The Adventures of LOMAX

lomaxcover.jpg (20171 bytes)The Adventures of Lomax definisce il completamento di una trilogia. Si metta da parte il marchio Psygnosis poiché nel caso in questione assume il ruolo di semplice vettore, distributore. A realizzare Lomax fu in verità quel che restava della Thalion, scomparsa un anno prima a seguito di una strategia di marketing palesemente suicida. Dietro il Lomax si cela un duo di programmatori il cui passato è connesso ai nomi di Lionheart (Amiga, 1993) e Flink (Megadrive - Amiga CD32, 1995), ed è quindi immaginabile quel che Henk Nieborg ed Erwin Kloibhofer siano stati in grado di concepire su di un hardware di nuova generazione come Playstation. Con Lomax possiamo dire che si concluda un glorioso ciclo della storia dei videogiochi, realizzatosi in quattro anni di pazzia barocca assoluta, di ideazione e modellazione di un genere di iconografia nato ed estintosi su suolo europeo. Quindi il trittico di platform games forgiato da Thalion trova il suo culmine sulla piattaforma che aveva ereditato la popolarità di Amiga, ma che dal punto di vista del 2D non aveva ancora raggiunto il suo apice di programmazione.

Persuasa di poter offrire al titolo un rimarchevole impulso distributivo, Psygnosis strumentalizzò il blasone di una delle sue saghe di maggior successo (i Lemmings) imponendo quale protagonista di gioco una di quelle simpatiche creature tendenti all'autolesionismo. Le si diede il nome di Lomax e la si inserì in un contesto fantasioso che rispolverava, per giustificare l'ausilio dei Lemmings, alcuni elementi di contorno caratterizzanti. Ma le analogie si fermano qui, poiché con i Lemmings codesto gioco ha da spartire ben poco essendo di fatto un titolo a piattaforme dalla fisionomia adventure. Come accaduto con Flink quasi due anni prima i programmatori prestano attenzione verso la profondità generale, costruendo un ambiente in grado di accogliere la componente esplorativa nel contesto da platform game classico. Allora se da una parte gli attacchi diretti risutano tutto sommato omologati dallo spin attack e dall'elmetto magico (con il primo ci si trasforma in una trottola vivente, con il secondo ci si ripara a mo di scudo), per riuscire a progredire di livello è indispensabile acquisire determinate abilità supplementari. Le stesse consistono nella capacità di costruire ponti, scagliare granate, potenziare la facoltà di salto e acquisire l'abilità di aggrapparsi alle piattaforme meno raggiungibili. Durante l'incedere si potrà ottener consulto dal vecchio saggio, il quale è solito dispensare consigli utili alla prosecuzione e quindi fornire l'ubicazione di alcuni oggetti, rivelando altresì le strategie di annientamento di un potenziale nemico messo di guardia.

The Adventures of Lomax è affresco bidimensionale le cui vette estetiche si immolano al particolare, si impregnano di colore e si eleggono a esponente di una elaborazione visiva plurima, sfarzosa, floreale. La tecnica di cromatizzazione è assolutamente incredibile: il true color sembra scatenare le tinte verso l'esplosione di luci e sfumature accese, vuole adornare lo schermo di un meticoloso matrimonio cromatico, mira a riportare le immagini all'interno di un contesto del classico impressionismo arcade. L'orizzonte differenziale di Lionheart è qui reinventato per rifornire un parallasse sovraesposto, una plusvalenza di strati di dettaglio mostranti mondi, riflettenti tutto il narcisismo retinico della ditta Nieborg/Kloibhofer in costruzione di uno sfondo che sia reale e rarefatto allo stesso tempo, che reclami una identità ideale e razionale allo stesso modo. Le animazioni sono come dio in terra dacché l'intero blocco di oggetti si muove con la naturalezza di cento e passa fotogrammi, dal momento che la fluidità d'intercalazione si risolve nell'atto della maniacalità. Ancora, il duo germanico inserisce una opzione che consente la centratura dello schermo, fatto apprezzabile trattandosi di un titolo Playstation di prima generazione. Il gran finale lo determina il sonoro in QSound Virtual Audio di gran nitidezza, con queste sinfonie rese in modo orchestrale e gli effetti decisamente sopra gli standard qualitativi dell'epoca. Sia così scritto che nella storia dei platform games e dei videogiochi più in generale The Adventures of Lomax è da ritenersi tra gli esponenti più rilevanti, poiché la storia non la ha scritta solo Nintendo ma anche una software house teutonica che soleva chiamarsi Thalion.

                               

 

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PRO

Thalion...

Grafica spaventosamente bella

Gameplay ai massimi livelli

CONTRO

E' l'ultimo platform della Thalion

                     
                       

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