ALBERT
ODYSSEY Albert Odyssey è un JRPG di
chiara tradizione. Interagendovi si ripercorrono le fasi del gioco di ruolo nipponico per
console, compresi i turni per le battaglie e le estenuanti stringhe dei dialoghi. Sin
dalla interminabile introduzione, che segue una storia secolare di sortilegi e battaglie,
si avverte la sensazione di ritrovarsi con un RPG a sedici bit, e se non fosse per una
colonna sonora (di cui vi esterneremo a breve) orchestrata da cd il tutto entrerebbe in
una cartuccia del Super Famicom. Ma che non si fraintenda il senso di quanto appena
affermato. Albert Odyssey può contare su di una realizzazione tecnica di
alto livello, che fornisce il cd di luoghi ancestrali a tratti oscuri, a tratti
luminescenti di un medioevo strettamente fantastico. La bidimensione assume il
compito di traghettare sui nuovi sistemi a 32 bit tutto l'arcano dei classici di un tempo.
La storia racconta del clan Eldean che,
corrotto dal drago Vlag, intraprende una guerra fratricida contro le forze del male. Alla
fine Cirrus, la più giovane dei tre fratelli del clan, decide di
rivelarsi nella sua vera identità trasformandosi nella spada sacra di Eldean per
contrastare la pazzia di Radoria. Allora Estan, il terzo
dei fratelli, decide di impugnare Eldean contro Radoria per il colpo ferale. Leggende
parlano di un assordante boato che risuonò per centinaia di chilometri e dopo....la
quiete. I tre fratelli scomparvero e tutto sembrò tornare alla normalità. Ma questo era
solo l'inizio per il neonato Pikie, protagonista della avventura, che secoli dopo le
vicende enarrate viene salvato da un assalto di goblin (che ha portato alla morte dei suoi
genitori) da Laia, una arpia che lo accudirà fino alla sua crescita tenendolo lontano dai
pericoli della foresta. L'unico ricordo che Pikie ha dei suoi genitori è guardacaso Cirrus,
la spada magica del defunto padre. Indubbiamente la storia ha il suo fascino, con intrecci
avventurosi raccontati con il ritmo incalzante delle grandi storie. Peccato per la
invadenza dei dialoghi, che oltre a essere completamente in giapponese spezzeranno
eccessivamente la progressione e la ricerca. Ma gli appassionati del genere non si
porranno eccessivi crucci seguendo le vicende e destreggiandosi tra un turno e l'altro.
Il fatto abbastanza irritante è che i nemici
attaccano arbitrariamente (Random type) in qualsiasi momento del gioco, così da
rendere frustranti alcuni passaggi nella estesa mappa. Del resto è una costante del
classicismo ruolista nipponico, tanto odiata dai neofiti quanto apprezzata dallo zoccolo
duro. Diciamo che oggettivamente dei continui assalti ne avremmo fatto tranquillamente a
meno, ma si sa, nessun RPG è idealmente perfetto. Detto ciò il fattore ricerca si
produce in modo lineare per buoni tratti, senza disturbare l'incedere della compagnia
legadosi a filo doppio alla storia. Ecco perchè, in modo alquanto paradossale, vi
sconsigliamo la versione nipponica oggetto di recensione. Se volete godervi appieno le
caratteristiche di Albert Odyssey fareste meglio a orientarvi sulla più comprensibile
edizione USA, ancora abbastanza reperibile sul mercato dell'usato. Così, catturati dalla
splendida base narrativa potrete apprezzare appieno la ottima intessitura grafica, con
visuali in 2D estremamente dettagliate e ottima caratterizzazione. Attraverseremo le più
disparate ambientazioni (foreste, navi, castelli e villaggi) restando ammirati dal disegno
essenziale delle isometrie. La colonna sonora aiuterà a raggiungere il cuore della opera
Sunsoft con melanconica maestria e momenti di riuscito lirismo; le azioni si caricano di
mistero e il gameplay diventa interessante. Se vi aggradano i giochi di ruolo del decennio
trascorso, quelli strutturalmente solidi, lineari, ricchi di fascino, musicali e narcisi
dovete avere questo RPG nel modo più assoluto.
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