ELAN DOREE

elancover1.jpg (22968 bytes)Playstation poteva anche aver vinto la guerra dei mercati, però di stranezze come Elan Doree se le sognava abbastanza, penalizzata come è noto dal fattore porting da ST-V, la scheda arcade multiprocessore che portò al Saturn - che ne era derivazione - una schiera di esclusive di qualità elevatissima. Cotton 2 & Boomerang, Radiant Silvergun, Prikura Daisakusen e Soukyugurentai, per citarne alcuni, avrebbero reso il pensionamento del trentadue bit Sega meno traumatico verso la fine degli anni Novanta, sebbene nessuno di questi giochi avrebbe varcato i confini del Giappone. La sconosciuta Sai-Mate, con Elan Doree, si assicurava quantomeno la fascia di utenza hardcore ancora attenta alle uscite arcade - che erano in diminuzione costante, ma in misura meno drastica in Giappone - e ancora appassionata di beat'em up a incontri malgrado il regredito interesse verso i vari Ryu e Chun-Li bidimensionali dopo gli exploit tridimensionali di Tekken 3. Eppure Elan Doree offre un tipo di combattimento deviante, al di fuori delle convenzioni con tutti i draghi e i poligoni in shading.

Dieci è il numero perfetto. Che poi ne metti trenta e li fai tutti uguali, e non serve. Sai-Mate si concentra su dieci personaggi per infondere in essi uno status di unicità e farli apparire disomologati dai canoni stilistici capcomiani; si tratta di cavalcare creature alate squamose. Si tratta di domare e dominare il drago. Non daremo addosso alla softco nipponica solo per il fatto di avere un po' economizzato sul numero delle mosse, che non potevano esser troppe in virtù dello stile di gioco, diremmo, e anzi ci disporremo benevoli verso questa ipotizzabile modalità in uno contro uno di un Panzer Dragoon arcade mai uscito. Il sistema funziona. Marielle tira di spada su quattro direzioni più una e sferra hit da cinque e più colpi, come gli altri del gruppo invero, e nonostante i due soli tasti di attacco è fattibile conseguire movenze e super di una certa consistenza alternando o combinando questi coi pulsanti deputati al dash e al salto. La inventiva non manca, sicché ogni personaggio possiede facoltà offensive ravvicinate e a distanza capaci di estetizzare il combattimento e quindi portarlo su formazioni più istintive che tecniche. Tuttavia, acquisiti i principi di base dell'intero roster, è palese come i programmatori abbiano provato a rendere distinguibili i metodi di offesa, che alla prova sul campo risultano sorprendentemente originali pure all'interno del cliché otaku-wapanese cui Sai-Mate si attiene per ingraziarsi i cosplayer. Elan Doree è comunque un videogioco di genere con la predilezione alla anomalia.

Ad esempio il nemico può essere disarcionato. E non solo: una volta al suolo è possibile infierirvi - ma bisogna agire rapidamente - lanciandogli contro un fascio magico preposto. Ora, le super mosse vanno razionate. Non esiste che si stia lì fermi a lanciare diavolerie nella attesa che l'opponente soccomba, visto che vi è una barra SP che tosto si svuota a ogni super sferrata, e che all'inverso si riempie - fino a tre volte - durante la malmenanza ordinaria. Un titolo più che discreto, questo di Sai-Mate, che nel single player può diventare ripetitivo, esaurita la curiosità di provare tutti i personaggi, ma che nel versus ha un suo perché nel frullatore arcade fantasy di mosse risolutive e risoluti eroi. Si poteva far meglio nel compartimento opzioni. Si ha arcade, versus e survival - non vi è dunque uno story mode - che guai non ci fossero stati, e dal menu interno è giusto possibile selezionare la versione arrangiata del soundtrack. Molto valida la estetica. Il cuore ST-V del Saturn muove creature rivestite di textures assai nitide e assai rifinite, anima blocchi poligonali a più di trenta fotogrammi al secondo in disinvoltura, produce effetti di trasparenza raramente visti pure nei titoli di alta consistenza e di griff Sega - vedi Virtual On, vedi Virtua Fighter 2, vedi Burning Rangers - realizza uno zooming che neanche SNK dei tempi migliori, visualizza uno sfondo in bidimensione statico e però sistemato in prospettiva per non creare quello sgradevole effetto di estraneità al piano di gioco principale. Le musiche, di estrazione avventurosa, accompagnano coerenti le grafiche luminescenti e si ascoltano volentieri, incalzanti e ricche di apici fantasiosi à la Lodoss War, per dare l'idea. I remix sono anche meglio dei brani originali e buoni, molto buoni i campionamenti, le voci che danno anima ai guerrieri volanti. Elan Doree va riscoperto e divulgato come materiale di studio della nuova archeologia elettronica.

 

 

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PRO

Estetiche di un certo impatto

Discreto gameplay

Piuttosto innovativo

CONTRO

Ripetitivo nel single player

                   
                      

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