GUARDIAN
HEROES Ci si chiede ancora quale sia il
genere di riferimento. Potremmo essere sulla contaminazione del gioco di ruolo classico
con intromissioni del beat'em up a scorrimento. Oppure sul picchiaduro classico
che attinge all'universo degli RPG per forzatura narrativa. Unica certezza un gameplay
stratificato, in puro stile Treasure, per conferire al titolo una innata,
straordinaria originalità. Percorsi multipli, azioni multiple, personaggi
moltiplicati. Nulla è inteso nella consuetudine videoludica: il design pazzesco,
il sistema di controllo eccentrico, un multiplayer per sei giocatori simultanei
in cui regna una confusione maledettamente intrigante....ma riordiniamo le idee.
Iniazialmente potremo scegliere tra quattro personaggi dalle vaghe fattezze
medievaleggianti. Nello specifico vi è Han, il cavaliere senza macchia.
Poi Randy, un mago alle prime armi un po' imbranato. E ancora Ginjuro,
l'immancabile ninja e Nicole, sorridente donzella il cui fine è quello
di dispensare amore e fratellanza. Una volta completato il gioco la cpu rilascerà un
nuovo combattente, Serena, che andrà a integrare la compagnia di default
portando a cinque il numero finale.
Guardian Heroes è una opera
impressionante. Eretto su di una precisa dottrina mazzuolatrice, si dirama
diametralmente offrendo un controllo istintivo del personaggio e al contempo una
panoramica esaustiva sulle vicende. Perché se, materialmente, potremo spostarci entro un
piano di gioco multiplo (tramite L ed R ci si potrà muovere all'interno del background
su tre stadi di profondità), per struttura ci sarà data possibilità di affrontare
il gioco su percorsi sempre differenti. Ciò comporterà importanti modificazioni sul gameplay,
ad ogni partita, con ben cinque finali uno diverso dall'altro di importanza seminale per
la comprensione della storia. Dovremo picchiare per gran parte del gioco, è indubbio, ma
in un modo del tutto difforme da ciò che si intende per picchiaduro, in quanto la azione
si svolgerà in un susseguirsi di colpi di scena, con la latente possibilità di sferrare
attacchi magici gradualmente potenziabili. Importanti allo stesso modo i punti esperienza
per ogni personaggio che influiranno, a lungo termine, sulla loro abilità di giostranti
nonchè sulla capacità di "guidare" il super guerriero (Undead). Ecco un altro
elemento cruciale: oltre alla consuetudine di dover performare le nostre mosse (tramite
tre pulsanti, più un quarto adibito alle magie) potremo usufruire dell'aiuto di un
gigantesco eroe corazzato, e starà a noi indirizzarlo adeguatamente verso il nemico. Street
Fighter incontra Streets Of Rage, che si scontra con Castlevania:
Simon's Quest che trova la pace in un multiplayer terrificante.
E così, muniti di attattatore, un gioco che
sarebbe stato eccellente anche in singolo diviene leggendario. Sei esseri umani (dico sei)
potranno darsele di santa ragione formando delle squadre di bizzarri eroi e attenzione,
perchè potremo scegliere tra 50 (cinquanta) personaggi. Praticamente
l'esperienza in multiplayer definitiva. Ma tutto questo diverrebbe nulla senza una grafica
adeguata al blasone della Treasure. Così i ragazzacci che idearono Castlevania impongono
una estetica assolutamente straordinaria, con zooming completo nelle inquadrature
e character design supremo. Lo stile manga è comunque bizzarro e non omologato
agli stereotipi del fumetto giapponese. Il tratto somatico risulta quantomeno strano,
quasi alterato e definitivamente iperrealistico. La tecnica grafica realizza un parallasse
eccellente, degli sfondi molto dettagliati, una colorazione sfumata che magnifica
l'atmosfera generale. Scotto da pagare per cotanta grazia stilistica un certo pixellamento
degli sprites, che per assecondare le violente zoomate perdono qualcosa dal punto di vista
del dettaglio. Nulla di grave davvero, perchè il motore bidimensionale non mostrerà
alcun calo di frame rate nel susseguirsi del materiale animato. Il sonoro,
ovviamente, mette ulteriormente in luce la arte Treasure: se gli effetti si manterranno
nella media del genere, le musiche si apriranno in magistrali orchestre e reminiscenze a
otto bit. Queste ultime sono la usuale stoccata di classe dei musicisti della Treasure a
trentadue bit, i quali mirano ad accrescere il nonsense di talune situazioni e a
ritornare ai fasti del Megadrive. E quindi, giunti ai saluti finali, vi consigliamo
spassionatamente questo grande videogioco per doti ludiche superiori alla media e
originalità strutturale comune a poche altre produzioni.
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