PUCHI CARAT - Limited Edition -

bustagroovecover2.JPG (15809 bytes)Reduce dal discreto successo ottenuto in sala giochi Puchi Carat, mistura puzzle in bilico tra Arkanoid e Puzzle Bobble, approdò su Playstation nel '99 in una conversione piuttosto curata. Va bene che trasferire il codice bidimensionale originario non fosse chssà che, ma è indubbio l'impegno profuso dai realizzatori della Taito nel preservare le caratteristiche originali del coin op. Un gioco tutto sommato discreto: a parte la riuscita caratterizzazione, sul fronte giocabilità registriamo un tipo di divertimento classicista che tende ad aumentare ai vari passaggi di livello. Messo da parte il fattore originalità, pressochè inesistente, si tende ad apprezzare il fattore di sfida mutuato da Puzzle Bobble combinato al sistema di controllo alla Arkanoid.

La Limited Edition oggetto del test è comunque la unica edizione che ci sentiamo di consigliare, in quanto provvista del fantomatico controller con rotella che replica in tutto le meccaniche di controllo originali. Giocare con il joypad avrebbe francamente poco senso in virtù della sensibilità necessaria al direzionamento laterale in game, che è anche il principale aspetto giocoso. Tra le modalità disponibili, oltre allo Story Mode abbiamo un Original, un Time Attack e un Rapid Mode. La prima rappresenta il percorso arcade standard, con cui affrontare in successione tutti i bizzarri personaggi componenti il cast, dopodichè l'Original consente di configurare a piacimento i settaggi iniziali di gioco, tra cui le potenzialità "magiche" dei protagonisti. Time Attack e Rapid Mode sono la via ideale per una partita veloce contro la cpu (in particolare il Rapid Mode consta in una sfida psicotica contro il muro dei mattoncini che avanza a velocità sostenuta). Le vie che portano al divertimento ci sono e sono tangibili. Basta assecondarle. Se poi si dispone di ulteriore carne umana da sfidare in singolar tenzone ancora meglio, vista la notevole impennata ludica che ne consegue. No, non ci è dispiaciuto questo giochino Taito.

Sebbene la fedeltà grafica rispetto all'arcade sia indiscutibile, dobbiamo a malincuore constatare un decremento della velocità di gioco occorso in fase di conversione ntsc-pal. Si era ancora nel periodo in cui il videogiocatore europeo era considerato un microcefalo non in grado di distinguere le barre nere perimetrali nè di avvertire il "rallentamento" delle animazioni. Che in Puchi Carat è lampante soprattutto se si è giocato alla versione arcade (o anche a quella presente all'interno dei Taito Memories). Tuttavia ai fini della giocabilità finale non è un fatto gravissimo, soprattutto se consideriamo la presenza del già menzionato controller a rotella. Difatti il gradevole aspetto grafico manga, che disegna personaggi altamente carismatici, si coniuga con sapienza ai fantasiosi fondali e alla blocchettosità traslucente dei "gioielli mattone". Di notevole bellezza risultano i filmati in FMV, dalla buona compressione video e dalla qualità complessiva equiparabile a un OAV, ma forse l'aspetto meglio riuscito del puzzle game della Taito è il sonoro, diviso tra musiche trascinanti ed effetti campionati estremamente riusciti. L'aria che si respira è indubbiamente "frizzante", colorata, parodistica. Ed è forse questa leggerezza a rendere Puchi Carat gradevole per un discreto periodo e quasi mai frustrante per la utenza taitista abituata a sparare bolle. Sicuramente non siamo sui livelli di assoluta eccellenza raggiunti con Puzzle Bobble, ma d'altronde sarebbe stato pressochè impossibile replicarne, in termini di innovazione e "rivoluzione" stilistica a schemi, le cadenze fondamentali. Ci dovremo quindi accontentare di un titolo di mutuazione ideologica senza picchi importanti, ma che è anche benedetto dalla sapienza Taito nell'infondere a ogni sua produzione quel nonsochè di stravagante.  

 

 

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PRO

Giocabilità griffata Taito

La rotellina...

                   

CONTRO

Nulla di particolarmente originale

                        
                         

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Note di produzione