G-DARIUS
Il passaggio alla terza dimensione di G-Darius è così più radicale che in Raystorm, le cui caratteristiche meccaniche rimangono grossomodo costanti al raffronto diretto con Layer Section. Questo nuovo Darius si impone come l'episodio cruciale della intera saga proprio perché rinnova con la medesima raffinazione tanto le tecnologie grafiche che le dinamiche di gioco, adesso assolutamente rielaborate e inserite in un contesto di strategie multiple da sperimentare a oltranza, finché non siano agguantate sequenze di inglobamento efficaci sul lungo termine. G-Darius guarda al futuro. Nel mezzo di questo arco temporale illuminista e modernista marchiato Playstation Taito trova il modo di allinearsi alle avanguardie poligonali post-arcade e si mette a solcare le frontiere dello shoot'em up pionierista pur conservando una mentalità hardcore. Visto che la navetta doveva viaggiare ancora in orizzontale, gli sviluppatori virano verso una sparatoria che per quanto ben saldata alla filosofia del pattern estremo si insedia in un principio di casualità che è parente della randomizzazione in tempo reale vista in ben note produzioni Raizing, seppure in G-Darius la variabile del rank system sia del tutto assente. Quindi il collidere di questi due sistemi di potenziamento paralleli - power up classico e incastramento volante - genera vie di risoluzione alternate e alternative e monta un delirio di tatticismi estemporanei in potenza di rigenerare il decorso della azione a caduna nuova partita. Sembra che la smart bomb non sia contemplata. Ma si tratta
di supposizione errata. La smart bomb c'è. E scatta in quanto atto di escaturazione del
supporto acquisito. Ergo, qualora si fosse di già appagati dell'armamento raggiunto e si
realizzasse come superflua l'aggiuntiva arma estratta si potrà optare per una
deflagrazione di ottima efficacia che ne cagioni, a penitenza, l'immediato dismembramento.
Lo shooter Taito è importante, ma pure seriamente ostile. Apposite sessioni con
accompagnatore umano risolverebbero in parte i momenti di assembramento nemico maximo,
ma è pur certo che le migliori gratificazioni si ottengano nell'assolo nichilista, in
questo metafisico penetrare spazi a distorsione temporale che si allinei continuamente al sound
onirico del Zuntata, sempre in ascesa se si parla di Darius e ancora saturo di strida
e culti, rimandi a cronache atlantidee di civiltà fantascientifiche e dei in terra. Le
visioni a grafiche poligonali descrivono paradossi iconici, muovono in disinvoltura
giganti a branchie siderali a modellazione dei nuovi stili dello sparatore bidimensionale,
quello che era rimasto fisso a contemplare i verticalismi di Toaplan almeno fino al tardo
Novantasei. La adozione del 3D si rivela sensata, azzeccata pure quando la nave madre
rimane salda al piano 2D con lo sfondo che si disallinea al visus prospettico. Effetto
pellicola anni Trenta su cui si soprassiede volentieri. In versione Playstation G-Darius
dispone di una intro animata in FMV assente in sala giochi e di un comparto
opzioni che consente il libero settaggio del livello di difficoltà (il Normal è
già assassino quanto un Hard di Darius Gaiden). Shooter di altissima
identità, evidentemente. Nel Novantasette Taito si arrischia alla modernità ma non perde
di vista la sua storia, le sue idee ipertecniche e i suoi futuri impossibili.
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PRO |
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Mostruoso engine poligonale |
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Soundtrack possentissimo |
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Le capture balls |
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CONTRO |
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....... |
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