| CYBERBOTS:
FULLMETAL MADNESS Capcom non s'è mai distaccata
troppo dalla sua idea di beat'em up. Da Street Fighter in poi vediamo riproposto
un determinato schema a picchiaduro che non fuoriesce dalle dottrine cui s'erano prostrati
milioni di estimatori già a partire dagli anni Ottanta, quando la frontiera del
picchiaduro era ancora distante dall'espandersi alle masse. Orbene Cyberbots dà
conferma allo stereotipo della Capcom, pur riuscendo a distinguersi dalla dottrina di
genere grazie alla occorsa variazione strutturale. Si concede spazio al dashing,
mossa con cui eseguire una specie di scivolata in avanti o all'indietro per distanziarsi
velocemente rispetto all'opponente. Si tratta di entrare nella cabina di pilotaggio di
robot giganti, alti in media quanto un grattacielo e pronti a distruggere ogni oggetto
animato e inanimato si trovi nelle immediate vicinanze. Pensandoci il fattore
"distruzione" è in stretto rapporto con l'utilizzo della cartuccia di
espansione (da 2 o 4 Mb), che fornisce i fondali di una spettacolosa e dettagliata veste
animata.
Ma anche senza cartuccia la grafica di Cyberbots
può definirsi brillante grazie al notevole dettaglio e alle ottime animazioni dei
mech, largamente riforniti di fotogrammi. A espansione montata si beneficia quindi di
questo sedimento grafico aggiuntivo, assai ricco, che mostrerà sfondi pressoché autonomi
nella loro evoluzione interattiva, laddove ad ogni colpo sferrato dai meccanismi si avrà
la conseguente distruzione, totale o parziale, degli elementi grafici sul fondale. La
valutazione delle estetiche attuata in questa sede terrà pertanto in conto che si
utilizzi il summenzionato pezzo di plastica (comodamente recuperabile sul mercato) che di
fatto completa e rende arcade perfect una conversione attesa, a suo tempo, da
schiere di utenti Saturn. Va precisato che Capcom commercializzò una "limited
edition" di Cyberbots per il solo mercato nipponico, contenente una serie di gadget
dall'imponente valore collezionistico che meglio avvalorano il discorso del design
dei robot, decisamente raffinato tanto su carta che quando trasferito sullo schermo (il
ragno meccanico è una autentica perla di ingegneria videoludica). Questi pachidermi si
muovono in fluidità estrema e senza intercedere al rallentamento, nonostante si venga
spesso ricoperti di detriti virtuali ed esplosioni di massa.
La meccanica di gioco si avvale del classico manovrare à
la Street Fighter II, coi movimenti rotatori del joypad a 180 gradi e i
letali cambi di direzione per realizzare l'attacco atomico indotto, quello performabile
quando la power meter si riempie. A supporto del dashing viene
introdotto un tasto con cui sferrare la mossa standard del lancio del missile o
dell'ordigno a detonazione, che in ogni caso non è decisiva ai fini ludici - sottrae
trascurabili linee di energia - pur aiutando, in talune situazioni, a districarsi da
eventuali morse oppure a creare un diversivo di attacco. Sarà anche possibile azionare i
motori a propulsione, installati su tutti i robot, al fine librarsi in aria per alcuni
secondi e conquistare una posizione di privilegio tanto in difesa - per sfuggire ad
aggressioni dirette - che in controffensiva, in modo da poter tirare la mazzata che
frantumi la giuntura del mech a realizzare il completo distacco dell'arto, che cadrà in
pezzi al suolo provocando il temporaneo stordimento della vittima. Trattandosi di
picchiaduro bidimensionale di tradizione non si riscontrano intuizioni ludiche
particolarmente originali, epperò grazie alla sua infrastruttura fracassona Cyberboots si
pone su di un livello di interagibilià se vogliamo superiore ai soliti capitoli di Street
Fighter Zero o, per SNK, di King Of Fighters. La meccanica appaga in quanto
ogni robot dispensa una pletora di attacchi assolutamente peculiare, che finisce per
rendere l'esito di ogni scontro tutt'altro che scontato. Non è pressoché mai accaduto
che un determinato mecha superasse in potenza l'opponente in modo clamoroso: con una
necessaria fase di apprendistato sarà quindi possibile entrare in simbiosi con il proprio
robottone ottenendo ottimi risultati, sia che ci si appresti contro la cpu, sia che si
combatta contro un amico umano. Il sonoro può contare su di una realizzazione piuttosto
raffinata nella qualità squisitamente acustica e, nonostante una certa ripetitività
nelle musiche, propone degli effetti azzeccati, metallici, meccanici e detonatori che
rendono il tutto paradossalmente credibile. Beat'em up assai ricco questo
Cyberbots di Capcom, che rallegrerà folte schiere di estimatori del coin-op.
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