SOUL EDGE

Soul.jpg (174346 bytes)E’ da qui che parte la rivoluzione del picchiaduro tridimensionale. Soul Edge, in edizione Playstation, riesce a produrre ancora adesso quella innovazione strategica del beat'em up, assolutamente basata sulle armi, che nel '96 realizzava la culminazione intellettuale della Namco. Grazie all'esclusivo Edge Master Mode il parco armi dell'arcade viene ampliato attraverso un percorso ruolista a ricerca che, a completamento avvenuto, conferisce a ogni combattente otto varianti dell'arma di base. Otto varianti non solo estetiche ma reali, laddove sarà riscontrabile un decremento o un aumento di potenza offensiva dell'arnese, lì dove sarà tangibile la maggiore o minore efficacia difensiva della spada, allorquando si registrerà una maggiore o minore velocità di penetrazione della verga. La clava gigante di Rock, scomoda e ingestibile ma che quando ti colpisce ti schianta, si fa a emblema di questa diversificazione filosofica del rude pezzo di ferro battuto. 

Soul Edge è una megaproduzione che coniuga un sapiente tatticismo a una tecnica sbalorditiva. Da portare a mente la presentazione in CG che, a quei tempi, faceva uscire di cervello un po' tutti (noi compresi) e la giocabilità, sebbene nel '97 il picchiaduro fosse considerato - erroneamente - una spanna sotto Tekken 2. Di fatto Soul Edge, con la possibilità di parata e bloccaggio degli attacchi, con la allarmante varietà del parco movenze, con la possibilità di afferrare l'avversario su più vie, con l'inserimento di una super combo a proiezione propone una immediatezza e, al contempo, uno spessore assolutamente imparagonabili. Tutto si gioca nella introduzione del movimento laterale - che si sarebbe evoluto nell'Eight Way Run System di un certo Soul Calibur - che rende gli scontri realmente tridimensionali, al contrario di Tekken 2 in cui il piano orizzontale resta l'unica visuale di interazione. Soul Edge è un picchiaduro di attesa, di studio approfondito dell'avversario, di previsione, di strategie di attacco e difesa, di evoluzioni metodologiche e riflessive. La barra energetica disposta per le armi, che una volta riempita causa la perdita dell'arma stessa, potenzia il già immane spessore tecnico della opera Namco, costringendo il giocatore ad affrontare il match tenendo conto che ogni colpo parato è una tacca in più verso il disarcionamento. Riteniamo che quella all'arma bianca di Namco sia una esperienza di gioco che ridefinisce il beat'em up in 3D e che matura nell'esito degli scontri contro avversari umani. E' durante la fase preliminare, in cui puoi realmente scrutare gli occhi del nemico, che il semplice videogioco si trasforma in icona.

Il System 11, l'hardware su cui Soul Edge girava in sala, semplificò di molto la conversione, che risultò a ogni modo perfetta. Anzi, in alcuni casi i programmatori migliorano gli effetti di luce e alcune tessiture (nel livello di Li Long l'acqua del fiume risulta completamente texturata e animata). L'impianto tridimensionale sfrutta l'hardware di Playstation fino ai suoi limiti, apportando tutta una serie di effetti di rifrazione e interpolazione del poligono. Namco dimostra al mondo di essere in completa simbiosi con le specifiche tecniche della console Sony, e di essere in grado di realizzare l'impensabile. Se poi cominciamo a parlarvi del sonoro rischiamo di essere ripetitivi. Meraviglioso, ecco l’unico termine che possa definirlo per quello che è, ossia una autentica opera d’arte. Deliziose sinfonie, ottimi effetti sonori, magnifici campionamenti vocali, con ben 3 colonne sonore differenti (quella originale arcade, quella remixata ed una assolutamente inedita nomata "Kahn Super Session") costruiscono un momento musicale videoludico da prendere a paradigma. Da un punto di vista strettamente culturale, la opera di Namco è attenta a dispensare una rigorosa plausibilità storica nella collocazione dei guerrieri nell'alto medioevo, creando in tal modo una narrativa che leghi ognuno a una meticolosa dislocazione geografica dei teatri di combattimento (negli episodi successivi della saga codesta profondità intellettuale si sarebbe purtroppo smarrita). Non è casuale quel "Welcome to the stage of history" nella schermata di selezione, proprio in considerazione del processo di miglioramento grafico, musicale e ideologico dei picchiaduro cui Soul Edge si faceva portavoce; il "balzo" generazionale derivante poteva consdirarsi compiuto anche oltre le aspettative di Namco, visto che lo stile e le tecniche adottati avrebbero influenzato in maniera decisiva tutti i beat'em up di successiva produzione.

 

 

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PRO

Estetica magniloquente

Colonna sonora meravigliosa

Giocabilità splendida

CONTRO

Nulla da segnalare

                    
                     

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Note di produzione