DAYTONA
USA La conversione di Daytona per
Saturn denuncia limiti tecnici oggettivi. Non che machi di dettaglio nelle autovetture, o
sia carente in velocità, eppure soffre in modo congenito della lacuna tecnica più
diffusa tra i racing games poligonali a trentadue bit: il bad clipping.
La costruzione delle strutture in prossimità avviene in maniera abbastanza vistosa, tanto
che sovente risulta complicato scorgere le macchine che ci precedono; ma nonostante tutto
Daytona resta un grande gioco di guida. Perché? Semplice, perché i suoi limiti sono
un'inezia al cospetto del modello di guida, che (questo sì) viene tradotto su console
privo di compromessi e col supporto del controllo analogico - l'Arcade Racer sembra
fabbricato ad hoc per adattarsi al violento sterzare delle auto Nascar - come
opzione di gioco definitiva. E benché il corsistico sia consumabile anche col joypad
standard è chiaro che il cultore della edizione da sala, che si è probabilmente comprato
il Saturn solo per Daytona, dovrà per necessità accollarsi la spesa extra del volante,
che comunque potrà essere utilizzato coi vari Sega Rally e Outrun.
Daytona USA
è la gara a tre percorsi che nei primi anni Novanta, assieme a Ridge Racer,
realizza un tipo di corsa a rapida suzione riflettente la maturazione del coin-op
poligonale di genere. Il flat shading di Virtua Racing cede il passo a
un texture mapping in alta risoluzione che rasenta il fotorealismo - quantomeno
in sala - e fa dimenticare abbastanza in fretta quel che era stato, giusto qualche anno
prima, il corsistico dei bivi e degli stage colorati, delle ragazze e del vento tra i
capelli. Pure se ancora distante dalla emulazione della realtà - non sarebbe un gioco
della Sega, altrimenti - Daytona USA trasforma il racing di conquista del
prossimo quadro in racing di conquista del giro più veloce; se la necessità di
mantenimento delle traiettorie in curva, il fattore scia, la sgommata in derapage non
classano la opera Sega al rango di simulatore, quantomeno concorrono a risolvere una
fisica dinamica che asserva e dunque limiti le eberrazioni arcade. Niente "via di
mezzo", però. AM2 sa bene quale direzione prendere e non si sogna minimamente di
tediare il giocatore con modelli di guida astrusi e realistici: Daytona USA comincia col
"DAYTONAAAA" dello speaker e si completa con le vibrazioni del posteriore delle
auto, a duecento all'ora, sulla linea del traguardo a sportellare con l'ultimo opponente
rimasto. In modalità "Saturn" è anche possibile affrontare la versione
capovolta dei tracciati, e benché il materiale extra si esaurisce praticamente qui - le
quattro macchine inedite si guidano più o meno allo stesso modo - è chiaro che la opera
di AM2 miri dritta verso il fattore c non curando troppo le dovute aggiunte di
traslazione.
I poligoni
dell'orizzonte compaiono in ritardo: e vabbè. Ma tutto il resto funziona. I tessuti
applicati ai cruscotti dei bolidi sono puliti malgrado la risoluzione adattata e gli
asfalti scorrono fluidamente nonostante il dimezzamento dell'aggiornamento, che passa a
trenta fotogrammi al secondo. Era un adattamento difficile. Sfrecciando però su Dinosaur
Canyon e infilati i primi bivi sottosterzo si presenta esplicito il carico di lavoro
bruciato dai realizzatori, che avranno anche accorciato i tempi di sviluppo ma che anche
rispettano, esaltandoli, gli elementi chiave del gameplay. Daytona USA è la conquista
ossessiva del checkpoint, è quaranta auto da superare in volata, è la curva
stretta da prendere slittando per non perdere la prima posizione agguantata col sangue. E'
una questione di ritmo. Se non si è Danica Patrik - che è veloce pure con la vagina - e
non si realizzano direzioni pulite è pressoché impossibile ottenere piazzamento, ed è
questo primitivo stimolo arcade a rendere il corsista operante (operativo) nel lettore CD
del Saturn, che poi legge gli stessi moduli audio dell'arcade, musiche da ascolto
disinteressato che in ogni caso vengono riproposte così come erano. Finisce subito, il
gioco. Non è che da un titolo AM2 puoi aspettarti settimane di speedway serrato:
usciti vincitori dai tre circuiti si passa al Saturn Mode per restare ancorati allo sterzo
per qualche altro giorno, ma si capisce che il meglio è già alle spalle. Ma però,
trascorso qualche anno, si ha come una urgenza da soddisfare, un bisogno da appagare di
nuovo col volante della Sega e le macchine Nascar del Novantacinque, invecchiate ma ancora
potenti. Lo si abbandona, Daytona USA, ma è sempre lì a portata di mano a imporre la
filosofia di gioco della AM2 e a insegnare l'arte della corsa arcade.
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