GRAN
TURISMO Si è detto e scritto abbastanza, sul fenomeno, sul grande gioco.
Qualcosa di travolgente, che ti lascia senza fiato. E Gran Turismo, il primo, il
precorritore di una idea automobilistica sofisticata, realistica, pneumatica, lacerante.
Era meglio giocare a Gran Turismo o guidare una macchina? Si sarebbe propensi per la prima
ipotesi con una unica riserva: i danni fisici alle autovetture. In Gran Turismo non sono
implementati per via di alcuni vincoli con le case automobilistiche che si opponevano con
fermezza alla distruzione, seppur virtuale, delle proprie automobili. Un fatto dibattuto
ancora oggi nei vari Gran Turismo 2 e 3 ma che non trova risoluzione legale nè
compromessi di forma. Un problema minore che alla luce di tutto non inficia il titolo di
Poliphony e che non avrà influenza sulla valutazione finale. Perché Gran Turismo
avrebbe rivitalizzato un genere, quello dei racing games, che da tempo
non riusciva ad offrire alcuna innovazione stilistica degna di nota, e lo avrebbe fatto
attraverso la propagazione del realismo.
Si comincia con la intro che scalda il motore, che
esalta le lamiere delle carrozzerie, i cerchi delle ruote, i disegni delle marche e dei
marchi che irrompono sul video in un low res che, volante in pugno, passa
decisamente inosservato. Gran Turismo è nato per soddisfare lautomobile prima
dellautomobilista, è pensato per dar sfogo all'arte del costruire, dell'assemblare
e del mettere in pista con fior di sgommate sui cordoli, furiosi testa a testa,
incredibili controsterzi. E allora vai di ritocchi del motore, di abbellimenti del cofano,
di sostituzione delle gomme per aderire meglio al cemento. Vai di sorpassi mozzafiato
seguenti la scia, vai di tempi record ottenuti al cardiopalma e in derapage, vai
con il collezionismo, con l'automodellismo maniacale che ti fa sentire ricco. Vai di
ottenimento delle patenti per poter concorrere alla corsa vera, quella dove per ottenere
la Mitsubishi nuova di fabbrica bisogna arrivare primi guidando un furgone che se sbagli a
sterzare si stacca dall'asfalto e finisce nel terreno. E guai a non prendere la edizione
giapponese, ché delle altre meglio non parlarne, e se è vero che quale che sia la
versione il gioco resti praticamente il medesimo - fatta eccezione per le bande nere della
conversione Pal - e che nelle edizioni occidentali vi siano addirittura alcuni
miglioramenti sul gameplay e sulla velocità globale, è altrettanto vero che in occidente
ci si è dovuti sorbire il nuovo soundtrack della intro animata, quello un po' underground
e techno giovanile in linea con le nuove tendenze musicali anglosassoni che devasta il
lavoro di accordatura tra immagini e suoni prodotto in origine dai musicisti Polyphony.
Torniamo alla versione nipponica: storia, si è detto.
Poiché la storia è fatta di momenti, di intuizioni. All'interno della sobria confezione
alloggia un libretto brossurato che illustra, purtroppo in giapponese, le caratteristiche
fisiche e comportamentali delle auto licenziate nonché la storia delle scuderie
rispondenti. Difatti Gran Turismo consente di gestire un esteso garage di autovetture
esistenti, per gran parte attualmente in commercio. Si parte dalla Corvette, passando per
la Honda, finendo alla Crysler senza batter ciglio, né lesinare sulla bava. Gran gioco di
guida questo Gran Turismo, ma soprattutto gran simulatore, gran tutto. Ché è la
rivoluzione estetica a costernare da subito, dacché i riflessi del paesaggio sulle auto
non s'erano mai visti, perché una così realistica animazione delle vetture era un fatto
inedito anche in sala giochi; il sobbalzo delle sospensioni a margine di una curva
estrema, con l'auto che si inclina per la forza centrifuga e slitta sull'asfalto
procurando eventuali testacoda è ancora sintomo di perfezione dinamica. Lo scrolling
viaggia ancorato sui 30 fotogrammi per secondo, calando di frames nei soli momenti di
fuoripista (impercettibilmente), ma comunque scrollando a velocità elevatissima quando si
è a bordo delle macchine più potenti. Macchine performanti ma anche completamente
modificabili grazie a un tune-up con cui metter mano al carburatore, ai pneumatici, alla
carrozzeria, alle turbine e persino al motore, la cui sostituzione può realizzare vetture
strutturalmente simili a un missile. Attraverso l'opera di Poyphony Digital il corsistico
diventa un atto di formazione, uno spot in riformazione del feticcio dell'automobile in
funzione di un messaggio culturale moderno, un fenomeno di settore che si insinua nel
sociale per sancire i nuovi parametri di riferimento del videogioco.
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