BUBBLE SYMPHONY

bubblecover.JPG (54685 bytes)Il videogioco per essenza, l’archetipo dell’intrattenimento tecnologico, la tecno-ubicazione del marasma di bitframes e bitmaps in successione viene qui riscritto su basi storiche inconfutabili. Bubble Simphony è Bubble Bobble, non ci sono dubbi. Uguale, dico tale e quale. Però è bello che è una bellezza vederlo giocarsi anche da solo, nella demo. Se poi cominciamo a fare sul serio rischiamo di innamorarci ancora una volta di questo sparaspara bolle con i livelli tutti uguali e i mostri rotondi. Sul Saturn (ma anche su Playstation) il titolo riproduce l'arcade. Sicché quattro personaggi - Bub, Bob e le rispettive compagne - e gameplay sottovuoto, per ripercorrere gli anni Ottanta con la variante della special, un attacco a latenza che determina la variazione direzionale delle bolle. Hanno messo i bivi. A livello completato si può opzionare percorsi paralleli, per mettere qualcosa in più, per poter dire ai posteri che in dieci anni di evoluzione del videogioco alla Taito inseriscono infine cose nuove. Solo che poi si realizza che i bivi c'erano già in Puzzle Bobble. E prima ancora in Darius.

Quindi si estrarrà dal titolo Taito quel che serve, quel che funziona. Ovvero l'idea di fondo. Manovrare Bubble Symphony significa anche riconoscere la maestà della suggestione della scalata all'incontrario, dei nemici che stanno sopra e che stanno sotto, degli schemi e degli oggetti. Maggiore quantità di oggetti. Vi è anche il getto d'acqua a cascata di Parasol Stars che ti porta a sguazzo al repulisti dello schermo. E vi sono pure i nemici che dopo un po' diventano rossi di rabbia e veloci il doppio, e allora per non venir travolti bisogna operare d'anticipo, sparare prima. Symphony è una scalata allo stereotipo. Una sinfonia che hai già avuto modo di acquisire ma che, per qualche oscura ragione, continua a ritornare e a riportarti indietro, sempre indietro, nel quando il cabinet della sala giochi era preso d'assedio da marmaglie preadolescenti e nel dove il multiplayer per due giocaotori era l'unico metodo di cooperazione concepibile. La meccanica la si conosce: bisogna imprigionare i pupazzi nelle bolle e poi farle splodere a contatto. Al che i nemici vengono commutati in frutti d'accatto.

Il comparto estetico, dallo stile attiguo all'antenato, offre soluzioni visive discutibili sul fronte della colorazione, visto che i contrasti appaiono eccessivi e che il gameplay ne risulta penalizzato all'atto della identificazione degli sprites. Tuttavia la classe si ritrova nelle riuscite caratterizzazioni, nella fantasiosa costruzione dei livelli, negli interessanti boss di fine quadro che rievocano, e questo è un fatto positivo, la surrealtà della Taito migliore. Gli sfondi si realizzano semoventi, per quanto minimali, e le animazioni degli sprites adempiono ai doveri di una produzione bidimensionale di genere. Festose, le musiche. Feste di suoni in maschera e trombette determineranno gioiose il gameplay di allegrie messo in atto da un team di programmatori assolutamente restìo ad abbandonare il collaudato manovrare degli anni Ottanta. Ma il fatto è che questo tipo di videogioco funziona ancora adesso. E' così. Joypad (o joystick) alla mano si è irretiti da questo schema a piattaforme entro cui sintetizzare l'essenza del divertimento vecchio stile, dell'andare a destra e poi a sinistra, del saltare al di sopra, del balzare al di sotto, del battere un mostro che tutto sembra fuorché un mostro. Bubble Symphony è la chiara attestazione della immortalità di un brand. Ché si può stare ore ad affermare che tutto sommato si è riproposto quel che si conosceva, e però si resta ore, ancora, incollati a quel che già si conosceva.              

         

 

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PRO

E' Bubble Bobble

Ottima gameplay

                  

CONTRO

Grafica troppo "vistosa"

                    
                        

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Note di produzione