TOMB RAIDER

Tomb_Raiders_jap-front.jpg (106849 bytes)Sul senso estetico degli occidentali si potrebbe discutere per giorni senza trovarvi, alla fine, un profilo ideologico lineare. Abbiamo scelto per la recensione di Tomb Raider la cover della edizione nipponica perchè proprio non riuscivamo a reggere quella orribile, pataccosa, rozza copertina realizzata da Eidos per i mercati europei e americani. La Victor vi introdusse anche una "s" finale tanto per divertirsi con gli ideogrammi e modifcare pretenziosamente un titolo dal successo straripante: Core Design aveva creato una stella in grado di competere con le più importanti produzioni videoludiche del sol levante. Ora siamo tutti concordi nel definire Tomb Raider l'autentico specchio della massificazione di Playstation, con tutta una valanga di mode, stili di vita, rivendicazioni per la parità dei sessi, preti allarmirsti, bimbi paffuti, nuovi esperti dei videogiochi e pizza in compagnia per giocare alla "consolle", rigorosamente con due "l" e inesorabilmente nelle case di tutti. Non sappiamo quanto Lara Croft abbia modificato il nostro modo di pensare, ma sappiamo per certo che con l'archeologa il pensiero ludico elettronico mostrasse il suo lato peggiore.

Sul gioco in questione nulla da eccepire. Siamo su una commistione avventurosa di grande spessore, immersa in un mondo tridimensionale polimorfico in grado di esprimere azione, riflessione e spessore narrativo. Core Design attinse di peso alle atmosfere della trilogia cinematografica di Indiana Jones per conferire al gioco il fascino retroattivo delle antiche civiltà, dei sarcofagi e degli orrori sepolti dei B movie. Spettacolari sequenze da shooting in prima persona si alterneranno con cervellotiche ricerche verso cunicoli, stanze segrete, leve nascoste e anticaglia dall'inestimabile valore. Il 3D della console Sony non fece altro che dischiudere, sotto inedite dimensioni, situazioni di gioco già sperimentate nei capolavori della Delphine Software e in seguito utilizzate nei più blasonati arcade adventure. A vantaggio del titolo Core vi era il senso claustrofobico accentuato dagli ambienti poligonali, grandi abbastanza per conferire un realismo prima di allora difficilmente realizzabile. Ed è dal realismo che scaturisce il meccanismo giocabile delle dinamiche proposte, generalmente collaudate e quasi sempre in simbiosi con il livello di difficoltà. Plausibilmente ostico a tratti, Tomb Raider riesce a rendere non troppo noiosa la fase di ricerca, soprattutto grazie all'efficace posizionamento dei nemici. Al contempo il sistema di controllo consente, dopo una discreta sessione di pratica, di effettuare ogni genere di movenza senza troppi problemi con la possibilità di gestire un variegato menu.

Tomb Raider è un indiscusso capolavoro grafico. Premesso ciò cercheremo di evidenziare le innovazioni estetiche che il titolo della Core apportò in un periodo tridimensionalmente incerto, che sì metteva in mostra la potenza di Playstation ma che ancora non riusciva a produrre un gioco che lasciasse oggettivamente interdetti (anche perchè Soul Edge non era ancora uscito). Fattore uno: textures. Provvisto di una tessitura che mostrava ideogrammi, incisioni, disegni, frizzi e lazzi degli stereotipi adventure in misura maniacale Tomb Raider segnava la rivoluzione estetica del texture mapping, terminologia che di lì in poi diveniva alla portata di tutti i bambinacci sbavatori neo acquirenti di Playstation. Fattore due: poligoni. La nuova visione artistica del videogioco si esemplificava attraverso locazioni dal dettaglio immane, con tutti gli effetti che la scienza grafica del periodo potesse apportare a un cubo digitale. Vi erano ombreggiature, offetti di rifrazione, effetti di illuminazione dinamica, buoni innesti di bump mapping e trenta fotogrammi al secondo con cali di frame praticamente assenti. Fattore ultimo: fisionomia. La corporatura femminea del protagonista principale assumeva i contorni di un credo videoludico insindacabile, laddove ogni movenza diveniva oggetto del desiderio del macho medio e vanto per la nuova generazione di pulzelle che si avvicinava pericolosamente al mondo dei videogiochi. Non resta che citare una colonna sonora efficace, che assume spessore crescente lungo l'incedere e raffinata musicalità. Tomb Raider è tutto ciò. L'ottusaggine commerciofila di Eidos avrebbe portato a numerosi seguiti, uno più brutto dell'altro ma tant'è..., Tomb Raider resta un videogioco culto nel bene del suo tecnicismo e nel male di un deprecabile fenomeno giovanilista.

 

 

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PRO

Grafica, sonoro e giocabilità al top

Innovazione stilistica

                  

CONTRO

Lara Croft

Orribile cover europea

                       

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