XEVIOUS:
FARDRAUT DENSETSU La conversione Nec di Xevious,
coin-op Namco del 1982, conferma le attitudini arcade del PC Engine, che negli anni '90,
oltre a portarsi a casa le produzioni da sala del periodo, attingeva al passato remoto per
recuperarvi i pezzi di maggiore pregio. Ma a valutazione degli elementi di gioco inediti
apportati, Xevious: Fardraut Densetsu va anche oltre il semplice concetto
di trasposizione diretta di un arcade. Accade che Namco, approfittando delle superiori
capacità tecniche del PC Engine rispetto al cuore Z80 della scheda originale, realizzi
uno story mode alternativo al coin-op, che pur presente nella HuCard finisce addirittura
in ombra quando paragonato alla modalità Fardraut. Namco non si limita alla riproduzione,
bensì ricrea, reinventa. Quattro anni prima dell'avvento di Playstation e delle
conversioni potenziate di Tekken e Soul Edge, la software house
nipponica offriva all'utente domestico una gustosa anticipazione sugli standard di
traslazione venturi.
In Xevious non vi sono livelli da superare. Piuttosto la
zona verticale viene concepita in aree, sedici per la precisione, che vanno ultimate senza
alcuna suddivisione reale. La Solvalou sorvola un ambiente di terra
suggestivo, colorato, che nell '82 introduceva la novità dello scorrimento e della idea
di sparo antispaziale. A un certo punto la navicella attraverserà le linee di Nazca.
Ulteriore innovazione portata dal coin-op si presenta nel sistema di sparo doppio, che
oltre al laser propone le bombe, che andranno sganciate sulle postazioni fisse (un comodo
mirino faciliterà il puntamento). Ebbene la edizione PC Engine ripropone tutto ciò in
modo più che fedele, facendo copia carbone dell'arcade e adattandolo alla risoluzione
allargata del display televisivo. Ciò detto, la attenzione si sposta verso la menzionata
modalità Fardraut, che sostanzialmente rivisita l'originale Xevious aggiungendovi gli
elementi dello shooter moderno. Quindi disposizione a quadri, boss di fine
livello, power up, cut scenes e nondimeno il cambio volante di astronave
(quattro, una per ogni livello). In virtù di una schiera di nemici anche inediti,
potremmo considerare Fardraut un titolo assolutamente nuovo, certo succube del gameplay
originario, ma di fatto associato a una idea di sparo più flessibile. Fardraut sancisce
l'ingresso di Xevious nella nuova era degli sparatutto.
Scontata la difficoltà globale. Sia in Xevious che in
Fardraut ritroviamo la cattiveria della Namco di Galaga & affini, per una
cultura del gameplay ancora acerba e relazionata agli estremismi di Space Invaders.
Nello scontro con i mostri il livello di tensione si innalza esponenzialmente, visto che a
vita persa si retrocede di due, tre schermi. I guardiani possiedono un punto debole
centrale da aggredire con le bombe: sparare con il laser, in questo caso, si rivelerà
inutile. Benchè obsoleto in un level design necessariamente limitato dal
fardello degli anni, Xevious: Fardraut Densetsu propone una tecnica globale decisamente
riuscita. I colori limpidi, il disegno degli sfondi stilizzato ma tutt'ora irresistibile,
la buona caratterizzazione delle astronavi nemiche, la ottima caratterizzazione della
astronavi amiche, il mare, il verde, le foreste: la opera Namco eccelle senza la
necessità di spremere a fondo l'hardware del PC Engine. Sensazioni positive anche dalle
musiche, completamente riviste in Fardraut e comunque ancora interessanti nella versione
originale. Saranno anche ripetitive, ma la profondità timbrica delle sequenze a
sintetizzatore libero logora ancora il cervello, accompagna la sparatoria esaltandone la
tensione. Impossibile non amare Xevious. Bastardo e innovatore come pochi, cattivo e
rigido come una mazza da baseball, antisemita come un fottuto nazista, lo spara e fuggi
della Namco se ne fotte del bilanciamento, rivoltando il sistema nervoso dell'utente umano
fino al dissolvimento dello stesso. Apprezziamo. Nel simbolismo dei geoglifi di Nazca e
nella squadratura di un design ancora atipico, ci immoliamo alla avventura aerea terrestre
con la consapevolezza di un kamikaze. Siamo moderatamente convinti di potercela fare anche
per questa volta.
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