DAYTONA USA

dayto-f.jpg (103146 bytes)La conversione di Daytona per Saturn era tecnicamente piuttosto limitata. Non che mancasse di dettaglio nelle autovetture, o fosse carente in velocità, ma soffriva in maniera congenita della lacuna tecnica più diffusa per i racing games poligonali: il bad clipping. La costruzione delle strutture in lontananza avveniva in maniera abbastanza vistosa, tanto che sovente risultava difficile scorgere le macchine che ci precedevano; ma nonostante tutto Daytona è e resta un grande gioco di guida. Perché? Semplice, perché i suoi limiti assurgono a simbolo storico della console Sega, e nella buona e nella cattiva sorte rappresentavano una inezia al cospetto di un grande adattamento. Lo affermiamo con spirito fazioso verso Sega e al suo grandioso apporto filosofico verso i giochi di guida.

La transazione poligonale, attuata da Model 2, fece comunque la sua bella figura se raffrontata alla concorrenza (Ridge Racer), proponendo una fisica dinamica della autovetture molto plausibile e di fatto identica a quella dell’arcade. Certo i 60 fotogrammi al secondo costituivano ancora il tabù per i giochi di guida sui 32 bit, ma la risposta ai comandi, e la stessa animazione delle macchine (sospensioni, testacoda, spettacolosi incidenti) si mantenevano su di un realismo che nessun altro titolo per console o personal computer era in grado riprodurre. Poi il sonoro, con le musiche originali del coin op e il DAAAAITOOONAAA urlato sui titoli di testa, faceva rivivere le sensazioni provate al volante del cabinato, tanto che gli spot pubblicitari Sega (ai tempi del Saturn c’erano anche qui da noi) mostravano sempre, in primo piano, la conversione di Daytona girare in completo full screen. Che poi in Europa avrebbe ostentato le classiche bande nere e cali di frames è un dettaglio trascurabile. Daytona USA restava a ogni modo uno di quei giochi da avere nonostante le imperfezioni di trasposizione, perchè molto avvincente da affrontare negli ambienti chiusi di una cameretta, magari senza il frastuono delle sale giochi.

La conformazione dei tracciati, pedissequamente ripresa dall’originale, mostrava delle strutture di buona qualità e un accurato disegno di bordo pista, da cui scaturivano quantità elevatissime di colori e bellissime sfumature. Le tessiture risultavano discretamente nitide (non paragonabili a quelle di Ridge Racer, ma comunque più variegate) nonostante la bassa risoluzione, con situazioni di pop up ridotte all'osso. Ma la cosa migliore del gioco sta nella giocabilità immensa, in una divertente gara arcade che non si risparmia sul fronte "realismo", il che rende Daytona un gioco di guida oggettivamente completo. Bad Clipping o no, la gratificazione per una corsa vinta sul filo del rasoio, con la macchina in pezzi e le gomme squadrate era fattore da barattarsi con qualsiasi altro titolo corsistico per console. Certo la conversione di Sega Rally era tecnicamente migliore di quest'ultima, ma restiamo dell'avviso che non si potesse fare molto di più, tenendo conto del complesso cabinato da bar (come detto Model 2) che girava in completa alta risoluzione e a 60 fotogrammi per secondo. La tecnologia Saturn avrebbe potuto, a conti fatti, esprimersi su livelli tecnologici più evoluti sulla base di alcune produzioni che seguirono Daytona, ma forse l'hardware allora ancora giovane non consentì una possibile ottimizzazione. Vi rammentiamo che la recente revisione per Dreamcast (Daytona USA 2001) ha comunque sminuito l’importanza del Daytona Saturn, ma ciò non toglie che resti tuttora un titolo importante per il 32 bit Sega, nonché un passo cruciale per il processo di traduzione domestica di un titolo corsistico poligonale.

 

 

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PRO

Eccezionale feeling arcade

Ottima giocabilità

                     

CONTRO

Alcune disfunzioni grafiche

                          
                          

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