro giocoso e rotondo che tutti hanno visto in sala giochi, e che in molti acquistarono nella splendida incarnazione PC Engine che ci accingiamo ad approfondire.

Il fattore conversione è in questo caso una pura formalità, ma vi diremo comunque che si tratta di una fedele riproduzione dell'originale arcade, sia in ambito grafico che sonoro. Ed è subito riconoscibile una estetica di alto livello, con personaggi altamente carismatici e animazioni "divertenti" di spettri, orchi e strane creature striscianti. Particolarmente riuscita la caratterizzazione onirica degli ambienti, volutamente scarnificati della retorica orientale sui generi e resi più interessanti da una indecifrabile simpatia. Dopo aver annientato quelle bestiole saremo inevitabilmente presi da un senso di colpa, ma è come se non soffrissero perchè sono troppo "sceme" per provare dolore. Gli sfondi sono disegnati con il medesimo piglio creativo, nonostante una apparente semplicità che è comunque subordinata allo stile fisico e didascalico della scenografia. Passati i primi cinque minuti di gioco non si potrà fare altro che insediarsi in quella struttura mistica, al fine di perdersi all'interno e restarvi fino al mostro dell'ultimo livello: la isometria con cui tutto è reso contribuisce a semplificare ulteriormente, e rendere estremamente visibile, una struttura ludica che trascende il trascorrere temporale e che non ha bisogno di sterili modernizzazioni. Fortunatamente non ne hanno ancora fatto un seguito in 3D, e per rispetto e decenza ci auguriamo non veda mai la luce (onde evitare le oscenità strutturali degli episodi di Contra apparsi su Playstation). L'emulazione in tal caso ci viene in soccorso esorcizzando alla base eventuali tentativi di "ristrutturazione".

Kiki Kaikai è giocabilità allo stato brado. Puro istinto al gioco. Scalata verso un divertimento etereo ed eterno; pur riconoscendogli quella sfacciataggine tipica di Bomberman, che cattura senza pudore l'istinto al "rotondo" amato da ogni videogiocatore, resta indiscusso uno spessore di gioco praticamente tangibile. Come nel bombarolo della Hudson si è consapevoli di essere avvinghiati, come un bambino nel paese dei balocchi, e di non riuscire a distaccarsi da quella giocosità esasperata che conduce alla redenzione. Le azioni  da compiere nel gioco si definiscono da loro: "cammina e uccidi le bestie infernali". Il gioco potrà svilupparsi verso l'alto, o trovare lunghe sessioni "in orizzontale" per divenire subito a multidirezione. Alla fine di ogni livello vi sarà un guardiano che dovremo adoperarci ad annientare, ed è inutile aggiungere che il suo design goffo e ridicolo renderà quasi dolorosa (per noi) la sua dipartita. Kiki Kaikai è un action game a 360 gradi che lascia grande liberta di azione e massiccia manovrabilità, inserendosi di prepotenza in quel filone videoludico che attinge al folclore nipponico e che prende in giro le storie di spettri di fine '800. E nel contesto "spettrale" in cui si insedia, Kiki Kaikai presenta un sonoro del tutto avvolgente, con interessanti musiche di accompagnamento ed effetti decisamente gradevoli. Indimenticabile in tal senso la melodia del primo livello, accattivante nel suo minimalismo acustico e nel sofisticato crescendo di strani suoni e sibilii lugubri.

 

 

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PRO

Fascino magnetico

Giocabilità sopraffina

Nonsense imperante

CONTRO

Nulla da segnalare

                  
                        

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Note di produzione