CHRONO
CROSS Non stiamo parlando
di un RPG qualsiasi. Chrono Cross è il seguito ufficiale del gioco di ruolo
per console per antonomasia dell'era 16-bit, ossia Chrono Trigger.
A quattro anni di distanza, Squaresoft riprende la saga su PSOne, prelevando
la trama da un gioco conosciuto soltanto dal pubblico nipponico, Radical
Dreamers, trasmesso a puntate per mezzo di un apposito add-on per SNES.
Lo staff responsabile del progetto è stato quasi completamente rinnovato;
spicca l’assenza dell’illustre character designer del precedente
episodio, ossia Akira “Dragonball” Toriyama. Nonostante la mancata
collaborazione del famoso mangaka, i personaggi sono caratterizzati
splendidamente, cosa che acquista ancora più valore visto il clamoroso
numero di eroi che si uniranno al nostro gruppo: all’incirca una quarantina.
Incontrando alcuni di essi verrà esclusa la possibilità di acquisirne altri,
aumentando longevità e rigiocabilità; spesso inoltre sarà necessario avere
con sé un determinato personaggio per scoprire alcuni segreti e nuove
rivelazioni. Potendo portare in battaglia solamente il classico trio, le
combinazioni sono innumerevoli.
Al principio ci ritroveremo nel nostro villaggio in riva
al mare, in una giornata come tante altre. Ma quando arriveremo alla spiaggia di Opassa
saremo misteriosamente catapultati in un universo parallelo, in cui Serge, il
protagonista, è annegato da piccolo. Prima ancora di vedere la nostra lapide, ci
renderemo conto che molte altre cose sono cambiate in questo nuovo mondo. Con l'aiuto di
Kid, una simpatica e coraggiosa ragazzina, partiremo decisi alla scoperta della verità.
I fans di Chrono Trigger si chiederanno: ma dove sono finiti Crono, Lucca, Marle e gli
altri? Niente paura: sono diversi i riferimenti a questi amatissimi predecessori, per cui
tornerà utile ricordarsi qualcosa del gioco precedente. Ciononostante Chrono
Cross narra una storia completamente indipendente. La trama ha parecchi risvolti
nascosti, e nel complesso è molto varia e fantasiosa. Non mancano i momenti avvincenti,
come quando si dovrà viaggiare tra le due dimensioni per poter recuperare un ingrediente
di un antidoto, introvabile nel mondo parallelo dove giace sofferente una nostra amica;
oppure quando accadrà un clamoroso scambio di corpi
I fondali renderizzati sono di
rara bellezza: l'atmosfera che trasuda da ogni ambientazione è merito anche della
riuscitissima colonna sonora di Yasunori Mitsuda, storico compositore
della serie. Ma l'innovazione fondamentale rispetto ai titoli della saga di Final Fantasy
consiste nell'abolizione dei fastidiosissimi incontri casuali. Ogni nemico è
perfettamente visibile sul nostro cammino, avendo così la possibilità di aggirarlo
evitando lo scontro.
Tenendo presente che anche i nostri tre eroi attivi
scorrazzano per lo schermo, immaginate delle locations vive e popolate da superbi modelli
3d (sia nemici che NPC sono curati e ben fatti). L'utilizzo delle varie abilità ricorda
abbastanza il mitico "Materia System" visto in Final Fantasy VII: crescendo di
livello, ogni personaggio aumenterà degli slot in cui inserire magie o mosse speciali.
Non esistono i punti mente; una volta usata un'abilità non la si potrà più usare fino
alla battaglia successiva. C'è inoltre buona tattica in Chrono Cross: qualsiasi eroe o
nemico possiede per natura uno dei sei elementi, e quindi sarà maggiormente sensibile a
tecniche di attributo opposto. Al solito, descrivere un RPG esaustivamente non è
materialmente possibile. Vi diremo perciò che Chrono Cross è bello, e non useremmo mai
una frase così banale se non fosse strettamente necessario. Anche cercando il pelo
nell'uovo, si trovano delle attenuanti. Ad esempio, il gioco non è così lungo come i
suoi colleghi Squaresoft; però esiste una modalità chiamata New Game+, disponibile una
volta terminata l'avventura, che permette di skippare velocemente i dialoghi per
concentrarsi sull'esplorazione dei segreti e dei finali multipli
Inoltre ripartiremo
dall'ultimo livello raggiunto! Un'altra piccola spina nel fianco potrebbe essere la mappa
del mondo: anch'essa è realizzata in un 2d renderizzato, facendoci rimpiangere le vaste
lande poligonali dei suoi più famosi simili. Ma se è solo questo il prezzo da pagare per
avere un gioco di ruolo ricco di personaggi, ognuno con una sua precisa identità (anche
linguistica), travolti da accadimenti emozionanti, in un territorio così incantevole da
bucare lo schermo, non ci si può davvero lamentare.
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