DRIVER

arkanoidcover2.JPG (16060 bytes)Driver sorprende. L’utenza playstationara si era appena abituata ai virtuosismi tecnici e grafici di Gran Turismo, dalla riflessione della luce sulle vetture dovuta all’enviromental mapping, al realismo delle dinamiche fisiche sfoggiato da ammortizzatori e sospensioni, ma Reflections Interactive (già responsabile dello sviluppo di Destruction Derby) riesce ad osare al di fuori del seminato licenziatario di Polyphony. L’auto di Tanner si distrugge, letteralmente, perde un fanale ma tira avanti con l’altro, i cerchioni schizzano fuori dal copertone a causa di curve a gomito troppo azzardate, la carrozzeria si accartoccia vistosamente ma in maniera del tutto credibile. Fanno da scenario quattro tra le metropoli americane più amate del mondo: New York, Miami, San Francisco e Los Angeles, ricostruite in modo talmente fedele all’originale che, stando alle riviste del tempo, un tassinaro newyorkese riuscì ad orientarsi perfettamente nella Grande Mela virtuale. Nonostante egli abbia dovuto compiere un balzo indietro nel tempo: siamo a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, e la cosa non solo si vede, ma si sente. La chitarra ritmica wah-wah style precede ed accompagna l’intenso groove tipico dei telefilm dell’epoca, il cui epicentro erano gli estenuanti ed avvincenti inseguimenti alla guida di auto rubate o della polizia, a seconda dei casi.

Elevate tutto questo alla terza (dimensione) ed otterrete Driver, il simulatore di car-chase movie definitivo, con tanto di replay modificabile. Il regista siete voi: è possibile piazzare le telecamere dove più ci aggrada e decidere la durata di inquadratura, operando così un montaggio simil-cinematografico da salvare su memory card per ammirarlo in seguito con interesse cinefilo. Ma è l’interesse cinetico dell’esperienza su strada che convince maggiormente, con una giocabilità calibrata e una difficoltà che sa mettere alla prova il giocatore, talvolta in modo assassino. Il tempo è contro di noi, sia durante i pedinamenti, sia nelle fughe, ma soprattutto nelle lunghe traversate cittadine da compiere in modo spericolato, facendo attenzione alle pattuglie della polizia provviste di auto kamikaze in pieno stile Blues Brothers. Driver centrava già allora un obiettivo che ancora oggi si fa fatica a raggiungere, ossia fornire un’esperienza di gioco cinematografica anche al di fuori dei filmati di intermezzo.

Una prova decisamente ostica fa da preludio alle nostre scorribande urbane, forse tra le più sbilanciate mai viste in un videogame: il giocatore si ritrova a bordo di una Ford Mustang ‘65 all’interno di un garage, osservato dal boss mafioso Castaldi, il quale indica tutte le manovre necessarie da compiere per impressionarlo ed ottenere così la sua fiducia. Un addestramento duro e severissimo che amplificherà la nostra sensazione di libertà una volta in strada, pronti a cominciare questo sporco lavoro di agente sotto copertura. Ci capiterà di ascoltare le chiamate registrate sulla segreteria telefonica nella stanzetta di un motel, accettando di volta in volta incarichi di vario genere. Una piantina dettagliata della città ci sovviene in aiuto, così come il radar dell’area circostante, utilissimo per adocchiare eventuali pattuglie di polizia. Già, come in ogni buon film che si rispetti, un poliziotto in incognito dovrà ingoiare il rospo ed accettare anche una bella serie di rogne con le forze dell’ordine. Del resto, Driver è fisicamente, strutturalmente forgiato per mettere in scena delle sequenze d’inseguimento al cardiopalma.
E’ possibile avere una visione completa di ciò che accade intorno a noi grazie all’esteso specchietto retrovisore e alla perfetta configurazione dei tasti dorsali per gestire una visuale al lato destro, sinistro e posteriore della vettura. Una barra in cima allo schermo ci informerà sul nostro status di ricercati, e con l’aumentare di essa ci ritroveremo tra i piedi delle vere e proprie barricate di auto della polizia in mezzo alla strada, a mo’ di posto di blocco. A noi decidere se fare dietro front o, nel caso fossimo braccati alle spalle, tentare un disperato speronamento. Vedere schizzare tutte queste auto sottoposte a un motore fisico impressionante in un ambiente dettagliato (minato soltanto da un più che tollerabile pop-up all’orizzonte) non è solo un tripudio scenografico, ma una dimostrazione dell’incredibile lavoro svolto dal team Reflections, che sfrutta in modo viscerale le risorse, apparentemente senza fondo, dell’hardware a 32 bit della scatoletta targata Sony. A tutto questo si affianca la stellare colonna sonora acid-jazz e funk-rock composta da una leggenda dell’industria videoludico-musicale, ossia Allister Brimble (già compositore Amiga per Team 17 e non solo). Riconosciamo dunque a pieno titolo i meriti estetici e tecnici di Driver, che vanno visti come alfieri di un intrattenimento sano, sanguigno, ben ideato. E che non a caso tracciava le linee guida per il free-roaming su strada di nuova generazione.




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PRO

Prodigio tecnologico

Tensione e adrenalina

Funk a palla

CONTRO

Tendenzialmente lineare

                     
                      

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