THE GAME
PARADISE 2 Il seguito di The Game Paradise!
si decise di renderlo una esclusiva Playstation. Non era neppure una scelta
scandalosa, visto il disastro commerciale del Saturn, che nel 1998 era praticamente
defunto. Fatto singolare è che The Game Paradise 2, pur continuando il
citazionismo verso i coin-op classici della Jaleco, non ebbe mai un corrispettivo arcade.
Il titolo si rivolgeva prevalentemente a un pubblico di otaku, ai fanatici dell'anime
style, ai collezionisti di sparatutto con le donnine e i robot. Per tale ragione
l'uso della grafica tridimensionale è difficilmente spiegabile, anche su base
Playstation, ma evidentemente Jaleco pensava di intrufolarsi in una fascia di mercato più
estesa e di procurarsi, in questo modo, maggiori opportunità di guadagno. Ma il titolo
non ottenne il successo auspicato. L'errore di Jaleco fu quello di avere snaturato del
tutto la estetica ultracromatica del precursore e di non avere considerato che l'otaku, se
non vede 2D, non compra. Oltre a ciò, anche il gameplay subiva un ridimensionamento nella
quantità di sparo da produrre per livello, il che andava a semplificare all'eccesso la
missione del giocatore.
Se il primo Game Paradise poteva sfoggiare una edizione speciale con tanto di OAV allegato, su Playstation ci si deve accontentare di una discreta presentazione in FMV. Dalla schermata delle opzioni, completamente in giapponese, si accede a svariate modalità di gioco in singolo o in cooperativa, e a sorpresa si scopre che il titolo è stato concepito principalmente come shooter a puntamento. Mentre lo schermo scrolla dovremo sparare con la Guncon a tutto ciò che si muove, accumulando un punteggio proporzionale alla importanza del bersaglio. E' possibile optare per una modalità ibrida, in cui il primo giocatore muove la navicella e il secondo spara con la pistola. Bizzarro. Non manca di originalità questo Game Paradise 2, che riesce a far coesistere due generi in apparente conflitto senza troppo penalizzare la giocabilità. Qualche limite di struttura viene fuori dalla ripetizione forse ostentata degli schermi, ma se proprio non si digerisce la pistola si può sempre ripiegare nella impostazione classica di spara e fuggi in verticale. Allora selezionato uno dei sei personaggi, tratti da classici come Exerion, Formation Z, Field Combat e Plus Alpha, si comincia in una sparatoria spensierata con la libertà di scelta del livello di partenza. L'orda nemica si dimostra abbastanza arrendevole e non ci vorrà molto a ultimare tutto coi crediti in avanzo. Se non altro, un minimo di interesse resta vivo nella possibilità di ricominciare con un nuovo pupazzo manga. A parte l'inserimento delle modalità con pistola, Jaleco attua una generale opera di riciclaggio. I livelli del primo Game Paradise vengono rielaborati in chiave tridimensionale per ripercorrerne grossomodo le ambientazioni, e anche la disposizione di alcuni nemici appare identica. La visuale muta spesso angolazione, forzando la prospettiva in improvvisi cambiamenti di inquadratura, ma dal punto di vista artistico siamo ben lontani dallo shoot'em up apparso su Saturn: perso il dettaglio della bidimensione, ciò che resta è un panorama smorto, scarsamente texturato, colorato peggio. I nemici poligonali non sarebbero male, soprattutto quelli finali, e anche le animazioni zoomano con discreta fluidità, allorchè la parte estetica meglio riuscita riguarda i filmati di presentazione dei personaggi, brevi ma piuttosto divertenti. Una massiccia dose di character design giapponese svela la natura strettamente fanboysta dello sparatutto, benchè il tratteggio sbarazzino delle ragazzine con le tettine sia interessante, per noi che non ci perdevamo una puntata di Creamy. Succede poi che la brillante colonna sonora risulti sin troppo sprecata per questo shooter mediobasso, coi musicisti che si prodigano divertiti nel melodismo zuccheroso à la Star Parodier e in ritornanze pop che è bello canticchiare dopo i pasti. Fra mech, donnine e maiali volanti si riesce a non bocciare del tutto la opera di Jaleco, che un suo perchè cel'ha nel comparto opzioni ricco di modalità extra e tutorial, nel moderato divertimento della pistola come secondo giocatore di supporto, nella dignità verticalista del lock-on copiato da Raystorm, nel messaggio storicista dei coin-op degli anni '80. Se i realizzatori avessero puntato su di una struttura ancora bidimensionale, siamo convinti che The Game Paradise 2 non avrebbe fatto rimpiangere il più blasonato predecessore.
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PRO |
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Le musiche |
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La pistola |
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Il character design |
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CONTRO |
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Graficamente sciatto |
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Ludicamente migliorabile |
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