DARIUS
GAIDEN Eravamo sul terminare
del 1995, un periodo in cui lo shootem up era ancora definibile come forma di
intrattenimento. Il videogioco sarebbe cambiato, e avrebbe modificato le abitudini del
manovratore tipo: mentre lappassionato vecchio stampo continuava a recitare il ruolo
di eroe multigalattico, si insinuava sui mercati la parabola del "giusto", che
avrebbe spazzato via quegli ideali con cui si era cresciuti dai tempi della Taito dei tre
monitor affiancati, quando i display in 16:9 non esistevano ancora. Ma nel Novantacinque
uscivano anche In The Hunt della Irem e Raiden Project di
Seibu, un assembramento di ottimi prodotti tra loro connessi dalla reticenza nipponica
all'abbandono definitivo dello shoot'em up in due dimensioni. Perchè è dal sol
levante che lo sparatutto Taito attingeva per impiantarsi stoico in un microsettore
videoludico che apostolizzava anche all'estero.
Darius Gaiden fu convertito da coin-op omonimo sia per Playstation che per Saturn. Le due versioni sembrano equivalersi, per quanto sul Saturn le operazioni di porting risultassero più agevoli per via del superiore quantitativo di Ram rispetto alla console Sony. Ma il risultato finale vede copie fedeli di Darius Gaiden in entrambi i casi, benché in sede di review si sia presa in esame la versione Saturn. Graficamente parlando siamo su buoni livelli. I fondali, volutamente "acidi", appaiono molto bene animati mentre i nemici raggiungono un dettaglio estremamente elevato, tanto che il loro profilo "marino" risulta a tratti raccapricciante. Da segnalare la presenza di effetti di zooming degli sprites e distorsioni poligonali diffuse, mediamente spettacolari in quel periodo di fissità creativa dello sparatutto, sebbene la parte più notevole dellintero gioco si manifesti sulle vie sperimentali del Team Zuntata, il team eroico dei classici Taito - autore del soundtrack iconico di Ninja Warriors - che di lì a qualche anno avrebbe realizzato le monumentali colonne sonore di Raystorm e Raycrisis. Fortunosamente le tracce musicali sono masterizzate direttamente su CD in formato wave, e ciò significa che si possono ascoltare anche separatamente su di un qualsiasi lettore. Ringraziamo Taito per tanta premura. Darius è Darius. La saga resta uguale a sè stessa malgrado gli anni e nonostante l'abbandono dei display in widescreen, che è una mancanza che si fa sentire se si pensa che gran parte del fascino dello sparatore derivava dalla estensione orizzontale, da un campo visivo che realizzasse la unicità della esperienza. In quattro terzi si beneficia comunque del gameplay molto Darius dei missili direzionali da acquisire e fascio frontale da potenziare raccogliendo le icone di upgrade. Si accettano di buon grado le barriere protettive a più livelli, che se si è bravi diventano decisive nello scontro coi cetacei giganti. Indubbiamente lo schermo si riempie. Lo stile di gioco è classico ma si avverte una interessante velocizzazione della azione di sparo, più ipnotica e intensa nel Gaiden di quanto lo fosse stata in antecedenza; la opera Taito si avvicina in effetti al revival. E il tributo riesce, perlopiù. Se in apparenza le manovre di offesa ripercorrono e omaggiano i primi due Darius non si può dire uguale per il metodo di controllo, che qui appare perfezionato, fluidificato. Possibilmente, l'orgia di nemici che negli anni Ottanta aveva reso quasi invivibile la vita di noi astropiloti antropomorfi diventa quasi affrontabile, quasi digeribile. Vero è che negli stage avanzati si dovrà morire assai, per vivere, ma è stato sempre così da quando esiste la mania dell'affrontare i marziani da soli. Darius Gaiden è piuttosto un episodio di clausura, tradizionale ma idealmente aperto alle nuove frontiere tecnologiche tridimensionali, che per quanto bidimensionali nello scrolling ammodernizzano, finiscono per ammodernizzare le dinamiche vetuste degli antenati. Ma la piramide non si tocca. Ci mancherebbe. Il sistema di accesso per bivi ai livelli superiori è immodificato e consente di innalzare la percentuale di ripercorribilità, visto che il bisogno di esplorare l'esplorabile, di vedere tutto, è sovente più forte della necessità di passare al videogioco successivo. Quantomeno per qualche giorno. Darius Gaiden è molto buono. Le estetiche psichedeliche sono come un pugno in un occhio ma sono anche dariusiane e quindi centrali, essenziali, e il suono cantato e sinuoso è già un gran frammento di storia del videogioco in cui si spara.
|
|
![]() |
![]() |
PRO |
|---|---|
Grafica molto ben realizzata |
|
Colonna sonora strepitosa |
|
Ottima giocabilità |
|
CONTRO |
|
Non troppo innovativo |
|