FINAL
FANTASY VII La produzione di Final Fantasy VII era cominciata su Nintendo 64,
tanto che per diversi mesi le maggiori testate giornalistiche ne avevano diffuso le prime,
incredibili immagini. Poi Squaresoft, per via del pesante ritardo sulluscita della
console Nintendo, decise di dirottare il progetto su Playstation, che per altro otteneva
un consenso di vendite sempre maggiore. La vicenda fece talmente infuriare Nintendo che
Squaresoft fu bandita dalla realizzazione di qualsiasi progetto, presente o futuro, per il
Nintendo 64, cosa alquanto eclatante poiché anni prima aveva fatto la fortuna del Super
Famicom con importanti saghe RPG quali erano Secret of Mana, Chrono
Trigger e lo stesso Final Fantasy VI. Il diverbio si è protratto fino ai
giorni nostri, tanto che su Gamecube pare non vi sarà spazio nè per la saga di Final
Fantasy nè per qualsiasi altra produzione videoludica relazionata alla attuale
SquareEnix. Ma la scissione ha naturalmente penalizzato solo Nintendo.
Il gruppo di eroi creato per il mondo di Final Fantasy VII
fa parte della Avalanche, una società di ribelli che si oppone a un organo
governativo assolutista e dittatoriale denominato ShinRa. Forze del bene opposte a forze
del male, come accaduto in tutti i precedenti episodi della saga, sebbene adesso la lotta
contro l'ineluttabile assuma un carattere politicizzato. Per quanto dislocate in una
società parallela e futurista, le vicende enarrate portano continui riferimenti alla
attualità sociopolitica, non risparmiando divagazioni bibliche e filosofiche ed
esponendosi in una volontà di redenzione spirituale coerente al Buddismo. Dietro
la opera Squaresoft vi è una storia complessa, pregna di una tensione emozionale
crescente e di condizioni di pura lirica narrativa: il momento del ritorno di Sephiroth,
leggendario combattente dato da tutti per disperso, sintetizza bene i tempi di
frazionamento della avventura, che per mantenere salda la attenzione dell'utente vivacizza
continuamente il racconto provocando un flusso di reazioni emotive. Ma per i conoscitori
della saga Squaresoft i temi impegnativi della trama non costituivano di certo una
novità.
La innovazione reale portata da Final Fantasy VII,
al di là del perfezionato sistema di attacco e della introduzione del limit break,
è strettamente estetica. Per la prima volta Square faceva uso della grafica
tridimensionale e pre-renderizzata, e per la prima volta il genere dei giochi di ruolo si
affacciava a caratterizzazioni in texture mapping. Ciò nondimeno, il dettaglio
delle visuali riafferma una certa isometria bidimensionale, ampliata dai nuovi effetti di
illuminazione dinamica delle ambientazioni e dalle inquadrature cinematiche dei
combattimenti. Le colorazioni dirigono verso un fotorealismo di agglomerati di ferro e
fumo per modellare un universo post-cyberpunk e neo-tecnologico.
Elegante il character design malgrado la spigolosità delle figure poligonali e
decisamente ottime le animazioni ingame e dei filmati. E in questa opulenza
iconografica il maestro Nobuo Uematsu, già compositore dei precedenti Final Fantasy, può
adesso dirigere una orchestra reale e finalmente cimentarsi in una composizione
strumentale complessiva: l'Aerith's Theme si porta via, oltre
che il cuore degli appassionati, anche le vecchie tecnologie a chip sonoro che furono del
Super Nintendo. Il supporto CD di Playstation, a quanto pare, non era così inutile come
certa dirigenza Nintendo soleva dichiarare. Ebbene Final Fantasy VII conferma la
elevatissima qualità dei precedenti capitoli della serie determinando il passaggio
ufficiale del ruolista a 16 bit alle nuove tecnologie a 32, con annessa intrusione di Full
Motion Videos e quindi di sequenze non interattive. Si è al preludio del
mutamento ideologico della saga verso la pura spettacolarizzazione.
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