G-DARIUS

gdariuscovermini.JPG (16839 bytes)Tal G-Darius si mostrava nel '97 su Playstation come porting da arcade tridimensionale assai avanzato. Eppure l'estrema somiglianza della Taito FX 1B System con la architettura a 32 bit della Sony fece in modo che l'interezza estetica risultasse minuziosamente riprodotta. Un bene per le umanità fuoriuscite perplesse dai cliché di Darius Gaiden, che era molto buono ma che indubbiamente restava avvinto a meccanismi antenati e già passati al setaccio del premere forte pulsante di fuoco e andare per bivi. G-Darius procede in avanti. Inventa. E va anche oltre il visionarismo dei crostacei volanti e rotanti - qui più che rotanti - mirando a sovrastrutturare il gameplay un tempo fisso sul power-up tridirezionale; adesso Taito introduce un sistema di agganciamento del mezzo nemico, il quale viene convertito in satellite di supporto. Intuizione geniale. Abbiamo stormi di astronavi aliene messe lì come pietanze su di una tavola imbandita ed è giusto questione di scegliersi il technopesce più idoneo all'abbisogna, dal momento che ognuno si tramuterà in una peculiare arma di attacco o difesa. Il "tonno scudo" è qui particolarmente ambito.

Il passaggio alla terza dimensione di G-Darius è così più radicale che in Raystorm, le cui caratteristiche meccaniche rimangono grossomodo costanti al raffronto diretto con Layer Section. Questo nuovo Darius si impone come l'episodio cruciale della intera saga proprio perché rinnova con la medesima raffinazione tanto le tecnologie grafiche che le dinamiche di gioco, adesso assolutamente rielaborate e inserite in un contesto di strategie multiple da sperimentare a oltranza, finché non siano agguantate sequenze di inglobamento efficaci sul lungo termine. G-Darius guarda al futuro. Nel mezzo di questo arco temporale illuminista e modernista marchiato Playstation Taito trova il modo di allinearsi alle avanguardie poligonali post-arcade e si mette a solcare le frontiere dello shoot'em up pionierista pur conservando una mentalità hardcore. Visto che la navetta doveva viaggiare ancora in orizzontale, gli sviluppatori virano verso una sparatoria che per quanto ben saldata alla filosofia del pattern estremo si insedia in un principio di casualità che è parente della randomizzazione in tempo reale vista in ben note produzioni Raizing, seppure in G-Darius la variabile del rank system sia del tutto assente. Quindi il collidere di questi due sistemi di potenziamento paralleli - power up classico e incastramento volante - genera vie di risoluzione alternate e alternative e monta un delirio di tatticismi estemporanei in potenza di rigenerare il decorso della azione a caduna nuova partita.

Sembra che la smart bomb non sia contemplata. Ma si tratta di supposizione errata. La smart bomb c'è. E scatta in quanto atto di escaturazione del supporto acquisito. Ergo, qualora si fosse di già appagati dell'armamento raggiunto e si realizzasse come superflua l'aggiuntiva arma estratta si potrà optare per una deflagrazione di ottima efficacia che ne cagioni, a penitenza, l'immediato dismembramento. Lo shooter Taito è importante, ma pure seriamente ostile. Apposite sessioni con accompagnatore umano risolverebbero in parte i momenti di assembramento nemico maximo, ma è pur certo che le migliori gratificazioni si ottengano nell'assolo nichilista, in questo metafisico penetrare spazi a distorsione temporale che si allinei continuamente al sound onirico del Zuntata, sempre in ascesa se si parla di Darius e ancora saturo di strida e culti, rimandi a cronache atlantidee di civiltà fantascientifiche e dei in terra. Le visioni a grafiche poligonali descrivono paradossi iconici, muovono in disinvoltura giganti a branchie siderali a modellazione dei nuovi stili dello sparatore bidimensionale, quello che era rimasto fisso a contemplare i verticalismi di Toaplan almeno fino al tardo Novantasei. La adozione del 3D si rivela sensata, azzeccata pure quando la nave madre rimane salda al piano 2D con lo sfondo che si disallinea al visus prospettico. Effetto pellicola anni Trenta su cui si soprassiede volentieri. In versione Playstation G-Darius dispone di una intro animata in FMV assente in sala giochi e di un comparto opzioni che consente il libero settaggio del livello di difficoltà (il Normal è già assassino quanto un Hard di Darius Gaiden). Shooter di altissima identità, evidentemente. Nel Novantasette Taito si arrischia alla modernità ma non perde di vista la sua storia, le sue idee ipertecniche e i suoi futuri impossibili.

 

 

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PRO

Mostruoso engine poligonale

Soundtrack possentissimo

Le capture balls

CONTRO

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Note di produzione