SPYRO THE
DRAGON Potremmo definire Spyro The
Dragon come il primo tentativo di trasformazione tridimensionale del platform game
classico su Playstation. Tempo prima, cioè prima del 1998, erano stati realizzati alcuni
buoni titoli a piattaforme come Ore! Tomba, Pandemonium e Klonoa,
ma non si era ancora nella terza dimensione piena dato che gli stessi riproponevano le
meccaniche dei titoli in 2D usando i poligoni solo come diversivo estetico. Quindi il
rinnovamento apportato da Spyro The Dragon poteva dirsi rivoluzionario
nel panorama Playstation, che finalmente vedeva un degno concorrente del Mario 64 di
sponda nintendiana. Universal Studios (oggi Vivendi Universal) offriva finalmente una
piena libertà di azione in veste 32 bit con possibilità di esplorare un vasto mondo
composto da trentaquattro livelli. Protagonista un piccolo drago viola che deve
raccogliere gemme e uova per incrementare il coefficiente bonus, ma sarà anche possibile
ignorare tutto e ultimare i livelli in modo lineare. Tra le facoltà di Spyro troviamo
naturalmente la sputazza infuocata che arrostisce i cattivi, oltre alla incornata che li
infilza bellamente....
Se è vero che è possibile percorrere i livelli senza
raccogliere le gemme, non potremo fare a meno di liberare i draghetti imprigionati dai
nemici. E' questo il fattore che regola la giocabilità del titolo, e che rende la
avventura abbastanza avvincente da affrontarsi. Se non raggiungeremo il numero stabilito
di draghi per livello, allora dovremo tornare indietro e cercare. Esplorazione e azione
arcade: due caratteristiche che in Spyro si fondono sapientemente pur nella estensione dei
mondi assimilabili. Il latente pericolo di perdersi e non sapere cosa fare è attenuato
dalla facile memorizzazione delle lande, essendo sufficientemente dettagliate e
riconoscibili dal punto di vista architettonico. Ci si annoia raramente. Ancora adesso,
nel caso si fosse alla ricerca di un platform tridimensionale degno di nota, Spyro è in
grado di competere con le più recenti produzioni a 128 bit. Purtroppo i difetti
strutturali non mancano, ma sono da considerarsi più delle mancanze intriseche al genere
ludico che a vere e proprie lacune di programmazione. Ad esempio la performazione di
alcuni salti in visuale isometrica crea qualche problema nell'orientamento diagonale, e la
telecamera virtuale non aiuta a causa della sporadica imprecisione delle inquadrature (sia
che si usi la rotazione manuale che quella autonoma). Fatta l'abitudine "visiva"
a tali limitazioni, comunque sopportabili, verrà fuori una ottima giocabilità generale,
favorita dalla libertà direzionale analogica del Dual Shock.
Spyro non è Mario. Nonostante tutte le buone intenzioni,
Universal Studios non ha potuto fare altro che proporre un videogioco molto divertente,
completo in un certo senso ma sempre scevro della genialità concettuale dei prodotti
Nintendo. Lo si avverte dalla monotonia di alcune situazioni, sempre uguali, e dal
dinamismo non sempre garante di frenesia e automatismi arcade. La grafica è però
spettacolare. Un eccellente motore tridimensionale muove centinaia di poligoni senza
rallentare e, soprattutto, senza mostrare alcun effetto di pop-up. L'orizzonte virtuale è
così praticamente perfetto nella visualizzazione di strutture in lontananza, tanto
dettagliate quanto ispirate nel senso architettonico del termine. Castelli, caverne,
colline, monti e valli offriranno una fotografia paradisiaca, decisamente in grado di
incantare anche il più scettico tra i videogiocatori. Ottime tutte le animazioni, siano
esse legate ai movimenti del drago, siano rappresentazione pachidermica del nemico.
Registriamo la presenza di efficaci effetti di illuminazione dinamica e rifrazione, che
hanno luogo per lo più nelle zone interne, e di una tessitura che anche nelle
inquadrature ravvicinate non offre eccessive sgranature (vi rammentiamo che Playstation
non era in grado di realizzare il cosiddetto bump mapping possibile con
Playstation 2, Dreamcast e affini). Se vogliamo il sonoro si presenta un po' sotto tono se
raffrontato alla sontuosa realizzazione visiva, ma si lascia comunque ascoltare nella
orecchiabilità delle musiche, che mutano di tonalità a seconda del mondo visistato.
Sicchè Spyro resta un titolo superiore alla media, con i suoi pregi e i suoi (pochi)
difetti, e anche se non siamo all'altezza del capolavoro Nintendo possiamo affermare che
si tratti di un diversivo "di lusso". Peccato che il suo seguito non avrebbe
aggiunto nulla di importante alla attuale struttura di gioco....
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