CYBERBOTS: FULLMETAL MADNESS

cyberbotscover2.JPG (22840 bytes)Capcom non s'è mai distaccata troppo dalla sua idea di beat'em up. Da Street Fighter in poi vediamo riproposto un determinato schema a picchiaduro che non fuoriesce dalle dottrine cui s'erano prostrati milioni di estimatori già a partire dagli anni Ottanta, quando la frontiera del picchiaduro era ancora distante dall'espandersi alle masse. Orbene Cyberbots dà conferma allo stereotipo della Capcom, pur riuscendo a distinguersi dalla dottrina di genere grazie alla occorsa variazione strutturale. Si concede spazio al dashing, mossa con cui eseguire una specie di scivolata in avanti o all'indietro per distanziarsi velocemente rispetto all'opponente. Si tratta di entrare nella cabina di pilotaggio di robot giganti, alti in media quanto un grattacielo e pronti a distruggere ogni oggetto animato e inanimato si trovi nelle immediate vicinanze. Pensandoci il fattore "distruzione" è in stretto rapporto con l'utilizzo della cartuccia di espansione (da 2 o 4 Mb), che fornisce i fondali di una spettacolosa e dettagliata veste animata.

Ma anche senza cartuccia la grafica di Cyberbots può definirsi brillante grazie al notevole dettaglio e alle ottime animazioni dei mech, largamente riforniti di fotogrammi. A espansione montata si beneficia quindi di questo sedimento grafico aggiuntivo, assai ricco, che mostrerà sfondi pressoché autonomi nella loro evoluzione interattiva, laddove ad ogni colpo sferrato dai meccanismi si avrà la conseguente distruzione, totale o parziale, degli elementi grafici sul fondale. La valutazione delle estetiche attuata in questa sede terrà pertanto in conto che si utilizzi il summenzionato pezzo di plastica (comodamente recuperabile sul mercato) che di fatto completa e rende arcade perfect una conversione attesa, a suo tempo, da schiere di utenti Saturn. Va precisato che Capcom commercializzò una "limited edition" di Cyberbots per il solo mercato nipponico, contenente una serie di gadget dall'imponente valore collezionistico che meglio avvalorano il discorso del design dei robot, decisamente raffinato tanto su carta che quando trasferito sullo schermo (il ragno meccanico è una autentica perla di ingegneria videoludica). Questi pachidermi si muovono in fluidità estrema e senza intercedere al rallentamento, nonostante si venga spesso ricoperti di detriti virtuali ed esplosioni di massa.

La meccanica di gioco si avvale del classico manovrare à la Street Fighter II, coi movimenti rotatori del joypad a 180 gradi e i letali cambi di direzione per realizzare l'attacco atomico indotto, quello performabile quando la power meter si riempie. A supporto del dashing viene introdotto un tasto con cui sferrare la mossa standard del lancio del missile o dell'ordigno a detonazione, che in ogni caso non è decisiva ai fini ludici - sottrae trascurabili linee di energia - pur aiutando, in talune situazioni, a districarsi da eventuali morse oppure a creare un diversivo di attacco. Sarà anche possibile azionare i motori a propulsione, installati su tutti i robot, al fine librarsi in aria per alcuni secondi e conquistare una posizione di privilegio tanto in difesa - per sfuggire ad aggressioni dirette - che in controffensiva, in modo da poter tirare la mazzata che frantumi la giuntura del mech a realizzare il completo distacco dell'arto, che cadrà in pezzi al suolo provocando il temporaneo stordimento della vittima. Trattandosi di picchiaduro bidimensionale di tradizione non si riscontrano intuizioni ludiche particolarmente originali, epperò grazie alla sua infrastruttura fracassona Cyberboots si pone su di un livello di interagibilià se vogliamo superiore ai soliti capitoli di Street Fighter Zero o, per SNK, di King Of Fighters. La meccanica appaga in quanto ogni robot dispensa una pletora di attacchi assolutamente peculiare, che finisce per rendere l'esito di ogni scontro tutt'altro che scontato. Non è pressoché mai accaduto che un determinato mecha superasse in potenza l'opponente in modo clamoroso: con una necessaria fase di apprendistato sarà quindi possibile entrare in simbiosi con il proprio robottone ottenendo ottimi risultati, sia che ci si appresti contro la cpu, sia che si combatta contro un amico umano. Il sonoro può contare su di una realizzazione piuttosto raffinata nella qualità squisitamente acustica e, nonostante una certa ripetitività nelle musiche, propone degli effetti azzeccati, metallici, meccanici e detonatori che rendono il tutto paradossalmente credibile. Beat'em up assai ricco questo Cyberbots di Capcom, che rallegrerà folte schiere di estimatori del coin-op.

 

 

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PRO

Ottima solidità bidimensionale

Distruzione massiva

Eccellente mecha design

CONTRO

Non particolarmente innovativo

                     
                         

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