METAMOR
JUPITER Flight-Plan è nota per avere
ideato le saghe di Doukyuusei e Summon Night, ma ai tempi del PC Engine DUO questa piccola
software house nipponica ha avuto modo di cimentarsi con lo sparatutto orizzontale, genere
guida nella softeca della console Nec. Quindi si giunse alla realizzazione di
Metamor Jupiter con la assicurazione di un mercato shoot'em up ancora
fiorente, quantomeno in Giappone, e con il rinnovato interesse verso il genere dopo il
successo degli hudsoniani Gate Of Thunder e Winds Of Thunder.
Ma il titolo di Flight-Plan non è un clone. Il team creativo cerca di rielaborare le
caratteristiche oggettive dello spara e fuggi introducendo elementi di innovazione e
riscrivendo i principi meccanici universali dell'approccio orizzontale. Il risultante shooter
bidimensionale non rinnega la plasticità biomeccanica dettata dai classici, ma
possiede anche la intelligenza di arrischiarsi in territori non ancora marcati dalla
monarchia estetica della Red.
La navicella di Metamor Jupiter si trasforma a comando. In
qualsiasi momento della battaglia aerea potremo premere il tasto "III" e
osservarne la triplice mutazione, così da ottenere tre astronavi in una. A ogni velivolo
corrisponde un arsenale indipendente, oltre che una formazione di sparo peculiare, giusto
per far capire al giocatore che non si tratta di uno sparatutto come un altro. Per
necessità, ogni singola navicella dovrà partecipare attivamente alla guerra tecnologica
di Flight-Plan, e si tratta proprio di comprendere quando e come usare le caratteristiche
di attacco a corredo dei caccia spaziali. Il bombardamento centrale con supporto laterale
allineato della prima nave sembrerebbe buono per qualsiasi condizione, ma ci si accorge
che il laser potenziato della seconda crea danni notevoli ai boss finali, e che la terza,
coi suoi fasci a biforcazione, torna utile quando si tratta di fare del male a postazioni
parallele alla linea di attraversamento. Premendo il tasto "I" il nostro mezzo
volante è in grado di invertire il senso di percorrenza, di modo che si possa sparare
anche ai nemici che sopraggiungano da sinistra; passati i cinque minuti necessari alla
assimilazione dei controlli, lo sparatutto concede momenti di pura creazione aerospaziale
evoluzionista, dispensando un gameplay di iperstrati di fantascienza trilaterale che
deragli consapevolmente in una sincope post-traumatica da decompressione.
Spiazzante, Metamor Jupiter. Complicando l'esistenza al
giocatore lineare, la opera di Flight-Plan riesce a incarnare il significato nascosto
dello shoot'em up avventuroso, e lo fa apportando un livello di fuoco
intelligente, che possa concedere l'onore delle armi anche a partita conclusa. Metamor
Jupiter non è difficile. E' ostile, piuttosto. Selezionando sia il livello di difficoltà
Beginner che quello Expert, ci si dovrà preparare a un calvario di
azione infinita, di mostri meccanici a pacchi, di slalomismi millimetrici. E' comunque
offerta la possibilità di salvataggio della posizione nella memoria del DUO, concessione
che qui si tende ad apprezzare. Ma spostiamoci sulla grafica, visto che lo shooter in
esame appartiene a quei rari casi in cui si realizza l'eccellenza senza usufruire di
particolari effetti speciali. Attraverso la accuratezza degli accostamenti cromatici,
delle distorsioni e del mechanical design, Flight-Plan dimostra di potere fare a
meno del parallasse. Il quadro scenografico di sfondo si esprime in un dettaglio visivo
concreto, che mostra le insenature di ferraglia della navi giganti, che esterna le
giunture dei robot in fase di deambulazione. Coerenza vuole che la colonna sonora di un
grande gioco debba essere degna del gioco stesso, e rispettando la tradizione Metamor
Jupiter offre spunti di maestosità elettrotechno e di visioni trascendenti, suonando
brevi partiture da mettere il loop, ma raggiungendo anche così un livello di
alta esteriorità sonora. Non è che ci lasciamo impressionare dal primo sparatore che ci
capiti sotto mano, per questo è bene considerare quanto appena riferito nel merito di
Metamor Jupiter, perchè non succede spesso che un titolo di genere si guadagni la
denominazione di "gioco di culto".
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