RAGE RACER Qualcuno ha detto che Ridge Racer Type 4 è
meglio di Rage Racer. Blasfemia. Fandonnie. Essì poiché si tratta di due videocorse
assai diverse che non possono essere messe di fianco come se stessero disputando una
corsa, ché sono due corse che erigono le loro argomentazioni di guida su sistemi
(sensazioni) di guida somiglianti ma discordanti, convergenti ma differenti. Rage
Racer è brutalità. R4 è
sinuosità. Rage Racer è la plusvalenza del track design extraurbano, R4
è la sublimazione del track design intraurbano. Ma piuttosto, si abbandoni
destro il paragone in funzione del titolo oggetto di recensione, che succede a Ridge
Racer Revolution in forma di reale rivoluzione estetica della saga dei Ridge Racer,
dacché Revolution di rivoluzionario aveva sì e no nulla visto che era
l'evoluzione (questo sì: evoluzione) del primo episodio. Rage Racer muove invece
millemila poligoni e si estende, si riveste di tessiture fotorealistiche.
Bisognava uniformarsi ai tempi. Si era nella fase di trasloco dalla prima generazione di giochi Playstation alla seconda, ma anche terza, se ne salta una acché risulti difficile associare Ridge Racer e il suddetto alla medesima piattaforma. Rage Racer esprime brutalità poligonali mirate al velocizzare gli scorrimenti, che pur ancora a trenta fotogrammi sembrano aggiornarsi a cinquantasette e più, visti gli asfalti sfreccianti oltre le cento miglia all'ora, ma non all'inizio, con le macchine ancora lente, ma verso metà, col tune-up che dà la spinta che fa scorrere lo scorrimento e avverti il fiotto d'aria che s'avverte quando si sfiora il guard rail e la forza centrifuga ti spinge sempre verso l'esterno fino a urtare, e se si urta allora sì che il corsista Namco diventa cattivo, esigente. Il fuori pista non è contemplato, come non lo era nei precedenti due a vedervi, ma andarvi adesso per collisioni sta a dire perdere di vista il binario entro cui far scorrere la vettura nel metodo di sbandata - che ancora non può dirsi derapage - legnoso e intransigente degli esordi, che se anticipi o ritardi di mezzo grado la macchina comincia a fare zigzag e addio al primo posto. Ciò nondimeno il campionato è un godimento di macchine sbloccabili e Overpass City, il tracciato che da solo vale la acquisizione del gioco con questi sali e questi scendi per vicoli come sull'ottovolante, e questi fari giallo aereo dei tunnel rivestiti a cemento pesante e gli asfalti grigio asfalto per rideterminare lo stile della Namco di Rave Racer, cui Rage Racer si riferisce come alternativa arcade dell'arcade. Appare all'inizio elaborata la fase di customizzazione - estetica e prestazionale - degli automezzi, ma Namco privilegia di fatto la complessità per far fronte al bisogno di rinnovamento infrastrutturale del videogioco di non-guida che le nuove utenze Playstation reclamavano in quanto dominatrici del mercato, quando già era chiaro che i nintendi sessantaquattri e i saturni avrebbero fatto sbandierare bandiere bianche. La modalità Arcade è l'aperitivo: v'è da consumarsi le dita col NegCon e col Grand Prix per scandagliare in profondità il gameplay pensato dalla nuova Namco asservita al pilota virtuale, che vuole che il pilota virtuale sia messo in condizione di entrare in coesione col sistema di guida a passi serrati, verticali, per fare in modo che costui arrivi addirittura a commutare i difetti di struttura di cui sopra in oggetti di culto dell'automobilismo extrasimulativo. La immanovrabilità al servizio della sfida, di una volontà di superamento del margine di guidabilità in funzione dell'appagamento finale, della vittoria che arriva succhiando centesimi di secondo alle zone più ostili del tracciato, lì dove bisogna affrontare prima un dosso, poi una doppia esse di curve e un salto di dieci mentri in discesa, vicino al faro, vicino a un mare grigio grigio che sa di pomeriggio di fine estate, verso fine settembre, quando comincia a rinfrescare. Potente, il sound suonato da CD. Mathemabeat e Ridge Racer, ma anche Mech Monster, si mettono a inoculare adrenalina ulteriore su questo racing arcade assai diverso da R4, il quale avrebbe introdotto il JogCon (grande periferica) ma che non sarebbe andato più veloce di Rage Racer, che è ancora un serissimo gioco di guida arcade, realizzato con rigore tecnico e sapienza estetica, portatore di innovazioni non trascurabili nell'ambito della computer grafica nella intro animata in FMV e della elaborazione tridimensionale laddove nessuno, veramente nessuno, aveva ancora osato tanto in termini di texture mapping, nel Novantasei.
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PRO |
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Grafica suprema |
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Musiche trascinanti |
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Il NegCon |
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CONTRO |
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Non troppo dissimile dai prequel |
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