MARCHEN MAZE

marchencover2.JPG (19820 bytes)Chiaramente ispirato alle avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Marchen Maze di Namco è conversione diretta dell'omonimo arcade uscito nel 1988. L'adattamento riproduce in modo indolore l'essenza del coin-op, per quanto l'aspetto grafico risulti in effetti differente. Si ha a che fare con un titolo tipicamente fantasioso, che rispecchia le tendenze videoludiche di fine anni Ottanta ma che non disdegna barlumi di originalità. Marchen Maze è una interessante via di mezzo tra shoot'em up verticale e platform game isometrico, in modo che il giocatore si ritrovi con due visioni del videogioco storicamente in contrapposizione. Approviamo il fatto che sia Namco a mischiare le carte, a proporre qualcosa di nuovo, sul profilo stutturale, all'interno di un mercato abbastanza saturo di sparatutto e jump and run. La perdita dell'isometria reale del coin-op non costituisce reato, negli standard di traslazione della Namco del PC Engine, e il gameplay procede. Concede.

Malgrado un'impostazione arcade assolutamente diretta, il gioco viene incontro alle esigenze primarie dell'ex frequentatore di sale giochi, imponendo una rigida continuità di schematiche filo-bidimensionali. Le vicende vedono la bimba protagonista addentrarsi in un modo fuori dal normale, popolato da creature generalmente sceme, occhi tondi, sembianze beote. Avvistabili Pincopanco e Pancopinco, già all'inizio. Saremo dotati di uno sparo standard con possibilità di power up lungo l'incedere, e alla fine di ogni livello ci scontreremo con il classico mostro. Tutto rientra negli standard arcade della Namco. Come da menzione, la novità del gioco sta nell'impostare un tipo di azione bidirezionale, laddove si avrà modo di muovere in otto direzioni in centratura di bersagli e manovrare al salto. In quest'ultimo caso la difficoltà sta nel produrre i balzi calcolando il tempo, giacchè la isometria verticale delle inquadrature compromette, generalmente, la definizione delle distanze. Nulla di invalicabile, per carità. Difatti la opera Namco risulta graziata da un level design di rimarchevole precisione, di notevole collisione, dacché una volta entrati in contatto con un nemico non si muore, ma bensì si viene catapultati all'indietro, verso il baratro, per cui il ritmo, il defluire dell'azione è preservato in sede di continuità, per non frammentare il giostrare, per non fare che il divertimento si trasformi in frustrazione.

Marchen Maze è un adattamento. Sebbene i realizzatori si impegnino nel rendere gli ambienti e i pupazzi del coin-op, schemi e schermi risultano quasi completamente rivisti, e di fatto ci si ritrova con un titolo che per struttura è attiguo all'originale, ma che è anche moderatamente distante dallo stesso per tempistica, per metodi di sopravvivenza. Eppure Alice può ancora generare la bolla a caricamento e sparare a ripetizione. Può, ancora, consumare l'idea vincente che era alla base del gameplay Namco, due anni prima. Manca il parallasse, però. E non è una mera privazione estetica. Il parallasse, in arcade, era utile a determinare la profondità spaziale, invece adesso la individuazione dei bordi è resa in senso di prospettiva e non sempre la cosa funziona: nel quadro dei ghiacci il pavimento viene spesso a uniformarsi allo sfondo, e non è raro che ci si appresti allo strapiombo inconsapevoli. Però il character design è qualcosa di importante. A modello di riferimento vien preso il film Disney del '51, che già si riferiva alla opera letteraria di Lewis Carrol - Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò - per mettere a video gran figurazione dei luoghi e dei personaggi, di bianconigli e brucaliffi, d'eserciti di carta e regine di cuori, ma pure inserendovi oggetti estranei, streghe di passaggio. Pinguini. I suoni, bisogna dire, risultano assai adiacenti alla colonna sonora originale. Quindi le musiche ne ripercorrono l'allegrezza dei toni e fanno gaiezza, gioiosità e giocosità a sedici bit edizione FM. Marchen Maze mette a schermo una Namco inedita già negli anni Ottanta, e benché il livello del porting sia solo discreto, si beneficia di un arcade di stile manifesto.

 

 

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PRO

Buona manovrabilità

Discreta realizzazione tecnica

                 

CONTRO

Assai distante dall'arcade

                   
                        

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