FINAL
FANTASY VIII Annunciato con squilli di tromba e rulli di
tamburi, l'ottavo capitolo della saga ideata da Hironobu Sakaguchi approdò su PSOne nel
1998, a poco più di un anno di distanza dal suo storico predecessore.
Si vedevano spot in televisione, con brani che parevano estrapolati da un opera lirica,
mentre scorrevano immagini in CG di ineguagliabile bellezza. Perfino coloro i quali non
avevano mai impugnato un joypad in vita loro conoscevano Final Fantasy VIII. Squaresoft
estremizzò ciò che maggiormente fece presa in occidente, ossia l'enfasi visiva e
cinematografica, imbottendo quattro cd-rom di filmati e modelli poligonali assai più
dettagliati (Cloud in confronto sembrava un botolo squadrato). Il risultato fu decisamente
notevole, ma qualcosa da quel momento cambiò in modo definitivo. Non si trattava più di
un "gioco di ruolo", ma del "Final Fantasy", genere ibrido tra un film
interattivo in Full Motion Video e un RPG.
In effetti qualcosa non quadrava. L'intento di ricreare il realismo in un gioco che
dovrebbe essere fantastico per definizione lascia alquanto perplessi. I personaggi
sembrano usciti da un catalogo di Armani: hanno tutti la stessa corporatura, la medesima
altezza, persino i lineamenti si rassomigliano. Per compensare questa similarità, i
protagonisti di Final Fantasy VIII sono alquanto stereotipati: abbiamo Squall Leonhart, il
nostro solito tenebroso alter-ego, ancora più introverso e scontroso che mai; Rinoa, la
classica ragazzina apparentemente indifesa dal carattere deciso, che tanto piace ai
giapponesi; poi c'è il borioso e malvagio Seifer, il simpaticone di turno, la ragazza
infantile, l'effemminato
L'unico personaggio caratterialmente sopra le righe è
Laguna Loire, che controlleremo in alcuni misteriosi flash-back. Altri punti deboli sono
insiti nel game design: le battaglie si basano quasi esclusivamente sull'utilizzo
dei Guardian Force, vale a dire evocazioni di enormi entità semidivine che provocano
gravi danni, tramite interminabili quanto spettacolari animazioni. Sebbene siano una gioia
per gli occhi, i combattimenti si prolungano un po' troppo, rischiando di annoiarci;
inoltre la varietà tattica risulta limitata. Numerosi sono i tagli, le semplificazioni: i
punti mente sono scomparsi, le magie vengono estratte direttamente dai nemici o prelevate
da fonti apposite. Stesso dicasi per la barra del Limit, e per il cambio
di posizione sul fronte o nelle retrovie.
Non mancano tuttavia delle simpatiche novità: un sotto-gioco di carte, il pagamento
"a stipendio", il sistema di costruzione delle armi
Si potrà viaggiare in
treno o in macchina (pagando), evitando fastidiosi incontri. In più, i Guardian Force
vanno fatti salire di livello per guadagnare nuove abilità, come se fossero dei veri e
propri personaggi. Anche il Garden, l'accademia semovente che sarà il nostro principale
punto di riferimento, è strutturalmente ben congegnata, e ci darà l'illusione di vivere
in una seconda casa virtuale. Forse la più grande pecca di Final Fantasy VIII è quella
di aver curato troppo l'estetica a sfavore di trama ed atmosfera, e questo dobbiamo
sottolinearlo. Le centinaia di eventi alle quali assisteremo sembrano essere un collage
disorientante, intervallato dagli ipnotici FMV. Le musiche di Nobuo Uematsu (a parte
l'impressionante "Liberi fatali"), non superano per armonia e varietà quelle
ascoltate nel settimo capitolo. Resta comunque un'avventura molto valida. Davvero, per
terminarla sono necessarie parecchie ore, in più non sarà uno scherzo trovare tutti i
luoghi segreti. L'impatto visivo è come una giostra che ci invita a ripetere nuovamente
il giro. Ma una volta scesi, ce la si scorda in fretta. Insomma, quest'ottavo Final
Fantasy vale la candela o no? Obiettivamente sì. Ma a nostro avviso chi ha amato
personaggi carismatici come Sephiroth o Red XIII continuerà a preferire l'unico capitolo
della saga in cui si può scivolare con uno snowboard, guidare un sottomarino o allevare i
Chocobo per farli gareggiare al Golden Saucer. E sentirsi meno
soddisfatti giocando a un nuovo episodio può essere quasi imperdonabile.
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