BATSUGUN

batsuguncover.JPG (17201 bytes)Uscito in sala giochi nel 1993, Batsugun è di fatto l'ultimo sparatutto sviluppato dalla ormai defunta Toaplan. Fu Banpresto, nel '96, ad acquistarne i diritti di conversione per un porting diretto sull'ancora giovane Sega Saturn. Che in quel periodo cominciava a delinearsi come la piattaforma più idonea per la realizzazione degli shoot'em up bidimensionali da sala. Manco a dirlo la conversione riproduceva in tutto l'arcade originale, proponendo anche la tanto amata modalità di visualizzazione in verticale con ribaltamento della TV. V'è da dire che malgrado sia stato realizzato agli inizi degli anni '90, il titolo della Toaplan mantiene attuale lo spessore estetico per mettersi in diretta competizione con i più recenti shooters sviluppati dalla Raizing; la navigata software house, che dopo il dismembramento sarebbe passata in parte alla Cave, cominciava con Batsugun a migrare verso una nuova idea tecnicista dello spara e fuggi bidimensionale. 

E' forse per via della settorialità esasperata delle meccaniche che questo Batsugun appare da subito non alla portata di tutti. La difficoltà crescente, a spirale, portata dal bastione nemico farà si che per il videogiocatore occasionale l'esperienza ludica duri non più di un quarto d'ora. Eppure, per quanto palesemente indirizzato a una utenza di pazzi furiosi dello sparatutto distruttivo, Batsugun assolve ai suoi doveri di epurazione in modo abbastanza incidentale, dacché lo scoring system sembra sottostare univoco ai metodi dello sgancio bombe e dei suicidi e quindi incrementarsi sull'altare di meccaniche da manic shooter un po' improvvisate*, nonché di bugs scatenanti miliardi di punti. Poco male: Raizing avrebbe fatto di peggio. Ora, si comincia con la selezione di tre astronavi abbastanza stilose, ognuna dotata di un doppio sparo frontale e di un limitato quantitativo di smart bomb. Il sistema di power ups prevede un costante incremento delle armi in dotazione, che si potenzieranno sia in potenza distruttiva che in copertura frontale degli spazi. Il cosiddetto spread power diverrà, al culmine del caricamento, veramente impressionante tanto da coprire tutto lo schermo e rendere paradossalmente poco visibili gli avversari. In fase di configurazione potremo selezionare tre livelli di difficoltà e due modalità di gioco: la arcade e la special version. Quest'ultima è essenzialmente identica alla arcade se non per alcune modifiche sul posizionamento dei nemici e sulle gestione delle collisioni.

I livelli da affrontare saranno cinque. In apparenza pochi, ma di fatto sin troppi se calcoliamo il coefficiente di difficoltà elevatissimo e le dinamiche del loop. In preda a deliri di onnipotenza, cagionati dall'abnorme numero di spirtes in movimento sullo schermo, potremo tuttavia riuscire a reggere l'impatto, magari spaccando un paio di joystick (preferibili ai joypad in questo caso) e con un termos di caffè a portata di mano. Il fatto è che, anche con il display completamente ricoperto di proiettili e navicelle, con un paio di strati parallattici che scorrono sullo sfondo, e con la modalità a due giocatori attivata di rallentamenti praticamente non se ne vedono. Una grande prova di tecnica di programmazione, che mette in luce una costruzione grafica di grandissimo impatto anche nei giorni nostri. Merito dei grafici Toaplan, ma anche di Banpresto che ha convertito in modo diligente un sofisticato pezzo di programmazione. Per le musiche siamo rimasti allo stesso modo soddisfatti anche grazie alla possibilità di scelta di una colonna sonora remixata, che migliora ulteriormente il già eccellente supporto musicale standard. Gli effetti sonori restano nella media, senza entusiasmare ma svolgendo il loro compito con sufficiente detonazione. E per il resto, Batsugun è tutto ciò che uno sparatutto dovrebbe essere per entrare nella schiera dei classici. Forse troppo difficile da affrontare per l'essere umano medio, e forse troppo tradizionale per catturarsi le simpatie di un pubblico di non affezionati, il titolo Toaplan va dritto verso il suo rigido percorso verticalizzato, selezionando il suo target di utenti e confrontandosi ad armi pari con titoli quali Dodonpachi, Battle Garegga e Raiden Fighters. Un ulteriore must per la softeca del Saturn.

* Di fatto il manic shooter come dottrina non esisteva ancora.

 

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PRO

Tecnicamente impressionante

Gameplay cattivo

Doppia colonna sonora

CONTRO

Livello di difficoltà intransigente

                   
                       

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Note di produzione