RIDGE RACER

ridgeracer-f.jpg (288958 bytes)Meglio evitare di immaginarsi una Playstation senza Namco, ché fu Namco ad avviare la console Sony al blasone e al successo, nei primi tempi, quando il Sega Saturn produceva una buonissima conversione di Daytona. Senza Ridge Racer niente sorpresa per la grandissima grafica a derivazione System 11 e niente Namco padrona assoluta del mondo. Ridge Racer rispondeva al desiderio di 3D perpetuo, di 3D a perdita d'orizzonte senza fenomeni di pop-up e sgranatura di tessiture. Ridge Racer era il corsistico dei tunnel, dei grattacieli, degli asfalti su cui slittare e zompare con le vetture più potenti. Non definibili, le emozioni provate accostando il racing della Namco per una prima corsa, nella era della trasmigrazione della bidimensione verso le mappature poligonali complesse. Si era giovani, di era potenti, il futuro era dietro l'angolo e ogni cosa poteva accadere, con Namco, la nuova "grande N" del divertimento domestico, colei che faveva avverare i sogni del videoutente formato CD.            

Considerando l'anno di pubblicazione - Novantaquattro - il porting è davvero incredibile. Bassa risoluzione a parte il titolo risulta in tutto identico a quel mostro di tecnologie Risc ammirato in sala giochi. In più Namco pensa bene di introdurre una nuova inquadratura "esterna" per visualizzare la parte posteriore della autovettura (alla Outrun per intenderci), creando possibilmente una esperienza ancora più arcade. Il dettaglio dei fondali, lo scrolling a 30 fotogrammi al secondo costanti e la colorazione delle textures rivelano la supremazia tecnica di Ridge Racer al cospetto di qualunque altro gioco di guida prodotto nel medesimo periodo. L'evoluzione era palpabile. Il flat shading che aveva reso monolitici i poligoni di Virtua Racing si tramuta in pavimentazioni fotorealistiche a blocchi di cemento e catrame. I palazzi hanno le vetrate. Monumentale l'attraversamento del cavalcavia, con le macchine che vi scorazzano sopra per creare quella condizione da gara automobilistica suburbana piena di sole e belle donne che alla partenza fanno il tifo per il pilota più bello. Ridge Racer è eleganza. Le piste sono pensate come inglobazione dei cliché associati al racing da sala giochi - palazzi, spiagge, sottopassaggi, elicotteri - ma anche come esemplificazione della sofisticazione estetica della nuova Namco dedita alle coupé autocelebrative, sulle targhe, nei nomi di classici à la Bosconian, Galalga e Xevious. In Ridge Racer si respira l'aria frizzante e un po' leggera degli anni Novanta.  

Il gameplay della sbandata controllata - un derapage che sfida le leggi della fisica - si attesta su discreti livelli se si è propensi a perfezionarne le tecniche di slittata. Ma è il senso della corsa in tutto divergente dalle meccaniche di un simulatore a iniettare nelle utenze quella centrale concezione automobilistica giovanile che fu di Yu Suzuki, in tempi di risorgimento dei coin-op. E si lasci perdere il limite della scarsezza dei tracciati percorribili giacché quella unica pista a diramazioni era esattamente quanto ci si auspicava dopo aver speso una milionata per una Playstation fatta pervenire d'urgenza dal Giappone. Al primo caricamento parte Galaxian. E lo si deve affrontare dal momento che centrando tutti i nemici a schermo si sbloccano otto nuovi veicoli liberamente utilizzabili nelle gare ufficiali. Il time trial e il time attack allungano moderatamente il chilometraggio, ma servono anche a ottenere le ambite Lamborghini e White Angel. Si apprezza il design dei quattro percorsi. Possono esser brevi o elaborati, e in ogni caso il fattore spettacolarità non viene a mancare per la congenita stravaganza delle curve sui dossi, per i tunnel da superare a tavoletta, per i sorpassi da eseguire virando all'esterno e annullando la forza centrifuga. Viene a perdersi la plausibilità. Viene a realizzarsi la velocità. Ridge Racer è come Ridge Racer, la traccia musicale che inizia con il basso slappato e le pianole pop psicotiche da piano intertainment di mezza estate a base di cocktail al pompelmo rosa. Il vocalist del "wow, it's a new record" dà la carica, mette fuoco al motore e fa scattare l'ignoranza della corsa superficiale ma autentica, dove per vincere bisogna attaccare il tempo e dare gas pure nei pertugi a tripla curva, e fanculo se quando se ne urtano i bordi la macchina si pianta. Ridge Racer è come una bella donna da contemplare in bikini, sotto il sole o nei tramonti di quando si è in vacanza, lontani dal mondo e prossimi al check point del terzo e ultimo giro.

 

 

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PRO

Estetica rivoluzionaria

Musiche battenti ferro

Senso della sfida piuttosto alto

CONTRO

Un unico tracciato

                    
                       

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