FINAL FANTASY III

outruncover2.JPG (20975 bytes)Remake davvero ben riuscito questo qua: dico davvero ben riuscito, perché riesce in ciò che pochi remake riescono. Questo Final Fantasy III su Nintendo DS è migliore di quanto sia mai stato Final Fantasy III su Nes nel 1990. Dico ciò alla luce di un gameplay notevolmente raffinato, una grafica deliziosa, una composizione sonora toccante e una sceneggiatura considerevolmente arricchita. Quest’edizione portatile surclassa praticamente sotto ogni aspetto l’originale. Prima di tutto, salta all’occhio l’aggiornamento grafico. Sul Nes l’impianto visivo era frutto di un forte riciclo dal capitolo precedente, dove a fronte di sfondi comunque sempre ben realizzati, gli sprite dei personaggi soffrivano di un disegno elementare. Qui, al contrario, i modelli poligonali sono il fiore all’occhiello: l’impressione è che si faccia fatica a distinguerli da quelli di Final Fantasy IX, in virtù delle tessiture ricche e luminose. Gli ambienti godono di una convincente commistione fra elementi bidimensionale e costruzioni tridimensionali, la cui inevitabile disunione è ben celata dalla relativamente bassa risoluzione dello schermo (256x192).

I combattimenti godono di una regia molto più moderata rispetto alle uscite a 32-bit. Pochi movimenti di camera, evocazioni brevi, brevissime. Molti pochi fronzoli registici, tanto che non sembra davvero Square. Ma in tutta la direzione del gioco si può avvertire questa sorta di "misura", di contenimento del superfluo, uno stoicismo videoludico davvero sorprendente, ripensando alle fanfaronate anteriori. Ma soprattutto, questo remake ha le palle. Aver visto come Final Fantasy Origins si sia imbastardito in Dawn of Souls e come Final Fantasy XII possa letteralmente finirsi da solo, ci aveva fatto disperare per il livello di sfida delle future uscite della serie. E invece, non solo Final Fantasy III è bello tosto, ma è ragionevolmente tosto. Questo grazie ad un sistema di combattimento ricalibrato, per garantire la vittoria al giocatore più stratega, anziché a quello con i Job giusti, e il non aver concesso tutti quei piccoli numerosi salvagente disponibili nella raccolta Gameboy Advance. Niente Fenici Giù a gogo, niente salvataggi nei dungeon, niente level-upping fulmineo. Le falle che appesantivano il gameplay su Nes, sono state qui opportunamente regolate: i Job inutili sono diventati un po’ più utili, e molti algoritmi di combattimento sono stati raffinati in modo da dipendere meno dal caso. Unica autentica pecca ruolistica, abbastanza inspiegabile a meno che non vengano tirati in ballo potenziali limiti hardware, è che non incontrerete mai più di 3 nemici per volta; è un difetto marginale, però era bello quando si era accerchiati da nove nemici diversi. Comunque, questo non inficia molto sulla bontà generale del combat-system.

Certo, come profondità di gioco siamo ancora indietro dai mostri sacri del genere, ma quello che era un Final Fantasy minore, è finalmente entrato nella cerchia dei "Big", e per una volta tanto per il suo sistema di gioco, e non per la qualità degli effetti. La riorchestrazione musicale si colloca a livelli addirittura superiori a quelli di Final Fantasy Origins. Qui si sente una maggiore ispirazione (non che questa mancasse nella summenzionata raccolta, ma di certo, soprattutto in Final Fantasy II, a volte si sentiva una certa mancanza di personalità di alcune tracce), e temi come quello dei Gulgani o della Città dell’Acqua si stampano nel cuore, ricordandoci la direttrice filosofica romantica che ha sempre guidato e ispirato la saga di Final Fantasy fin dagli albori, facilmente simboleggiabile dalla classe del Bardo, che esordisce nel mondo degli jRPG proprio in questo episodio. Tuttavia, il gioco è afflitto da due principali difetti: innanzitutto, lascia abbastanza basiti come lo schermo superiore del DS rimanga spento per il 90% del gioco; avrebbero potuto visualizzare il menù, come fa Advance Wars Dual Strike o Castlevania: Dawn of Sorrow. Invece rimane sostanzialmente inutilizzato. Sicuramente un’occasione sprecata, che non permette in questa sede di assegnargli il massimo dei voti. In secondo luogo, Matrix Software ha deciso di mantenere il medesimo mediocre level-design dei dungeon dell’originale. Se c’era una cosa da rifare in questo gioco, erano proprio i dungeon. Dove invece i Matrix hanno ragionevolmente cercato di mettere delle pezze è sulla narrazione. Il soggetto è sempre lo stesso, ma hanno radicalmente cambiato la sceneggiatura, soprattutto nella prima parte e nel finale. I protagonisti sono passati da "avatar" a "personaggi", e tutti i dialoghi sono stati riscritti. Purtroppo la storia non ha mai brillato neppure all’epoca (soprattutto con rivali come Phantasy Star II e Dragon Quest IV), e quindi, nonostante gli sforzi, tutto sa davvero di già visto.

A fronte di queste annotazioni, siamo dinnanzi a un remake eseguito con vera maestria, in cui gli aggiornamenti sono stati inseriti con il giusto rispetto verso il gioco originale. Final Fantasy III era un buon gioco, ed ora è un gran bel gioco. La sostanza rimane quella di un gioco di ruolo del 1990, ma sovvertire quella significa porsi al di là del semplice remake. E infine, un accorato appello a SquarEnix. Capiamo l’esigenza di portare in Europa titoli mai giunti a noi, come questo terzo capitolo della fantasia finale, o la trilogia di Zenithia (i futuri remake della seconda trilogia di Dragon Quest), ma a quando un bel remake di Chrono Trigger o di Terranigma?

 

 

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PRO

Sistema di gioco migliorato

Ottimo comparto tecnico

Un remake eseguito col cervello

CONTRO

Si usa poco lo schermo superiore

Dungeon abbastanza piatti

                      

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Note di produzione