TALES OF
ETERNIA Prima che Squaresoft ed Enix si
fondessero in un'unica software house, il loro dominio sul mercato dei JRPG regnava
incontrastato. Finché al tramonto del Super Famicom non arrivò Namco con il primo
episodio di una saga che spinse il 16 bit Nintendo oltre ogni limite tecnico pensabile: Tales
of Phantasia. Combattimenti in side scrolling, effetti visivi a iosa, e alcuni brani
della colonna sonora addirittura cantati. Tales of Phantasia riscosse un
grandissimo successo in Giappone, unico Paese a beneficiare del suddetto titolo; Namco ci
riprovò successivamente su Psone, "dimenticandosi" però di aggiornare la
grafica rispetto all'episodio precedente. Nonostante ciò, Tales of Destiny si
dimostrò un RPG completo e appassionante, meritevole di una continuazione, e fu sempre su
Psone che Tales of Eternia vide la luce a distanza di qualche anno.
In USA e in Europa il titolo cambia in Tales of Destiny II,
scelta commerciale purtroppo maldestra, in quanto Namco produrrà un nuovo RPG della serie
su Playstation 2 con lo stesso nome e numero progressivo. Ma ora che ci siamo orientati in
questo marasma anagrafico, andiamo ad analizzare il videogioco in questione, tra l'altro
fresco di conversione per PSP. Tales of Eternia può permettersi di alzare il capo tra
l'ampia produzione Squaresoft per il 32 bit Sony, grazie a un sistema di combattimento in
tempo reale basato principalmente sull'impiego di mosse speciali potenziabili, nonché sui
classici contrasti magico-elementali che contraddistinguono i RPG che strizzano l'occhio
al fattore tattico. L'epopea di Reid e compagni ha quel gusto conosciuto ma sempre
incantevole di un viaggio in crescendo, dal villaggio rurale fino ai confini del mondo.
Anzi, di due mondi, Inferia e Celestia, che rischiano di collassare l'uno sull'altro. E a
differenza di parecchie sceneggiature videoludiche made in Japan, spesso incoerenti
all'occhio occidentale, Tales of Eternia non lascia in sospeso alcun particolare.....
....Ci si imbatte in descrizioni articolate di irreali
fenomeni scientifici e magici, in dialoghi parlati nei quali le spiccate personalità dei
personaggi non mancheranno di farsi notare con molta ironia, ma anche con un pizzico di
ottima carica emotiva. E' quindi la caratterizzazione del party a risultare vincente nella
narrazione di gioco, così come le vicissitudini dell'avventura, senza scadere nel banale
o nello scontato salvo in rari casi. Sì, perché il RPG Namco in certi punti perde
l'equilibrio per poi recuperarlo immediatamente; cadute di tono che si ravvisano nella
struttura di alcuni dungeon, nell'estrema facilità o difficoltà di passaggi specifici,
nei boss troppo ostici rispetto ai nemici comuni. Ma se questo era il rovescio della
medaglia, va precisato che ogni dettaglio è stato studiato per evitare di sbilanciare il
fattore sfida: gli incontri, come sempre casuali, possono essere limitati (o volendo
aumentati) nella frequenza con l'ausilio di oggetti facilmente reperibili; i punti mente,
nonostante il largo impiego, vengono recuperati in minima parte al termine di ogni
scontro; sebbene sia possibile manovrare direttamente un solo personaggio per volta in
battaglia, l'A.I. dei nostri compagni esegue gli ordini dati con precisione e buon senso.
C'è della passione dietro a Tales of Eternia, e questo è già abbastanza per far vivere
un mondo virtuale; accompagnati da musiche e filmati degni di un film d'animazione di alto
livello non possiamo che affermare che il titolo in questione sia buonissimo pane per chi
mastica JRPG, con qualche piccola riserva per i palati troppo raffinati.
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