DAYTONA USA

dayto-f.jpg (103146 bytes)La conversione di Daytona per Saturn denuncia limiti tecnici oggettivi. Non che machi di dettaglio nelle autovetture, o sia carente in velocità, eppure soffre in modo congenito della lacuna tecnica più diffusa tra i racing games poligonali a trentadue bit: il bad clipping. La costruzione delle strutture in prossimità avviene in maniera abbastanza vistosa, tanto che sovente risulta complicato scorgere le macchine che ci precedono; ma nonostante tutto Daytona resta un grande gioco di guida. Perché? Semplice, perché i suoi limiti sono un'inezia al cospetto del modello di guida, che (questo sì) viene tradotto su console privo di compromessi e col supporto del controllo analogico - l'Arcade Racer sembra fabbricato ad hoc per adattarsi al violento sterzare delle auto Nascar - come opzione di gioco definitiva. E benché il corsistico sia consumabile anche col joypad standard è chiaro che il cultore della edizione da sala, che si è probabilmente comprato il Saturn solo per Daytona, dovrà per necessità accollarsi la spesa extra del volante, che comunque potrà essere utilizzato coi vari Sega Rally e Outrun.

Daytona USA è la gara a tre percorsi che nei primi anni Novanta, assieme a Ridge Racer, realizza un tipo di corsa a rapida suzione riflettente la maturazione del coin-op poligonale di genere. Il flat shading di Virtua Racing cede il passo a un texture mapping in alta risoluzione che rasenta il fotorealismo - quantomeno in sala - e fa dimenticare abbastanza in fretta quel che era stato, giusto qualche anno prima, il corsistico dei bivi e degli stage colorati, delle ragazze e del vento tra i capelli. Pure se ancora distante dalla emulazione della realtà - non sarebbe un gioco della Sega, altrimenti - Daytona USA trasforma il racing di conquista del prossimo quadro in racing di conquista del giro più veloce; se la necessità di mantenimento delle traiettorie in curva, il fattore scia, la sgommata in derapage non classano la opera Sega al rango di simulatore, quantomeno concorrono a risolvere una fisica dinamica che asserva e dunque limiti le eberrazioni arcade. Niente "via di mezzo", però. AM2 sa bene quale direzione prendere e non si sogna minimamente di tediare il giocatore con modelli di guida astrusi e realistici: Daytona USA comincia col "DAYTONAAAA" dello speaker e si completa con le vibrazioni del posteriore delle auto, a duecento all'ora, sulla linea del traguardo a sportellare con l'ultimo opponente rimasto. In modalità "Saturn" è anche possibile affrontare la versione capovolta dei tracciati, e benché il materiale extra si esaurisce praticamente qui - le quattro macchine inedite si guidano più o meno allo stesso modo - è chiaro che la opera di AM2 miri dritta verso il fattore c non curando troppo le dovute aggiunte di traslazione.

I poligoni dell'orizzonte compaiono in ritardo: e vabbè. Ma tutto il resto funziona. I tessuti applicati ai cruscotti dei bolidi sono puliti malgrado la risoluzione adattata e gli asfalti scorrono fluidamente nonostante il dimezzamento dell'aggiornamento, che passa a trenta fotogrammi al secondo. Era un adattamento difficile. Sfrecciando però su Dinosaur Canyon e infilati i primi bivi sottosterzo si presenta esplicito il carico di lavoro bruciato dai realizzatori, che avranno anche accorciato i tempi di sviluppo ma che anche rispettano, esaltandoli, gli elementi chiave del gameplay. Daytona USA è la conquista ossessiva del checkpoint, è quaranta auto da superare in volata, è la curva stretta da prendere slittando per non perdere la prima posizione agguantata col sangue. E' una questione di ritmo. Se non si è Danica Patrik - che è veloce pure con la vagina - e non si realizzano direzioni pulite è pressoché impossibile ottenere piazzamento, ed è questo primitivo stimolo arcade a rendere il corsista operante (operativo) nel lettore CD del Saturn, che poi legge gli stessi moduli audio dell'arcade, musiche da ascolto disinteressato che in ogni caso vengono riproposte così come erano. Finisce subito, il gioco. Non è che da un titolo AM2 puoi aspettarti settimane di speedway serrato: usciti vincitori dai tre circuiti si passa al Saturn Mode per restare ancorati allo sterzo per qualche altro giorno, ma si capisce che il meglio è già alle spalle. Ma però, trascorso qualche anno, si ha come una urgenza da soddisfare, un bisogno da appagare di nuovo col volante della Sega e le macchine Nascar del Novantacinque, invecchiate ma ancora potenti. Lo si abbandona, Daytona USA, ma è sempre lì a portata di mano a imporre la filosofia di gioco della AM2 e a insegnare l'arte della corsa arcade.

 

 

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PRO

Eccellente feeling arcade

Ottima giocabilità

                     

CONTRO

Alcune disfunzioni grafiche

                          
                          

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