RABIO
LEPUS SPECIAL Il bizzarro uovo alato con guantoni da boxer era stato ideato da Video System
già nel 1987, quando in arcade uscì Rabio Lepus. L'episodio ivi recensito per
PC Engine non rappresenta conversione diretta del titolo, bensì episodio inedito
appositamente creato per la console Nec. La versione coin op aveva riscosso un discreto
successo tre anni prima grazie al carisma della astronave tondeggiante, e Video System
contava di bissare il tutto anche sui lidi domestici. A dirla tutta il tentativo, visto a
quindici anni di distanza, risultava alquanto pretenzioso considerando la feroce
concorrenza sul campo degli shooters, ma è anche vero che in quel periodo fosse
quello il genere per andare sul sicuro se si voleva arrischiarsi nella produzione di un
videogioco. Rabio Lepus Special è uno shooter a scrolling orizzontale
concettualmente simile ad R-Type e vagamente parodizzante del suo manifesto
ludico. Quindi astronavi, strani esseri volanti e proiettili per non andare fuori
traccia....
Lo sparatutto Video System è solo discreto. Nonostante una
struttura a scorrimento collaudata i programmatori non hanno fatto altro che attingere al
primo Rabio Lepus cambiando totalmente gli sfondi. Una parziale novità è rappresentata
dalla barra energetica a tre tacche, che reprime la frustrazione di dovere soccombere dopo
un solo colpo subito. Onnipresenti i power up armamentari e interessante la possibilità
della navicella di sferrare un colpo ravvicinato col guantone. Lo stesso interverrà
automaticamente quando un qualsiasi avversario si accosterà a meno di un palmo della
nostra navicella. Con il secondo pulsante di fuoco attiveremo un attacco speciale
missilistico (le classica smart bomb) che farà piazza pulita al posto nostro. Nulla di
nuovo nè di originale. Bisogna ammettere che sul profilo del divertimento Rabio Lepus
Special offre un buon quantitativo di distruzione da sala giochi, concentrando i suoi
propositi verso quella fascia di videogiocatori assuefatti da R-Type e company.
Sul bilanciamento della difficoltà il lavoro svolto è più che buono. Procedere per i
livelli è fatto agevole alle prime battute, con naturale impennata della difficoltà
verso i livelli finali. Purtroppo, a causa delle dimensioni piuttosto ingombranti della
navicella, risulterà alle volte problematico evitare qualche proiettile, che magari in
condizioni normali avremmo eluso. Ma quest'ultimo risulta essere, alla fine, il male
minore.
Ciò che ridimensiona Rabio Lepus Special è una latente
sensazione di noia una volta ultimato il primo livello. Di fatto la impostazione è troppo
lineare sia durante che alla fine dei livelli, negli scontri con i mostri finali, mossi da
una discutibile A.I. che li vede soccombere senza particolari meccanismi di attacco.
Praticamente tutto l'opposto di ciò che accadeva nel capolavoro della Irem.
Fortunatamente il design degli stessi è molto buono e alla vista possiedono un profilo
caratteriale (osservate pure le movenze del primo boss, che sembra un cinghiale impazzito)
di notevole fattura. La grafica degli sfondi non può contare, purtroppo, sulla medesima
cura realizzativa: malgrado sia presente uno strato parallattico riservato al fondale, il
dettaglio risulta approssimativo e le colorazioni a volte non troppo azzeccate (salvo
alcune eccezioni). Traspare chiara una certa superficialità nella realizzazione delle
costruzioni in primo piano, costituite dai classici spuntoni provvisti di cannone a
ricerca. Tutto già visto e giocato. Sul profilo della programmazione vera e propria non
vi è in realtà alcun lato negativo, vista la totale assenza di rallentamenti e una
ottima fluidità di animazioni e scrolling. Il problema, piuttosto, è nella qualità
incostante del disegno grafico, che solo a volte riesce a incidere cromaticamente e
praticamente mai su quello stilistico. Resta un sonoro che può contare su buoni effetti e
musichette tutto sommato orecchiabili e a tema. Succede, allora, che Video System abbia
sfruttato la console Nec senza adoperarsi realmente nella realizzazione di qualcosa che
potesse essere ricordato, e ciò che alla fine si salva è giusto la caratterizzazione
del personaggio principale. Il che è francamente troppo poco.
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